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Aggiornato al 16/12/2017

Giovanni Battista Galizzi (Bergamo, 1882-1963) - I capponi di Renzo

 

I polli di Renzo e la bandiera della democrazia

di Peppino Perrotta

 

La campagna elettorale, che vive in un perenne dormiveglia alimentato da assurdi continui sondaggi, sta entrando, con l’avvicinarsi del voto, nella fase acuta.

La televisione negli intervalli fra le pubblicità, ci propina ricorrenti scontri fra contendenti a colpi di insulti e di balle, ma poco o nulla ci dice dove va il mondo nel quale stiamo vivendo; ci costringe cosi a raccontarcelo da soli.

I padroni del mondo, o di una buona parte di esso sono alcuni potentati: quello delle armi, della sanità, del petrolio, dell’agricoltura, della finanza e della rete. Forse ne dimentico qualcuno ma bastano questi a far paura. Si tratta di organismi tentacolari, articolati al loro interno, in un rapporto fra loro che ricorda quello delle cosche mafiose che si spartiscono il territorio: un confronto rispettoso finché conviene che sia così.

I produttori di armi fomentano i conflitti, i padroni delle sementi sottomettono gli agricoltori, le industrie sanitarie impongono prezzi esosi per i farmaci, i padroni del petrolio combattono le altre fonti di energia, quelli della rete tirano a saper sempre di più di tutti noi per condizionarci.

Uniti, hanno spinto per la globalizzazione per manovrare meglio nei mercati e per togliere potere ai governi nazionali. Ora, eccezion fatta per la Cina, li hanno più o meno sotto controllo; più o meno vuol dire che i governi dei paesi più forti hanno conservato per ora qualche autonomia politica mentre gli altri non possono andare oltre la gestione del parco buoi sul quale guadagnano i veri padroni.

Questo è il mare nel quale galleggia l’Italia nell’impossibilità non solo di pensare ad una strategia per il futuro ma anche di gestire le urgenze di oggi, come per esempio il degrado del territorio ed il fatto di essere in prima linea rispetto alla marea di gente che scappa dall’Africa.

I sedicenti candidati premier, vedendo le cose un po’ più dall’alto, visti mentre si beccano per la gioia dei giornalisti che su queste liti ci campano, somigliano sempre più ai polli di Renzo.

Verrebbe voglia, tanto piccolo è il potere che si litigano, di seguire l’esempio di quella metà degli italiani che non va a votare. Io però ci andrò, se pur con l’animo di un paesano che va votare per il sindaco del proprio borgo sapendo che al massimo potrà migliorare la raccolta della spazzatura o controllare che il medico di base rispetti gli orari di apertura dell’ambulatorio; ci andrò perché si va perdendo il senso della democrazia della quale va tenuta alta la bandiera, se pur perdente.

Ci si può presentare da sindaco giocando sulla propria faccia tosta ribattezzata carisma, per raccogliere i voti necessari ad essere eletto e circondarsi di una giunta di fedeli portaborse, devoti perché hanno di più di quello che valgono, ma ci si può presentare anche come esponente più in vista, pro tempore, di un gruppo eletto democraticamente da tutti i burini del paese.

E’ per quello, se si presenterà, che voterò.

 

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Inserito il:29/11/2017 16:01:46
Ultimo aggiornamento:29/11/2017 16:07:07
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