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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Reiner Poser (Kahla,Turingia, D, 1950 - Berlino) - Caughted in A Lie

Dato l’avvicinarsi di scadenze elettorali confermiamo che Nel Futuro pubblica nella sezione Politica le opinioni espresse dai diversi Autori senza ovviamente alcuna forma di censura, ribadendo peraltro, come in passato, che queste non necessariamente significano accordo da parte della Redazione di Nel Futuro.

 

Il futuro dei figli di Grillo: autopsia di un movimento

di Peppino Perrotta

 

La recente presa di distanza di Grillo dal Movimento ha fatto, a mio avviso, luce su quanto di nebuloso c’era nel sancta sanctorum di questo fenomeno, e mi ha spinto ad analizzare gli elementi chiave della sua nascita, della sua evoluzione e della sua probabile fine.

Mi fa piacere proporre queste riflessioni all’attenzione e alla critica di chi, tra i frequentatori del blog, è attento alla politica.

Il movimento, come si sa, è nato dall’incontro di due personalità singolari, Casaleggio padre e Grillo. Il primo, come mi confermano amici che lo hanno conosciuto bene, era un visionario nel senso buono del termine. Aveva maturato la convinzione che la democrazia rappresentativa fosse in crisi perché si era trasformata in casta autoreferenziale e riteneva che attraverso la rete la tecnologia potesse consentire la partecipazione diretta di ogni cittadino alla soluzione dei problemi della cosa pubblica; visionario nel senso buono perché non era né pazzo né in malafede, ma sempre un utopista, perché nel mondo in cui siamo e in cui probabilmente saremo ancora per secoli questa è solo un’utopia.

Grillo è un saltimbanco con la esse maiuscola, geniale nelle sue invenzioni. Un personaggio che vive degli applausi che il suo modo di comunicare e scoprire gli riserva. L’incontro con Casaleggio gli ha dato l’idea di mettere tra i suoi numeri, fino a farne la sua cifra, l’idea della democrazia diretta.

Presto i due si sono accorti che questo numero di varietà riempiva le piazze oltre ogni previsione, perché aveva incrociato un disagio larghissimamente diffuso tra i giovani. L’utopista e il comico si sono trovati così in mano un giocattolo inatteso, un po’ come l’apprendista stregone. Hanno allora accarezzato l’idea di fare sul serio ed hanno cercato di mettere a punto delle regole, spesso strampalate, per tenere insieme questa massa di teste disomogenee.

L’utopista però è morto, lasciando una imbarazzante eredità al figlio, che era impegnato più che altro a tenere in piedi tecnicamente la piattaforma informatica di riferimento. Il giovane Casaleggio non è un utopista come il padre né sembra strutturato per prendere in mano la bandiera della rivoluzione.

Per diventare un leader bisogna avere dentro un gusto abnorme per il potere insieme alla capacità di sacrificare ad esso ogni altro aspetto della vita. Queste caratteristiche non ce l’hanno né lui né Grillo. Travolti dai meccanismi temporali della politica, in vista delle elezioni, hanno capito che era necessario mettere la faccia sul cumulo di frescacce che bisognava raccontare. Tentando di non metterci la propria, hanno scelto tra i possibili pupazzi quello che garantiva più degli altri una corretta ripetizione del disco che gli si affidava. Per quanto riguarda la strategia, avevano deciso di navigare a vista.

Che è successo qualche giorno fa? Che Grillo ha riflettuto che il gioco si faceva troppo pesante per il suo futuro, ha valutato che non avrebbe potuto esimersi alla fine dal venir fuori e avrebbe dovuto ingaggiare una battaglia politica per la quale ci voleva lo spirito di sacrificio, la determinazione e il pelo sullo stomaco di un Craxi, di un Andreotti, di una Merkel, di un Renzi, per indicare solo qualcuno dei tanti impegnati per il potere 24 ore su 24. Ha pensato allora saggiamente di prendere subito le distanze da quel Frankenstein che aveva creato, sempre per gioco, e ne è uscito con una piroetta, un altro blog sulle idee sul futuro e sul paparapà.

E Casaleggio figlio, poveretto? Si può mettere lui in testa il cappello di Napoleone? È assai improbabile, sia per il carattere sia perché sembra che anche lui preferisca vivere. Di Maio resterà solo, impantanato nelle assurdità che ha dovuto dire, e spero per lui che non creda davvero di essere diventato un leader perché si risveglierebbe presto come il carbonaro del marchese del Grillo.

E tutti i parlamentari che la rivolta pubblica contro la casta avrà eletto, vecchia guardia, infiltrati, idealisti, portaborse, avventurieri, riciclati che faranno? Non andranno certo dietro al condottiero ove mai questo decidesse di prendere in mano qualsiasi bandiera, ma saranno tanti e sono un bel boccone. È assai probabile che si sbricioleranno in molti rivoli, che finiranno con sfumature diverse parte nell’opposizione della sinistra nostalgica, parte in quella della destra populista e in parte, forse la maggiore, nel renzusconi.

 

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Inserito il:27/01/2018 10:40:37
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:56:07
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