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Aggiornato al 18/06/2018

John Singer Sargent (Firenze,1856 – Londra,1925) - Bambini napoletani al bagno (1879)

 

In mano a "e criature"

di Peppino Perrotta

 

Il futuro non esiste perché deve ancora venir fuori, talvolta imprevedibilmente, da una miriade di bivi nei quali si incrociano molteplici volontà, istinti ed anche fenomeni naturali; insomma c’entra parecchio il caso. Se questo è vero non ce la possiamo prendere con nessuno se dal primo di giugno il ministro dell’interno della Repubblica Italiana si chiama Matteo Salvini, la cui prima dichiarazione ufficiale è stata che è finita la pacchia per gli immigrati irregolari.

Mattarella è una bravissima persona, nato per fare il notaio. Il notaio è, per definizione, il custode delle procedure; deve fare le visure, accertarsi della identità delle persone che gli compaiono davanti, verificare con pignoleria che non si infranga la legge. Non deve fare altro al punto che se durante una compravendita i due contraenti hanno ancora da discutere sul prezzo o su quant’altro, li fa accomodare in anticamera o lascia loro temporaneamente lo studio perché vuole sottolineare che la cosa non lo riguarda. Nella sostanza il notaio è la burocrazia fatta persona.

Peccato che la presidenza della repubblica sia a tutti gli effetti un organo politico oltre che burocratico. Viene il sospetto che proprio per queste sue caratteristiche Mattarella sia stato scelto da Renzi che nella sua bulimia di potere e certo di poter comandare in Italia per tutto il settennato, non voleva avere a che fare con un altro Cossiga o con un altro Napolitano.

Ormai è andata così. Giunto a quel bivio, il futuro, spinto da quel furbissimo quanto antipatico e dannoso bullo toscano ha preso quella via.

Immaginiamo ora cosa sarebbe potuto succedere se nell’incontro fra la volontà di Renzi e quella di Berlusconi fosse prevalsa quest’ultima ed alla prima carica dello stato fosse stato eletto qualcuno, magari meno cristallino di Mattarella, ma politico di razza. Per esempio Amato.

Di fronte all’imprevedibile e sconvolgente risultato elettorale, il politico avrebbe capito quanto fosse necessario congelare la situazione con un governo tampone che arrivasse possibilmente fino alle europee, per consentire la ricostruzione di una opposizione al populismo.

C’era il modo di farlo: un incarico a Salvini come capo della coalizione vincente, la registrazione del suo fallimento, un altro a Di Maio come capo del partito più votato, la costatazione del secondo flop. Messi a cuccia i populisti, un governo del presidente con prospettiva di elezioni a ottobre. Nessuno avrebbe potuto obiettare più di tanto. Sarebbe poi stato facile far diventare ottobre gennaio o marzo per via della storia dell’iva, della legge di bilancio o chi sa di cos’altro. Era dovere politico del presidente della repubblica di evitare che i due populismi si saldassero. Il tutto si faceva al massimo in quindici giorni.

Il presidente notaio è invece stato attento per sua natura alla punteggiatura, tirando avanti il balletto per tre mesi e consentendo ai due apprendisti stregoni, che il quattro marzo nemmeno ci pensavano, ad annusarsi e scoprire di poter essere, almeno temporaneamente, assai utili l’uno all’altro.

Ritengo che si andrà comunque alle elezioni politiche fra meno di un anno, ma noi, anzi Mattarella, ha dato agio a Salvini, che studia per fare il piccolo Putin Italiano, di fare la sua continua campagna elettorale col grande megafono del ministero degli interni, prendendosela fra l’altro con i più deboli e disgraziati.

Qualcuno sostiene che l’affidamento della cosa pubblica a chi ha vinto le elezioni richiami un vecchio e folcloristico adagio napoletano che sanziona l’affidamento dell’organo genitale femminile “ a e criature “ cioè ai bambini. Ad evitare che mi si accusi di vilipendio al capo dello stato evito di richiamare per lui lo stesso adagio.

 

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Inserito il:04/06/2018 19:11:19
Ultimo aggiornamento:05/06/2018 00:46:16
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