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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

MK Anisko (Czetochowa, Polonia, 1980 - ) - American Dollar (2016)

 

In nome del dollaro sovrano

di Peppino Perrotta

 

Gli strateghi da salotto, cioè coloro che si spendono a discutere di questioni più grandi di loro senza troppa cognizione di causa, non sono apprezzabili e lasciano spesso il tempo che trovano. Pagando lo scotto di entrare a far parte di questa così poco simpatica categoria, mi azzardo a fare alcune considerazioni di geopolitica, ed in particolare su quale potrebbe essere il do ut des fra l’America di Trump e la Russia di Putin.

Trump sta lasciando, quasi inspiegabilmente, ai russi largo spazio in Medio Oriente e sta togliendo l’ombrello americano all’Europa, premessa per consentire loro di rimettere le mani su paesi una volta inglobati nell’URSS. L’uomo della strada non si spiega tanta generosità e fantastica sui motivi, passando dall’immaginare inciuci mega miliardari fra i due leader, all’ipotizzare un futuro blocco russo-americano in funzione anticinese. Forse la ragione di tanta generosità non è poi così cervellotica e va ricercata nei biglietti di banca.

Quando gli americani, più o meno cinquant’anni fa, decisero di svincolare il dollaro dall’oro, imposero al mondo la loro moneta trasformando la stamperia della banca centrale in una miniera inesauribile perché il dollaro diventò quello che era prima il metallo giallo, il riferimento obbligatorio delle altre monete. Tutti i paesi del mondo, per commerciare, sono stati obbligati a passare per il biglietto verde che la banca centrale degli Stati Uniti poteva, come ancora oggi fa, stampare a piacimento.

Questa egemonia, non da poco, è finita più o meno vent’anni fa, quando l’Europa, partita per unirsi politicamente, ha deviato verso l’unione monetaria, ed è nato l’euro. Da allora le banche centrali in grado di trasformare a piacimento la carta in ricchezza sono diventate due. Gli americani, legati all’Europa dall’atlantismo, hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Una bella mossa dei paesi dell’eurozona, Germania in testa.

Oggi è cambiato lo scenario. Forse le ragioni dell’ “America First“ non sono così strampalate e risiedono, non marginalmente, nel desiderio di riprendersi l’egemonia monetaria nel mondo. Può essere che la contropartita richiesta ai russi sia semplicemente quella di dare una robusta mano a far saltare l’euro. E’ probabile che nel lungo periodo gli americani si pentiranno di aver cancellato, oltre l’euro, il vecchio alleato europeo, ma nel breve-medio termine, che è l’orizzonte di Trump, l’egemonia del dollaro pare valga di più di un pezzo di medio oriente e degli stati baltici.

 

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Inserito il:16/10/2018 12:32:23
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:40:29
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