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Aggiornato al 18/11/2018

John Constable (East Bergholt, 1776 – London, 1837) – Cloud Study

 

La Nuvola (per la mostra dell’editoria minore)

di Peppino Perrotta

 

La mostra dell’editoria minore si è aperta a Roma non come gli altri anni al palazzo dei congressi ma, sempre all’EUR, nell’enorme edificio che ospita la nuvola, il capolavoro architettonico dell’architetto Fuksas.

Che per l’occasione è stato aperto, dopo anni e anni di polemiche, al pubblico.

Ci sono andato non per i libri, perché gran parte dei piccoli editori che espongono altro non sono che tipografi mascherati che campano della vanagloria di tanti aspiranti scrittori: stampano qualsiasi cosa a patto che l’autore ritiri, a prezzo di copertina, un numero sufficiente di copie che ripaghi costi e margine. Malgrado le promesse, dopo qualche presa in giro, non distribuiscono perché la distribuzione è un oligopolio in mano ai pochi editori veri.

Ci sono andato quindi per vedere la nuvola, sperando di trovare nel degrado della città un elemento di creatività, ed uscendone sconcertato.

Il parallelepipedo nel quale essa è racchiusa è altissimo, larghissimo e lunghissimo, contornato da transenne posticce che si affiancano sperando che prima o poi si apra un varco per accedervi. Una enorme gabbia di ferro, così fitta da non lasciar intravedere quasi quel che racchiude all’interno. Dentro gli spazi sono enormi; la nuvola non si vede e per trovarla bisogna seguire l’indicazione degli addetti che grazie a dio abbondano. Si arriva ad un sistema di scale mobili a due stadi, maestose per lunghezza della rampa e per larghezza dello scalino. Porterebbero su una fiumana se il custode non regolasse l’ingresso per non caricarle troppo; si ha paura che non reggano. Si arriva finalmente in un ambiente da fantascienza; si cammina su pedane contornate da ogni lato da pannelli irregolari di un materiale chiaro ed opaco di cui non si capisce la natura. Si arriva alle porte di una sala congressi che, come il cartello dice può contenere milleduecento persone. Peccato che non sia visitabile.

Per fortuna c’è un giovane preparato, con tanto di segno distintivo dell’organizzazione, che è li proprio per spiegare come stanno le cose.

La gabbia che contorna la nuvola è quella che è stata messa in piedi per ospitare i macchinari del cantiere all’epoca della costruzione; per questo è cosi brutta, perché si sarebbe dovuto demolirla. E’ successo però, dice sempre l’addetto, che si sono avuti dei dubbi sulla capacità di questo materiale di resistere alle intemperie e si è deciso di lasciarla in attesa di sostituirla con qualcosa di più idoneo, meno invasivo, che lasci vedere la nuvola dall’esterno.

L’indignazione alla fine di questa scappata all’EUR non è tanto per veder rispecchiare dalle acque del laghetto i ruderi fatiscenti e abbandonati da anni delle grandi torri che hanno ospitato non ricordo quali ministeri, o per la mancanza di parcheggi o delle strutture alberghiere che dovrebbero sostenere questa attività congressuale sulla nuvola, né per il costo spropositato di questa opera ma per l’empia ridicolaggine del processo decisionale che l’ha generata.

Proviamo ad immaginarlo. Un architetto di fama ha una idea forte: fare un centro congressi non dentro un edificio tradizionale, avveniristico e strampalato che sia come avviene da più parti, ma su una nuvola, grande e biancastra come sono le nuvole vere. Qualcosa che fra gli edifici più o meno tradizionali sembri sospesa in cielo e legata alla terra solo dalle strutture necessarie per salire e scendere. Tanto di cappello per la genialità dell’idea. Costerà cara ma l’amministrazione capitolina è pronta a metterci i soldi; non si fanno le case popolari, pazienza, ma come ci insegnano i grandi paesi come la Francia e l’Inghilterra cose come queste è bene farle. Ci sta anche questo. Ma l’architetto strapagato non poteva valutare prima se quel materiale era idoneo, e, soprattutto i tecnici del comune non potevano farlo loro prima di imbarcarsi nell’opera?

Leggendo su internet la polemica che si è trascinata al riguardo, i difensori del progetto dicono che la copertura era prevista dall’inizio. Ma allora che idea del piffero sarebbe stata quella di fare un centro congressi in una nuvola che non si percepisce come tale né da fuori né da dentro, e che senso ha una nuvola dentro un edificio? Certo è una cosa strana, si è scelta una nuvola cosi come si poteva costruire dentro quello scatolone un gran carro armato.

Roma è abbandonata a se stessa, mal illuminata e sporca. La Raggi non ha la minima idea da dove cominciare, Alemanno che l’ha preceduta aveva dimestichezza più con la malavita che con i problemi della città, ma che dire di chi prima di loro è stato il padrino di questo sarchiapone?

 

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Inserito il:12/12/2017 09:54:55
Ultimo aggiornamento:12/12/2017 10:02:31
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