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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

La luce in fondo al tunnel

di Peppino Perrotta

 

Ultimamente mi si è fatto chiaro, pur nella nebbia nella quale si muove il mondo politico italiano, un pericolo reale ed immanente: Salvini, che ha saputo giocare d’anticipo, ha preso per il verso giusto l’approccio ai social media ed ha imboccato la strada che può portarlo, (nell’arco di mesi e non di anni) a diventare il padrone del paese. Ho provato a sensibilizzare su questo drammatico problema le pochissime persone del mondo politico che conosco e che non sono del tutto fuori gioco o addirittura passate a miglior vita. Ho constatato che chi è ancora sulla breccia, dopo essersi congratulato con un amico quasi ottantaquattrenne per la sua permanenza, malgrado tutto, in vita, non vuole perdere altro tempo con lui. E’ umano; probabilmente ho fatto a suo tempo anche io lo stesso. Non mi rimaneva che affidarmi, come ho fatto, al nostro beneamato blog, che oltre ai tanti giovani valenti scrittori che discettano sui temi del nuovo, accoglie in una specie di privèe, (che ricorda, absit iniuria verbis, Villa Arzilla) persone che ben ricordano ancora il rumore delle bombe della seconda guerra mondiale.

E’ stato autorevolmente affermato che il nostro blog può contare su, malcontati, cinquecento accessi quotidiani. Mi sono chiesto quanti si soffermano a leggere qualcosa, quanti si indirizzano sulla politica e quanti di essi leggono quel che scrivo. Sono arrivato alla conclusione che i miei followers si contano sulle dita delle mani e ho deciso, seguendo un mio intuito statistico, che sono sette.

Nel blog ci si manifesta con degli articoli, attraverso i quali mi sono rivolto a questi sette amici, cercando di spostare l’attenzione dalla recriminazione del passato e dal disegno della futura possibile città del sole (o peggio dal confuso cocktail di questi due grandi temi) al pericolo immanente, con l’intento di discutere insieme quali possano essere le azioni possibili per contrarlo, al fine di suggerirle a chi ha ancora l’età per combattere.

Dei sette lettori se ne sono palesati tre; tre autori autorevoli, competenti assai più di me sui temi del sociale, ma, ahimè, refrattari a seguirmi su questa strada. Non è il caso qui di indagare il perché non sono stato capace di coinvolgerli.

Tutto questo per dire che della luce che ho visto in fondo al tunnel voglio parlarne con cinque persone: i quattro ignoti e quello dei miei tre amici coautori del quale, in funzione del suo passato, non posso e non voglio mettere in dubbio il sincero attaccamento alla costituzione repubblicana. Per parlar loro mi viene naturale raccontare gli stati d’animo che ho vissuto nell’arco di ventiquattrore nella giornata di ieri.

Come potete immaginare avevo il morale a terra perché uno dei democratici che avevo cercato di coinvolgere nell’analisi del problema in questione aveva sostenuto di non aver registrato alcun fatto che possa far pensare che Salvini stia tentando di smantellare lo stato basato sull’equilibrio dei poteri, e mi aveva pregato (cosa che ho fatto) di evidenziarli, questi fatti; mi aveva chiesto insomma di spiegargli bene perché l’acqua è bagnata. Un altro alla fine di un discorso, difficile da seguire, era arrivato alla conclusione che il vero pericolo è che il partito democratico si fondi con le cinque stelle per istaurare una dittatura bolscevica. Al di là di ogni altra considerazione non pare che si sia accorto che queste due entità politiche, in corso di disgregazione (per dar luogo chi sa come, chi sa quando e chissà a che cosa) sono alla data incapaci di pensare a qualsivoglia disegno politico. Cosi, spaventato da questa congiura marxista, ha sostenuto che il minore dei mali è quello di affidarsi, per quanto esecrabile ed esecrato, a Salvini.

Ero, per questi motivi, ieri mattina depresso, quando un amico mi ha segnalato che nell’inserto del venerdì di Repubblica c’era un articolo che richiamava appieno il tema al quale sto correndo dietro. Non è vero, mi ha detto che il quarto potere sia poi così sordo, come tu dici, rispetto a questo pericolo. Sono corso a comprare il giornale ed in effetti a pagina quarantanove dell’inserto Edoardo Novelli si è preso la briga, con la sua competenza giornalistica, di indagare, per un mese intero sul rapporto di Salvini con i social media. Qualcuno che è sul campo, mi son detto, comincia ad approfondire come, quanto e perché l’uomo sia cosi pericoloso. Non sto qui a specificare quel che di drammatico è venuto fuori; cose che avevo intuito e che hanno un bollo professionale. I miei amici sono senz’altro in grado di accedere direttamente alla fonte.

Nel pomeriggio un’altra più importante e più bella notizia: un altro amico mi segnala che Mentana ha fondato un nuovo giornale on line “Open“. Vado su internet e mi si allarga il cuore. Il progetto, frutto a quanto risulta di un lungo lavoro di riflessione e preparazione, accompagnato dal bollo qualità che gli fornisce l’alta professionalità del promotore, ha tutte le caratteristiche per veder materializzato quel che io auspicavo parlando della necessità che il quarto potere uscisse dal salotto buono e si confrontasse, corazzato con l’intelligenza dell’illuminismo, con l’arroganza medievale, proprio sul terreno da questa preferito. Non sto anche qui a descrivervi quel che si trova su internet.

L’importanza dell’iniziativa appare chiara non solo per la messa in campo di tanti profili giovani all’attacco di quel popolo che si fa informare politicamente solo dal proprio Iphone, ma per il fuoco incrociato che fa su di essa il giornalismo lecchino.

E’ un’operazione quella nella quale si è infilato Mentana meritoria quanto difficile. Per far presa su quel bacino elettorale non può non usare il linguaggio di slogan e di immagini, l’unico che i social media consentono. Per non somigliare a Salvini deve perseguire contemporaneamente due obiettivi: uno di breve periodo che è quello di fermarlo elettoralmente usando anche lo sgambetto (giustificato dalla nobiltà della causa), l’altro di più ampio respiro e più nobile. Si tratta di risvegliare la cultura politica di un popolo addormentato da decenni di berlusconismo e di postberlusconismo. E’ un po’ la situazione nella quale si trovarono la D.C ed il P.C.I nell’immediato dopoguerra nei confronti di una opinione pubblica narcotizzata da vent’anni di Minculpop .

Mentana ha compiuto una importante operazione politica, sotto una copertura giornalistica che non rinnegherà mai; una mossa del cavallo che ha saltato tutti i cortigiani di Bisanzio di una sinistra inconcludente. Auguriamo che egli riesca a sgonfiare Salvini prima che questi abbia la forza di abbattere gli organismi di salvaguardia dello stato che oggi sta punzecchiando. Ha buone chances perché le mutazioni nel mondo dei social media si susseguono in tempi sempre più brevi.

Insomma ieri sera sono andato a letto molto più contento di quanto non fossi appena svegliato. Quando però è finito l’effetto del sonnifero mi sono posto una domanda: ma se pure con questo e con altri apporti fattivi si riesce ad uscire dal tunnel, cioè a far sgonfiare per tempo Salvini, con quale realtà ci si dovrà confrontare? Le variabile interne e internazionali sono cosi tante da formare un ginepraio nel quale è inutile infilarsi a far previsioni. Speriamo che il diavolo non sarà cosi brutto come si presenta. Comunque sia, auguri a Mentana che sta lavorando per farcelo affrontare democraticamente e non da sudditi.

 

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Inserito il:23/12/2018 11:40:23
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:27:10
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