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Aggiornato al 17/12/2018

Hugo Lehmann (France, 1871 - Germany,1941) - Monumental oil painting of Adolf Hitler

 

Riflessioni sul decreto sicurezza

di Peppino Perrotta

 

Cominciamo col riflettere su quanto sia furbo attento e tempestivo Salvini per renderci ancora una volta conto con chi abbiamo a che fare. Ce ne dà l’occasione il suo comportamento l’altra sera a “ Di Martedì”. Quando si è seduto, prima ancora che iniziasse il suo colloquio con Floris, ha detto più o meno così : “stasera sono felice perché sono riuscito finalmente a radere al suolo le case dei Casamonica”.

Se pensate che lo abbia detto per convincere l’audience che era all’ascolto di essere stato lui il regista dell’operazione, vi sbagliate; sapeva benissimo che la gran parte di quelli che lo stavano guardando lo considerano e lo considereranno sempre un cacciaballe. Lo ha detto perché postando questo spezzone della intervista (e non il contraddittorio che ne è seguito) sul suo profilo questo messaggio arriverà all’istante ad una decina di milioni di persone cioè ai suoi tre milioni di followers e al ristretto entourage di quelli che ciascuno di loro influenza. Gran parte di essi hanno visto in televisione lo svolgersi dell’operazione ed hanno applaudito, ma non hanno riflettuto sulla dinamica della decisione presa dall’autorità; si tratta per lo più di gente semplice, che non segue i talk show ma trasmissioni come la prova del cuoco, ballando con le stelle ed altre di questo spessore. Nella loro testa questa rimarrà la verità e gran parte di loro respingeranno istintivamente altre interpretazioni.

Riflettiamo, di seguito, sullo stato dell’arte della migrazione africana in Italia. Come è noto il flusso si è enormemente attenuato (non è qui il caso di chiedersi se è stato merito di Minniti, di Salvini, del cambiamento di comportamento dei trafficanti o dell’insieme di questi fattori) e non fa più paura; il problema molto grande che resta (ed anche questo è noto) sono i circa cinquecentomila migranti, per lo più neri, che sono intrappolati in Italia; i francesi non li fanno passare e per noi è oggettivamente difficilissimo rimandarli in Africa. Una parte di essi, forse un terzo, è sistemata nei centri di accoglienza, un altro terzo forse raccoglie pomodori in una situazione di semi schiavitù e il resto chiede l’elemosina davanti ai negozi più frequentati o girando con in mano gli accendini.

Su questi ultimi posso dire di avere fatto un piccolo studio, intervistando nel tempo ed a fatica una quarantina di quelli che elemosinano nelle strade intorno a casa. Si tratta per gran parte di giovani semplici, apparentemente per bene, spaventati, che recriminano il passo che hanno fatto visto come sono andate a finire le cose. Non hanno più la speranza nel futuro che ha fatto loro intraprendere quel terribile viaggio; si preoccupano solo di dove dormiranno la sera e cosa mangeranno domani. Penso che quelli che raccolgono i pomodori siano più o meno gli stessi e simili siano anche quelli che sono nei centri di accoglienza che però, per loro fortuna, non hanno il problema del vitto e dell’alloggio.

Veniamo ora al decreto sicurezza, che ingloba tante novità, alcune forse condivisibili, altre qualificabili come good will, ed altre, molte, assai criticabili sotto tanti punti di vista. Non è questa la sede per farlo perché ci si deve concentrare sulla più importante di esse, quella che toglie pesantemente soldi ai centri di accoglienza. Essa si tradurrà per forza di cose nel passaggio di tante persone dai centri di accoglienza ai campi di pomodori, all’elemosina o alla malavita. Perché è vero che c’è una parte di immigrati che delinque, come è fisiologico che sia in una comunità di disperati. Ma quanto è questa percentuale? Certamente qualcuno l’avrà calcolata ma io non lo so. Immagino che siano duemila, cinquemila, diecimila; l’uno, il due, il tre per cento. Vuol dire che ci sono quasi cinquecentomila persone per bene intrappolate nel nostro paese, spaventate e disperate e, qui sta il punto, nere come quel piccolo percento che delinque insieme a tanti italiani e spesso alle loro dipendenze.

Abbandoniamo per un momento questo tema e focalizziamoci su quanto accadde in Germania più o meno alla metà degli anni ’30 del secolo scorso. Un signore non con la barba, ma con i baffetti, una volta preso il potere, stranamente secondo regole democratiche, convinse il popolo tedesco che alcune tipologie di esseri umani, nella fattispecie omosessuali, zingari, gente con la pelle colorata e soprattutto ebrei, inquinavano l’ambiente e disturbavano le persone per bene, cioè quelli di razza ariana.

Quello germanico non era un popolo qualsiasi; aveva dato al mondo, negli anni e nei secoli precedenti, grandi poeti, scienziati, musicisti, pensatori, filosofi che avevano contribuito, e non poco, al progresso. Malgrado avessero alle spalle tutto questo, i tedeschi si convinsero, sotto la spinta di una battente propaganda, che fosse giusto mettere quegli esseri inferiori (centinaia di migliaia) in campi di detenzione fuori dai quali c’era scritto che il lavoro rende liberi. La società civile si disinteressò di quello che succedeva là dentro. Ci fecero una riflessione solo qualche anno dopo i pochi bianchi ariani rimasti, mentre si trovavano, pelle ed ossa, a fare la fila per una fetta di pane fra i ruderi delle proprie case.

Convinto come sono che il futuro è sulle ginocchia di Giove e che la storia non si ripete mai tale e quale, registro anche che le vicende umane spesso si somigliano con quelle passate.

Con questo stato d’animo torno a quelle attuali e provo a mettermi per un momento nel cervello di Salvini al quale è ben chiaro che quello che sta facendo aumenterà la sensazione di disagio per tanti altri disgraziati in giro per le strade intorno a casa. E’ questo l’obiettivo, quello di prepararsi in futuro un consenso ancora più forte per la soluzione di un disagio che lui ha contribuito ad incrementare. Il progetto è simile a quello di Hitler: convincere gli italiani che i neri sono tanti, fastidiosi, e soprattutto è impossibile distinguere chi delinque da chi vorrebbe solamente vivere e lavorare. E lui è sicuro che, come accadde allora ai tedeschi, che gli italiani, pur essendo gli eredi di tanti eroi, navigatori e poeti, si convinceranno.

Quando, e lui pensa che sarà presto, avrà i pieni poteri risolverà il problema con tanti bei campi di lavoro sparsi per l’Italia, dove in attesa che possa avvenire un rimpatrio, praticamente impossibile, saranno tutti rinchiusi, buoni e cattivi, a lavorare per due soldi a beneficio di qualche imprenditore che lo supporta. E gli italiani lo ringrazieranno per questa opera meritoria.

Tutto questo intravvedo nel suo furbo e spregiudicato cervello mentre c’è un altro popolo, diverso dal suo, che deve attendere fino a marzo, e non so quanto oltre, per sapere chi sarà scelto, dopo un anno dalla sconfitta, a guidare il partito che dovrebbe contrastarlo. Mi domando se i sette od otto figuri che si stanno spintonando, come fanno troppo a lungo i cavalli nel palio di Siena, abbiano coscienza del male che hanno fatto all’Italia, non solo quando erano al potere, ma soprattutto in questo “dopo sconfitta”. Mi rispondo che forse lo sanno ma essendo come, e forse più di Renzi, “ personaggetti”, hanno molto più a cuore il loro piccolo impotente ”particulare” che il bene del paese.

 

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Inserito il:30/11/2018 18:05:17
Ultimo aggiornamento:30/11/2018 18:13:15
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