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Aggiornato al 18/08/2018

Nathanael Gray (Anderson, Indiana,USA – Contemporary) – Pile of Rubble

 

Riflessioni tra le macerie

di Peppino Perrotta

 

In questi giorni, politicamente così convulsi non era possibile, non solo fissare su carta, ma nemmeno abbozzare un ragionamento, su ciò che stava accadendo. Oggi che lo sciame sismico ci da una tregua, fra le macerie, possiamo mettere in fila le cose.

In una esternazione sul blog di un po’ di giorni fa sostenevo come fosse in corso in Italia una ribellione popolare contro lo strapotere del grande capitalismo che tutti, benpensanti e non, crediamo sia miope, cinico e che stia portando il mondo a sbattere. La prima rivolta in una nazione che fa parte del club dei maggiori paesi industriali. Nel mio scritto, inteso malamente da qualche amico come progrillino, rilevavo con una punta di orgoglio che non sarebbe la prima volta nella storia del bel paese che l’Italia sia la culla del nuovo, ma profetizzavo anche che questo spunto di ribellione sarebbe stato represso. E così è stato.

Veniamo ora alle cose che possiamo mettere in fila.

La prima è l’establishment, che con etichette diverse ma con un sostanziale accordo di base guidava il paese, che ha sottovalutato il livello di disagio che andava montando: disagio nel popolo del nord per una burocrazia inefficiente e soffocante ed una tassazione eccessiva, e disagio in quello del sud, povero e abbandonato dallo stato nelle mani delle clientele locali e della malavita.

Poi i due capipopolo, ai quali è stato facile conquistare queste masse. Sono bastati degli slogan perché i due popoli, del nord e del sud, molto diversi fra loro, sono uniti da una drammatica sottocultura politica. Sarebbe bastato che Renzi e Berlusconi fossero stati attenti a scuola durante le lezioni di storia per accorgersi in tempo di quel che sarebbe accaduto.

Ed ancora lo spettacolo deprimente al quale abbiamo assistito tutti (e che è quindi inutile ricordare nei dettagli) dei tre mesi nei quali si è sviluppato lo sciame sismico fermatosi temporaneamente per l’avvento di un governo fascistoide per quanto riguarda gli affari interni e codino nei confronti dei potentati.

Approfittando della tregua, chissà quanto lunga, che ci concede il travaglio del sottosuolo, vediamo come si è modificato il paesaggio:

  • La ribellione, come abbiamo detto è stata repressa.
  • E’ salito in cattedra un capopopolo doc, che studia per diventare Orban o meglio, date le dimensioni che ha l’Italia, se non un Putin, un Erdogan.
  • Le istituzioni del paese hanno oscillato da far pensare che crollassero definitivamente nel momento che la seconda carica dello stato è stata affidata ad una signora che sostiene la tesi che la squillo pagata da Berlusconi sia la nipote di Mubarak e che ha inveito contro la magistratura in una piazzata ai piedi dello scalone del palazzo di giustizia a Milano, o quando il capo dello stato dopo avere consentito un inutile balletto durato due mesi, ha affidato la formazione del governo ad un signore che manda in giro un curriculum di non so quante pagine infarcito di frescacce, mentre il capo politico del maggiore partito italiano si esercitava, mantenendo la stessa mimica facciale, a dire le più grandi fesserie e il contrario di esse.
  • La credibilità dell’Italia che il povero Gentiloni con la sua bonomia di parroco di campagna si è sforzato di puntellare, è crollata al suolo, anzi è finita in cantina.

Dopo aver guardato questo panorama desolante consentiamoci una modesta analisi politica.

Salvini è stato a lungo del parere di fare saltare il banco ed andare alle elezioni sfruttando il consenso montante. Politico di razza quale è ha però cambiato idea all’ultimo momento quando ha capito che si sarebbe potuta creare nel periodo preelettorale una opposizione molto pericolosa. Era infatti spuntato all’ultimo momento, la mattina dopo il fallimento del primo progetto Conte, un personaggio che era rimasto finora abbastanza nell’ombra: Carlo Calenda.

Si tratta di un altro politico di razza che in un apparente cupio dissolvi si era infilato nel PD dopo la sconfitta ed era rimasto fino a tre o quattro giorni fa nascosto fra la folla dei quaquaraqua che abbaiano inutilmente contro o a favore di Renzi. Calenda ha preso in mano la bandiera della riscossa quando ha capito che nella lotta preelettorale si sarebbe determinato un confronto fra gli amici e i nemici dell’Europa con i sondaggi che dicono che il settanta per cento degli italiani sono per l’Europa. Nei tempi stretti non c’era certo il tempo per spiegare a chi aveva votato per i populisti il valore strategico di essere europei, ma si poteva però metter loro paura per il crollo della finanza. Un richiamo alle armi non sotto la bandiera sputtanata del PD, ma sotto quella della repubblica che aveva Annibale alle porte. Consentendo di fare il governo Salvini ha parato la mossa, schivando l’affondo. E ora?

Potremmo fare mille ipotesi, ma abbiamo capito che quando c’è il terremoto non è la logica che comanda ma le forze ignote che si muovono nel sottosuolo.

Quel che la logica ci dice è che è probabile che Salvini usi la sua carica di Ministro degli interni per alcune bravate di facciata, per far poi far saltare il banco prima delle europee con l’intento per quella occasione di prendere il comando. Speriamo che Calenda, dopo aver fallito il colpo del cartoccio, avendo avanti più tempo sappia muoversi bene, visto che l’avversario è tosto.

 

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Inserito il:03/06/2018 16:51:58
Ultimo aggiornamento:03/06/2018 17:01:32
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