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Aggiornato al 19/09/2018

Reena Ahluwalia (India/Canada- Contemporary) – The Portal of Journeys

 

Abbiamo il piacere di pubblicare la seconda di sei puntate del “giallo”di Peppino Perrotta.

(Seguito)

 

Yan Patterson e le due password (2° puntata)

di Peppino Perrotta

 

L’Interpol non semplifica le cose.

 

Luis Van Der Meer attende che gli altri siano in sala riunione per entrare anch’egli; dopotutto anche se non si tratta di dipendenti, lui è il coordinatore del gruppo di lavoro.

Con Yan Patterson c’è il commissario Marco Bruni della polizia italiana e il colonnello Emerson Angandawa di quella dello Zimbawe. Sono tutti in piedi a godersi, attraverso la grande vetrata, lo scorrere in basso del fiume e del traffico lungo la Promenade Du Bas Rhone, in questa bella giornata della primavera lionese.

Preso il caffè ed esaurite le formalità, tocca a lui impostare la riunione. E’ uno stimato funzionario dei servizi olandesi cui è stato affidato fin dall’inizio, cioè dal momento della fuga dei due, il compito di controllare i più importanti centri di smercio dei diamanti dai quali prima o poi dovrebbe passare la merce rubata. Finora non è passato nulla, ma le sue mani in pasta ne hanno fatto il punto di riferimento nel meccanismo di indagine dell’Interpol.

“Per quanti sforzi si siano fatti, non è stato possibile individuare il titolare dell’indirizzo mail con il quale Pride ha scambiato. Non si trova neppure il provider, che opera, anzi operava in Cina; uno di quelli che spariscono con la velocità con la quale sono comparsi. Per cercare di individuare chi è oggi la controparte di Pedretti possiamo solo basarci sui contenuti dei messaggi scambiati che non ci dicono purtroppo abbastanza. Se il collega Patterson ci trasmette il dossier possiamo ragionarci sopra insieme”.

Yan ha in mano il tablet. “lo sto facendo in questo momento; le mail sono in ordine temporale, dalla più lontana alla più vicina nel tempo“.

Van der Meer riprende in mano la guida della riunione. “La prima che vedo è fin troppo esplicativa sulle caratteristiche del crimine“ e la legge ad alta voce a sottolinearne l’importanza, “Ho sottratto alla compagnia diamanti di grandissimo valore che sono al sicuro in una cassetta di sicurezza di una banca di Georgetown, nelle isole Cayman. Ti sto mandando per posta ordinaria il nome della banca, che troverai alla terza riga della cover story che la lettera racconta, ed anche la password per aprire la cassetta che corrisponde al numero che compare alla fine del terzo periodo. Distruggi la lettera e conserva in un posto sicuro il nome della banca e la parola chiave“.

“Uno strano modo di comunicare“ interviene il commissario Bruni, “Inframezza mail e posta tradizionale; come mai poi non ha avuto modo di parlare di persona o di usare il telefono?”.

“Non usa il telefono e non lo contatta direttamente perché teme, e a ragione, che tante polizie gli stiano addosso; quanto al meccanismo dei messaggi, è molto ingegnoso: con la mail chiarisce i termini della questione ma non dà i dati essenziali di riferimento, in modo che, se intercettata, non può far danni più di tanto. La lettera contiene una storia di fantasia nella quale i dati da proteggere sono mascherati nel racconto. E’ un modo macchinoso, ma non dimentichiamolo , Pride sa che l’ha fatta grossa e che ha innescato un potente sistema di reazione“.

Yan non crede molto che il sistema di reazione sia cosi potente, ma una sviolinata all’Interpol e a quelli seduti di fronte a lui non costa niente.

“E se non usasse il telefono perché il suo interlocutore è sordo?” Angandawa deve dire qualcosa anche lui. ”Potrebbe essere una circostanza che riduce di molto la cerchia dei sospettabili”.

“Non ci facciamo prendere da congetture fantasiose e non divaghiamo“ interviene Van der Meer dando uno sguardo all’africano più offensivo di un richiamo verbale. “In questa che segue l’amico accusa ricevuta della lettera, dice di aver fatto quanto richiesto; nella seguente mi pare che Pride chiarisca meglio come stiano le cose”, e riprende a leggere “La parola chiave che ti ho trasmesso non serve da sola ad aprire la cassetta, si deve combinare con un’altra che è in possesso di Pedretti, cifra che non conosco così come lui non conosce la mia. Noi apriremo la cassetta chissà quando: le acque si dovranno calmare e Pedretti dovrà accettare che la valutazione delle pietre sia fatta in contraddittorio con qualcuno di mia fiducia che ne capisca più di me. Ho individuato già la persona, è il nome del fratello del direttore nel racconto contenuto nella lettera che ti sto mandando. Ci sono anche i suoi riferimenti, in caso mi succedesse qualcosa contattalo“.

“Le altre mi sembrano meno interessante ai fini della nostra ricerca; c’è questa nella quale il nostro amico accusa ricevuta anche della seconda lettera e quest’altra con indicazioni di dettaglio su come comportarsi con Pedretti, nel caso sia necessario“. Van Der Meer tira a concludere perché è ora di pranzo e lui è un abitudinario, “conto molto sulle vostre organizzazioni perché solo individuando il misterioso interlocutore si può arrivare a Pedretti, a meno che la tua polizia, commissario Bruni, non riesca a mettergli le mani addosso direttamente, dal momento che è probabile che lui si nasconda in Italia”.

“Se è così stia tranquillo che lo troviamo“.

Non si sa chi sia più banale Bruni, Van Der Meer o l’africano, pensa Yan mentre insieme ai suoi colleghi sta raggiungendo in taxi la gare Part Dieu per prendere il TGV delle quattordici per il nord.

L'italiano e l’africano scenderanno fra un’ora alla gare de Lyon: una serata frizzante a Parigi pagata dalla missione è d’obbligo. Lui sarà a Londra in tempo per portare a cena Janet.

Rimasto solo nel TGV, pensa alla inutilità di quel viaggio e di quel teatrino di una inesistente collaborazione fra polizie, guidata da quell’olandese più esperto di diamanti che di criminalità. Nel tratto Lione Parigi, per non entrare nell’inutile scambio di opinioni fra l’italiano e l’africano, e poter riflettere, ha fatto finta di dormire.

Come ci si può fidare, in un caso cosi complicato e con tanti soldi in ballo, della polizia di un paese come lo Zimbawe nel quale governano mafie tribali? E a proposito di mafie, su quali protezioni può contare uno come Pedretti in Italia?

Via via che il treno procede gli si chiariscono le idee; l’interferenza dell’Interpol non solo è inutile ma può essere dannosa. Scotland Yard deve agire da sola e fare molto di più di quello che ha fatto finora. Che senso ha sperare di tirar fuori l’identità di chi chattava con Pride visionando mesi di riprese delle telecamere posizionate nei pressi delle abitazioni e dei luoghi di lavoro dei suoi conoscenti, sperando di vederlo comparire nella sua nuova identità? Ed è inutile farlo anche per i suoi contatti al di là della Manica. Lui ha scelto un meccanismo di comunicazione che esclude il contatto fisico e noi perdiamo solo tempo.

Sotto il tunnel ha già chiaro quello che si deve fare. Pride ha trasmesso al suo erede le modalità con cui contattare Pedretti ove necessario. Si tratta di qualcosa sicuramente concordata col suo complice per il caso in cui uno dei due fosse venuto a mancare. Occorre attivarsi in nome e per conto dell’erede di Pride, cosi Pedretti verrà allo scoperto. Una volta preso lui, si potrà fare lo stesso gioco per arrivare all’altro; e bisogna farlo senza dir niente alle altre polizie e all’Interpol….

(Continua)

 

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Inserito il:08/01/2018 18:04:02
Ultimo aggiornamento:11/01/2018 19:09:47
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