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Aggiornato al 21/06/2018

Reena Ahluwalia (India/Canada- Contemporary) – The Portal of Journeys

 

Abbiamo il piacere di pubblicare la terza di sei puntate del “giallo”di Peppino Perrotta.

(Seguito)

 

Yan Patterson e le due password (3° puntata)

di Peppino Perrotta

 

Forse è meglio lavorare da soli

 

L’indomani mattina di buon’ora Yan è nell’ufficio del sovraintendente. Più che riferire sulla missione, espone le sue idee; man mano che va avanti nel discorso vede il viso del suo capo rabbuiarsi finché viene bruscamente interrotto: “Peterson, comincio a pensare di aver sbagliato ad affidarle il collegamento con l’Interpol per questa indagine. Scotland Yard come ogni struttura complessa vive di regole; le indagini interne sul caso Pride le sta portando avanti il detective Larson. Si tratta di un crimine internazionale e per questo è stata attivata l’Interpol. Lei è solo l’ufficiale di collegamento con la struttura internazionale”.

“Ma lei è d’accordo con le mie perplessità?”.

”Anche se lo fossi, non cambierebbe niente perché non potrei agire fuori delle regole, si dia pace e tenga i contatti con la Larson”.

Nel pomeriggio mentre interroga i responsabili di una rissa fra bande finita con un morto, il suo pensiero torna al muro di burocrazia contro il quale ha sbattuto.

Forse è solo il suo capo ad essere cosi, forse oltre di lui può trovare ascolto. E se chiedesse un colloquio con Barnabas Cooper, il capo dei capi, al vertice della National Crime Agency? Un’idea assurda, lo manderebbero a dirigere il traffico.

La sera ne parla con Janet, giusto per sfogarsi, non dei dettagli dell’indagine, ma di come sia imbrigliato dalla burocrazia.

Janet, che lavora in un atelier, gli dice che nel suo lavoro, quando una cosa le sembra giusta, la fa senza aspettare che qualcuno le dia il permesso.

Gli scatta all’improvviso un interruttore che l’abitudine a seguire la trafila aveva disattivato. Lui ha tutti gli elementi per potersi sostituire all’interlocutore di Pride e far venir fuori Pedretti allo scoperto. Non si corrono nemmeno troppi rischi: se farà un buco nell’acqua nessuno lo verrà a sapere, e se Pedretti esce fuori altro che punirlo, lo promuoveranno!

Gli viene improvvisamente fretta; a qualcuno che ha i suoi stessi riferimenti può venire la stessa idea, cosi lasciata Janet, torna in ufficio a prendere le carte nelle quali sono scritte le modalità di contatto: di sabato sul Guardian una richiesta di lavoro come baby sitter a nome di Irene Proud con indicazione della mail per il contatto. E’ mercoledì notte, c’è tempo per mettere l’annuncio e attivare l’indirizzo su internet.

Sabato pomeriggio Yan sugli spalti del Twickenham Stadium è con un occhio ai Saracens che stanno per andare in meta e con l’altro al tablet.

L’urlo della folla non gli impedisce di sentire lo scampanellio: ”Come mai non sento più Pride?”.

Eureka! Il pesce ha abboccato! Bisogna rispondergli, meglio levarsi dalla folla e mettersi in un posto tranquillo.

Appena è in macchina risponde “perché è morto in un incidente aereo”.

“ E tu chi sei?”.

“Non importa chi sono, ho io la password”.

“Mi farò risentire”.

E’ opportuno andare dritto a casa a pensare come sviluppare il dialogo. Quando si sente pronto Yan manda lui un messaggio.

”Dobbiamo accordarci in fretta perché non è prudente tener troppo a lungo vivi questi indirizzi”.

“Che vuol dire accordarci?”.

"Vuol dire che dobbiamo vederci e spartire la merce”. “Lo possiamo fare quando vuoi, vediamoci direttamente a George Town“.

“Mi organizzo e ti richiamo io appena possibile”.

Bisogna preparare la trappola ma non può certo farlo da solo. E’ il momento di rimettere in gioco la struttura, chissà con quali fulmini da parte del sovraintendente!  Di fronte al risultato però nessuno potrà avere da ridire.

Tutto rimandato a lunedì mattina. E’ necessario metterci in mezzo una domenica di golf. Lunedì mattina il capo non è in ufficio. E’ stato chiamato in direzione e quando rientra sembra non accorgersi nemmeno di lui che lo sta aspettando; si attacca al telefono con Lione.

Pedretti è stato trovato morto ad Ischia. Un cadavere decomposto. Yan, mentre il suo capo è ancora al telefono, riflette sul da farsi e decide di non raccontar niente. Le cose sono ancor più ingarbugliate di come pensava.

Sarebbe stato difficile prevedere di ritrovarsi così presto a guardare lo scorrere della campagna francese dal finestrino del TGV e cercare di cogliere in quella sconfinata distesa di verde qualche traccia umana per evitare di pensare alla ingarbugliata situazione nella quale si è infilato e alla decisione che ha preso di metterla nelle mani del suo capo solo quando ne saprà, forse, di più, al ritorno da Lione.

Lione! Ma perché la sede dell’Interpol l’hanno messa a Lione? Se si voleva privilegiare la Francia, chissà perché poi, sarebbe stato giusto Parigi!

E’ difficile però pensare ad altro quando la lingua batte dove il dente duole. Chi sarà mai quello con cui lui chatta? Certamente qualcuno cui Pedretti ha confidato le modalità di contatto concordate con Pride; qualcuno del quale si fidava tanto quanto Pride era sicuro del suo misterioso corrispondente.

Per individuarlo c’è solo da sperare che la polizia italiana sappia andare più a fondo nelle relazioni di Pedretti di quanto non abbia fatto sinora. Nel frattempo occorre tener vivo il contatto così furbescamente costruito. Perché non mandare subito un messaggio?

“Voglio informarti che mi sto accordando con chi mi accompagnerà a George Town per valutare bene le pietre in modo da spartirle equamente”.

“Non pensare che mi adeguerò all’expertise del tuo consulente”.

“Portane uno anche tu, ci confronteremo”.

“Non ne ho bisogno, ce ne sono pochi più esperti di me al mondo“.

E’ stata solo una battuta la sua oppure involontariamente ha fornito un indizio importantissimo? Se anche lui, come la sua vittima, facesse parte del ristretto mondo che campa sui diamanti, sarebbe più facile smascherarlo.

Di nuovo nella sala che affaccia sul Rodano, con l’intendimento di stare a sentire anziché parlare. Yan pende insieme a Van Der Meer e al colonnello dello Zimbawe dalle labbra del commissario Bruni.

“Pedretti è stato ucciso più o meno venti giorni fa con un colpo di pistola. E’ stato ritrovato casualmente da una coppia clandestina in un capanno confinante con la sua proprietà a Ischia. Non c’è molto altro per ora”.

“Tutto qui?” commenta l’africano “mi avete fatto fare dodici ore di volo per sentire questo telegramma?”.

“Se la prenda con chi ha convocato la riunione. Io ho poco da aggiungere; se vuole posso dirle che probabilmente, per sottrarsi alle nostre ricerche, si rifugiava nel capanno e che aveva un complice che proteggeva la sua latitanza“.

“Che si sa di costui?“ chiede Yan.

“Si chiama, anzi si chiamava, Gaspare Bonocore, abbiamo trovato morto anche lui a cento metri dal capanno“.

“E le sembra un particolare irrilevante?”.

“No, ma non posso dire di più per via del segreto istruttorio“.

“Ma allora che stiamo a fare qui?“ interviene l’africano.

“Calma, calma” si frammette Van Der Meer, “ci può dire se secondo voi si tratta di un delitto di mafia?”.

“Non si può escludere perché Bonocore era affiliato alla camorra.”

Qui non solo è tempo perso, pensa Yan, ma la reticenza di Bruni fa capire che nel migliore dei casi gli italiani vogliono andare avanti per conto loro e nel peggiore che c’è qualcuno fra loro che ha interesse a depistare. Altre due ore di supposizioni inutili e di battibecchi guidati da Van Der Meer che cerca di dare all’Interpol un ruolo che non ha, poi di nuovo sul treno per Londra.

Man mano che si avvicina al tunnel Yan comincia a pensare che se dovesse riferire tutto al sovrintendente, costui si affretterebbe ad informare l’Interpol. Sarebbe troppo difficile convincerlo che non ci si può fidare di Bruni. Bisogna avere qualche elemento in più e nel frattempo continuare sia a star zitti che a tenere in caldo il contatto. Ha l’impressione di stare girando a vuoto: se non si individua l’interlocutore di Pride, incastrare il possessore dell’altro pezzo della password serve davvero a poco. Il punto chiave è lui e si deve ripartire dal suo passato.

Per non mettere di mezzo l’Interpol bisogna parlare direttamente con… come accidenti si chiama… con Angangawa; anche lui non vede bene Bruni e l’Interpol, e può fare di più per scavare su le relazioni di Harare. E poi bisogna riaprire il discorso con Violet Larson che probabilmente sta continuando a battere la fiacca nell’approfondire quelle inglesi. Per parlare con l’africano deve aspettare che atterri, mentre alla Larson può telefonare subito e cercare di vederla il prima possibile……

(Continua)

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Inserito il:11/01/2018 18:42:24
Ultimo aggiornamento:17/01/2018 20:37:40
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