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Aggiornato al 16/12/2018

Reena Ahluwalia (India/Canada- Contemporary) – The Portal of Journeys

Abbiamo il piacere di pubblicare la sesta ed ultima puntata del “giallo”di Peppino Perrotta.

(Seguito)

 

Yan Patterson e le due password (6° ed ultima puntata)

di Peppino Perrotta

 

L’indagine riprende le vie ufficiali

 

L’indomani mattina alle otto arrivano puntuali sia le relazioni sul tavolo del sovraintendente che il ragazzo nell’ufficio di Yan. Passa un’ora, poi due e tutto tace. Alle dieci e mezzo, finalmente, squilla il telefono: Yan è atteso urgentemente non al piano di sopra, ma più in alto ancora, nella sala riunioni della direzione della National Crime Agency, la divisione più prestigiosa di Scotland Yard.

Fuori in attesa c’è già Violet, dieci anni più giovane di qualche ora fa, quando via via che passavano le ore i suoi anni venivano tutti fuori. Dieci minuti di attesa, poi l’ingresso nel sacta santorum. Il gruppetto di persone a capo del grande tavolo incute un timore reverenziale. C’è innanzi tutto lui, il capo dei capi, Barnabas Cooper, il direttore dell’agenzia, contornato dal suo vice, da altri due papaveri e naturalmente dal sovraintendente.

Nel sedersi, come l’invito loro rivolto richiede, è naturale non accostarsi a quel gruppo di giudici, ma utilizzare due sedie all’altro capo di quel tavolone, corredato di tante postazioni elettroniche quante sono le sedi. Una distanza che aumenta il disagio.

E’ Cooper a parlare. ”Non dobbiamo affrontare ora gli aspetti disciplinari di quanto accaduto. Ci sarà tempo e luogo per tornarci sopra, e stia certo che lo faremo. Oggi, siccome i tempi sono stretti, dobbiamo pensare all’operatività. Prima però voglio chiederle se lei crede veramente che Van Der Meer sia implicato”.

Yan naturalmente ne è convinto ma decide di rispondere non sbilanciandosi troppo.

“Nella relazione ho riportato nel dettaglio gli elementi che mi hanno indotto a pensarlo. E’ lei che deve giudicare se essi siano sufficienti a ritenerlo coinvolto; personalmente non lo metterei a parte delle azioni che deciderete di intraprendere”.

“Dov’è il ragazzo?“.

”Nel mio ufficio”.

”Mandatelo a prendere“.

Dopo qualche minuto il giovane Pride entra, con gli occhi a terra, accompagnato da un agente.

“Lei conferma che suo padre le ha fornito il codice e le ha indicato le modalità di mettersi in contatto, ove necessario, con il suo complice?“.

Il giovane annuisce.

“Perché non ha informato la polizia?“.

“Perché si trattava di mio padre“.

“Lei è sotto fermo di polizia. Portatelo in camera di sicurezza“.

Appena uscito il ragazzo, aggiunge rivolto al sovraintendente “

Teniamolo dentro in un modo o nell’altro fino a che serve, potrebbe avvertire il complice, ammesso che non lo abbia già fatto“.

Interviene Violet. “Non credo che sia successo; ha interesse come noi che questa storia si chiuda e oltretutto spera di incassare un bel premio“.

Riprende la parola Cooper. “Concentriamoci sull’operazione; abbiamo settantadue ore o poco meno di tempo” e rivolto ancora al sovraintendente “studi con i suoi tutti i dettagli e mi sottoponga entro le sedici il piano operativo”.

Li ritroviamo, Yan e Violet, nella stanza del sovraintendente che ha gli occhi fuori dalle orbite e lo sguardo di chi, se potesse, strozzerebbe il suo detective.

”Verrà il momento nel quale lei ed io faremo i conti, ora vediamo di riconquistare la fiducia di Barnaba Cooper“. Yan non risponde. E’ convinto che la fiducia del direttore l’ha persa più il sovraintendente che lui; al di là delle parole, ha rilevato negli sguardi di Cooper verso di lui più apprezzamento che rimprovero.

Il sovraintendente, dietro la sua scrivania, ha smesso l’atteggiamento del dipendente che aveva nella sala riunioni ed ha rindossato gli abiti del capo.

“Va da sé che l’operazione non può che essere svolta direttamente da noi; le isole Cayman, per quanto facenti parte dei nostri overseas territories, hanno una loro polizia. Dovremo essere lì ufficialmente come osservatori. Occorre quindi attivare per questa sera una teleconferenza con quella autorità e prepararsi a partire stanotte per definire per tempo in loco i dettagli. Lei come pensa che si dovrebbe operare?“.

Quando si trattava di inventare qualcosa il sovraintendente era costretto a ricorrere a qualcuno. Lì al momento c’erano solo lui e Violet, e Violet nella sua testa era solo una donna, una ausiliaria alla quale non era il caso di chiedere pareri.

"Quel che farei io? Mi recherei come un turista qualsiasi a George Town, insieme a un collega che deve fare la parte dell’esperto di diamanti. Sarei con lui all’ora convenuta nella sala colazioni, manderei la mail al solito indirizzo, aspetterei che De Boer risponda, mi alzerei dopo di lui, lo seguirei fuori dell’hotel, insieme al collega, senza avvicinarlo fino al suo arrivo davanti alla banca. Mi presenterei con lui al funzionario, darei insieme alla sua la mia parola chiave e accederei, sempre insieme all’esperto, al privée. Una volta aperta la cassetta, lo immobilizzerei con l’aiuto del collega e lo ammanetterei. Usciti fuori dal privée, dovrei trovare i poliziotti locali che con il mandato del giudice non dovrebbero aver trovato alcuna difficoltà a fare irruzione all’interno della banca, e lo consegnerei a loro.

Interviene Violet. “Chi ci dice che la polizia locale si lasci guidare in questo modo e che il giudice emetta cosi rapidamente un mandato? Qualcuno si potrebbe chiedere perché non c’è traccia di Interpol nell’operazione“.

“Hai ragione, potrebbe essere un punto critico. Non sta a noi rimuoverlo. Cooper avrà probabilmente una certa influenza con le autorità delle Cayman, e se non ce l’ha lui ce l’avrà il capo di Scotland yard, o il ministro degli interni o degli esteri; non dimentichiamo che il capo dello stato nelle Cayman è ancora la Regina. Noi dobbiamo solo fare presente a Cooper che bisogna rimuovere preventivamente ogni possibile resistenza alla nostra azione”.

”Lo farò presente quando fra poco andrò a presentare il piano operativo”.

Alle sedici, con gran rabbia del sovraintendente, Cooper richiede la presenza anche dei due detective e chiede chiarimenti solo a Yan che si sente di avanzare una richiesta che avrebbe poche possibilità di essere accolta se fosse fatta al sovraintendente: vuol far parte della missione.

”Certo, ci sarà lei e anche Larsen, naturalmente con il vostro capo“.

Con quarantotto ore di anticipo sull’ora ics, il terzetto approda a Georgetown; tre turisti che non si conoscono, tre passaporti falsi, tre persone che arrivano all’Hilton, con mezz’ora di distanza uno dall’altra.

Alla riunione nei locali del governatorato sono però di nuovo insieme. Incontrano il capo della polizia, e il magistrato incaricato di seguire il caso, entrambi totalmente collaborativi. Concordano di non avvisare preventivamente la banca, e fissano le modalità e i tempi di intervento degli agenti locali. Si conviene che una volta catturato, De Boer sarà portato alla centrale di polizia, per essere poi riconsegnato per la via breve a Scotland yard. Saranno loro a scortarlo a Londra.

Vanno a dormire pensando che domani sarà un giorno di pausa in attesa dei fuochi artificiali; una giornata di relax. Non potranno fare turismo insieme. Certo Yan con tutti farebbe turismo piuttosto che con il sovraintendente. Sarebbe più contento però, invece che star solo, di andare in giro con Violet. Anche lei sarebbe d’accordo ma il sovraintendente è il custode delle regole, anche di quelle esagerate, e non è il caso di farlo arrabbiare proprio adesso.

C’è una bella gita su un vaporetto intorno all’isola, dura otto ore, il tempo giusto per far passare la giornata.

Mentre la nave bordeggia rallentando davanti alle cale più belle e l’altoparlante di bordo illustra le bellezze dei luoghi, Yan si chiede se si è fatto tutto il possibile e se si corra qualche rischio che l’operazione vada per aria. Ma chi potrebbe farla fallire? Quel ragazzo per esempio, se dietro una apparente ingenuità si nascondesse una grande furberia. Ora che ci pensa, lui è rimasto più di un quarto d’ora solo nel suo ufficio prima di essere chiamato in sala riunioni. E’ vero che si tratta di un open space e che c’è poca privacy, ma chi lo avrebbe notato se avesse trafficato con il computer lasciato sulla scrivania? E poi, chi è, lui e Violet a parte, a conoscenza di entrambe le password? Cooper, il vicedirettore e quei due dirigenti che erano lì e dei quali non sa nemmeno il nome. Tutti insospettabili? Forse, ma quando i soldi sono cosi tanti, Van Der Meer fa testo, si può esser sicuri solo di chi abbia sposato veramente l’onestà. E il matrimonio con l’onestà è segreto. Sente il bisogno di parlare con qualcuno e chiama Violet.

“Che stai facendo?“.

“ Sono in albergo, sono uscita a fare un giro ma ho un gran mal di testa, mi prendo qualcosa di forte e vado a dormire prima del tempo”.

”Stavo riflettendo su quante sono le persone che hanno avuto modo di conoscere i due pezzi della parola chiave”.

“Non ti stare a tormentare, se ti metti a dubitare di tutti diventi pazzo; domani alle undici tutto sarà finito“……

 

Il mistero si svela

Ha ragione, pensa Yan; cena in un buon ristorante, fissa in albergo la sveglia alle otto, chiama il corrispondente per dovere, e Violet per darle la buona notte. Non è raggiungibile, evidentemente è andata a dormire.

Alle nove e mezza del mattino seguente, come da programma, occupa nella sala colazioni un tavolo dal quale si domina tutta la scena. Il sovrintendente è già lì in un posto altrettanto strategico. Violet non è ancora scesa. Non è importante perché lei non è operativa. Alle dieci meno dieci De Boer non si vede, e non si vede neppure Violet. Le telefona ma è ancora irraggiungibile. Chiame il concierge chiedendo che mandi qualcuno a vedere se la signora del 307 ha bisogno di qualcosa.

“La 307 è libera, la signora ha lasciato l’hotel ieri sera”. Un momento di confusione mentale poi si alza, va al tavolo dove è seduto, pronto a scattare, il sovraintendente e gli dice

”E’ inutile che stiamo ancora qui, non verrà nessuno”.

Una settimana dopo Yan è di nuovo sul TGV che taglia in due la Francia verso Lione. Continua a chiedersi se e dove ha sbagliato. C’erano indizi che potevano portarlo a dubitare di Violet e fargli capire che lei era in possesso del suo pezzo di password ancor prima del loro incontro? Non gli pare, e poi si trattava di una collega, una detective! Questa però non è una giustificazione, quando ci sono interessi così grossi si deve per principio dubitare di tutti. Un segreto finisce di essere tale quando si è in due a saperlo. Ma come si fa a mantenere un segreto quando si lavora in squadra e quando le regole ti impongono di condividere tutto? Si mente, sì, si mente anche ai capi e ai colleghi; finche il caso non è risolto si danno false piste.

L’indirizzo da cui De Boer chattava non doveva rivelarlo a nessuno, inventarsene uno falso. E’ più complicato di quanto si pensi fare il detective.

Ora a Lione, invece di Van Der Meer che è sparito, a dirigere l’indagine troverà Cloude Trapet, un ex prefetto della bassa Loira trombato e rifilato all’Interpol, e un giovane olandese di cui non ricorda il nome, una promessa, mandato a farsi le ossa sul caso.

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Inserito il:26/01/2018 16:21:56
Ultimo aggiornamento:26/01/2018 16:36:24
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