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Aggiornato al 29/05/2017

Amanda Cass (Malrborough, Nuova Zelanda - Contemporanea) - Bad Thoughts

 

A pensar male

di Peppino Perrotta

 

Cari amici progressisti è vero che dall’altra parte del campo c’è un comico che si è autoproclamato garante del paese, o, in alternativa, un paperone ultraottantenne appeso alle sue esecrabili ed ormai rinseccolite idee di democrazia, in odore oltre tutto di far combutta con un cagnaccio della peggior specie lombarda che pretende di vendere le sue castronerie anche oltre il Po.

È tutto vero, così come è vero che, a completare il quadro desolante c’è una intelighentia di sinistra fatta di piccoli balbettanti personalismi, incapaci di mettere insieme un progetto comune.

Questo è. Questa realtà però non autorizza nessuno a prenderci per i fondelli. 

Ho seguito, come tanti di noi, la storia della telefonata di Renzi col suo babbo e i dibattiti che ne sono seguiti.

Tutto il circo mediatico, quello che si trasferisce ogni sera da un canale all’altro, si è speso nel valutare ogni aspetto della vicenda: la determinazione del figlio nell’inchiodare crudelmente il padre alle sue responsabilità, l’incertezza di Tiziano nel replicare, la liceità o meno dell’intercettazione, la fragilità del segreto istruttorio, il diritto del giornalista a procurarsi le fonti e a pubblicare.

Solo qualcuno ha accennato alla poca chiarezza dell’evento, ma nessuno ha cercato di analizzare cosa è accaduto prima di questa telefonata.

Mi sono immaginato come avrei agito io nei panni di un Renzi di due mesi fa, a pochi giorni dall’incontro che suo padre stava per avere con i magistrati.

Io Renzi so, se non tutto, molto di come si è mosso il babbo nel sottopotere e penso che ben che gli vada ne uscirà alla fine col marchio del tentato intrallazzo.

Se voglio tornare al potere devo mettere un muro tra me e lui.

Lo devo scaricare.

È vero che ho già detto più volte che se il babbo verrà dichiarato colpevole deve essere punito con una pena doppia, ma non basta.

La gente ormai ha capito che con questa storia dell’innocenza fino al terzo grado di giudizio nessuno è più colpevole.

Bisogna creare una situazione pubblica nella quale io, in qualche modo, mi allinei a quel che pensa la gente e prenda le distanze da lui.

Un talk show? Una conferenza stampa?

È assai difficile costruire un’occasione che lo consenta.

Allora mi viene un’idea, un’idea furba perché io sono il più furbo di tutti.

In un modo o nell’altro è assai probabile che il telefono di mio padre e anche il mio (ormai non sono che un cittadino come un altro) siano intercettati e so anche (attraverso i servizi che ho guidato da Presidente del Consiglio) quello che accade tra le strutture delle procure e i giornalisti.

Ritengo quindi che una telefonata con il babbo finirà quasi certamente sui giornali.

Il colloquio devo concordarlo con lui, deve fare la figura non del mascalzone, che sarebbe troppo, ma dell’intrallazzone fesso (d’altronde babbo in siciliano significa appunto fesso); io devo essere tranchant, duro e puro.

Babbo non potrà che accettare la parte.

So che questa mia personificazione fantasiosa può essere attribuita alla assai poca considerazione che ho per Renzi; chiedo però a voi cosa avreste fatto, coscienti della pericolosità delle linee telefoniche ed avendo il babbo a due ore di macchina da Roma.

Dovete fare con lui un colloquio assai riservato, di grande importanza familiare, politica e giudiziale.

Avreste alzato la cornetta per dire al babbo di fare un salto a Roma, o avreste affrontato l’argomento con il cellulare?

I maligni possono pensare che nella realtà lui lo abbia convocato a Roma per concordare i dettagli del colloquio, poi lo abbia rispedito a Rignano sull’Arno per mettere in atto la sceneggiata. 

Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre.

 

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Inserito il:19/05/2017 11:35:38
Ultimo aggiornamento:19/05/2017 11:38:21

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