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Aggiornato al 21/09/2017
Peppino Perrotta

Peppino Perrotta

Aderisco con grande piacere a “Nel futuro” ingrossando quel patchwork di facce che appare nell’homepage. Volti in parte conosciuti, in parte per me nuovi. Persone rimarchevoli per curriculum e per definizione, perché aggregati da soci fondatori cui sono legato da profonda amicizia come è il caso di Gianni di Quattro, dal ricordo di un intenso spensierato scambio non solo lavorativo in gioventù come è il caso di Pietro Bordoli, e dalla riconoscenza per avermi insegnato ad aggredire le difficoltà del lavoro a tutto tondo come è il caso di Elserino Piol. Non penso che debba presentarmi in questo nuovo, moderno salotto letterario, con un curriculum come si faceva per proporsi per un nuovo lavoro, sia perché sono ormai vicino agli anni 80, sia perché se si deve dialogare è più giusto dire chi sono piuttosto che dettagliare chi ero.

Sono siciliano di origine e di sentimento, sono laico fino alle midolla anzi, per usare un termine dispregiativo che si sono inventati i preti per isolare chi li scansa, sono laicista. In vecchiaia ho praticamente dimenticato e certo ripudiato quanto mi sono dato da fare per oltre 50 anni nel mondo dell’informatica e delle telecomunicazioni per intortare il prossimo.
Mi è rimasto solo il caro ricordo della Olivetti dei tempi d’oro, che è stata qualcosa di irripetibile. Ora scrivo saggi, racconti, poesie e quant’altro mi esca dalla penna, roba che pochi leggono ma che mi aiuta a tenere sveglio il cervello. Mi sento se non più realizzato, certamente più onesto di quando facevo il manager.
Con buona pace di parecchi dei miei colleghi di patchwork mi interessa assai poco dove andranno le telecomunicazioni, e in genere tutta la tecnologia, e penso che i problemi sui quali l’umanità dovrebbe impegnarsi siano ben altri. Il fatto che l’associazione, come è specificato nell’atto fondativo, si proponga di aprirsi a sensibilità diverse mi fa sperare che ci sia un posto anche per la mia.

Un saluto a tutti. 
Peppino Perrotta

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