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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Morgan Snell (Brasile, 1920-2007) - Le stalle di Augia - 1975

 

Il vaso di Pandora e le fatiche di Ercole

di Peppino Perrotta

 

Ogni tanto, dal piattume degli inutili dibattiti televisivi, salta fuori qualcosa di imbarazzante.

Lo sconcerto non sta tanto nell’apprendere che la Biblioteca Nazionale, pilastro della cultura italiana in quanto contenitore/divulgatore di tutto ciò che viene editato nel nostro paese, rimanga aperta al pubblico solo grazie all’opera di una venina di volontari; la “notizia” è che questi generosi cittadini non sono agiati pensionati che preferiscono rendersi utili anziché passare il tempo alla bocciofila, ma uomini e donne ancora giovani che stentano ad arrivare alla fine del mese.

Ancor più meraviglia provoca il sapere, da una di essi mandata in tv a rappresentare il gruppo, che costoro lavorano per la biblioteca da molti anni. Il ministero dei Beni Culturali non assume infatti da tempo (sembra che l’età media dei dipendenti sfiori i 58 anni), preferendo esternalizzare le collaborazioni. Questi 20 lavoratori sono stati un tempo soci di una cooperativa finanziata dal dicastero che, successivamente, ha preferito destinare i fondi ad una associazione promossa da un certo Rastelli, sindacalista e dipendente appunto dei Beni Culturali. L’associazione ha così trasformato i soci in volontari concedendo loro un rimborso spese con un tetto massimo di € 400,00 mensili.

Lo scandalo appare subito avere molte facce; la prima è che si spacci per volontario un lavoro organizzato e strutturato nei tempi e nelle mansioni. Un’altra è che le quattro ore di attività giornaliera di buon livello culturale vengano retribuite con la metà di quanto prende una colf. L’ultima, la più ridicola e vergognosa, è che ai “volontari” vengano chiesti i giustificativi del rimborso che hanno richiesto. Per ottenere la loro elemosina, sono costretti a darsi da fare per raccattare scontrini fasulli, frutto di spese fatte da altri per beni o servizi che loro non potrebbero permettersi.

In questo modo Rastelli mette insieme un faldone di frescacce che serve a giustificare al fisco parte di quanto riceve dal dicastero. Chissà che non gli venga in mente per andar pari di andare in giro anche lui per tassinari e ristoranti. 

Per fortuna a gettare nebbia sullo scandalo arriva la pubblicità e spengo il televisore.

Vado però su internet per saperne di più di questo Rastelli e viene fuori un’intervista da lui concessa a un giornalista nella quale si dispiace di aver dovuto interrompere ogni rapporto con i volontari che hanno fatto venire a galla la questione e si sente un perseguitato perché rappresenta la punta di un iceberg in quanto questo gioco delle finte associazioni e dei finti volontari riguarda l’intero universo dei Beni Culturali;  gran parte dei musei infatti sarebbero chiusi se non si agisse così.

Spengo anche internet e mi rifugio nella mitologia greca. Quel talk show ha scoperto un vaso di Pandora e il putridume che ne esce è assai difficile da spazzare via. Ercole, di fronte allo sterco delle stalle di Augia, non trovò di meglio che deviare il corso impetuoso di un fiume. Prima o poi una violenta ondata arriverà anche su di noi.

 

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Inserito il:28/05/2017 10:50:14
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:16:29
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