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Aggiornato al 22/10/2017

David Curtis (Doncaster, UK, 1950 - ) - Imbarcazioni ormeggiate in porto

 

L’idea giusta

di Peppino Perrotta

 

C’è qualcuno fra i nostri politici e i burocrati al quale per fortuna, come si dice in Sicilia, “ ci furria lu ciriveddu “ . Questo qualcuno, chissà chi è, ha partorito l’idea giusta. Talvolta le situazioni sembrano insieme critiche e insolubili. Questa era una di quelle.

I nostri partner europei non sentono ragioni: i migranti non li vogliono. I francesi in particolare oltre a non volerli si mettono per traverso in Libia e, con la scusa di voler sistemare le cose, le incasinano ancora di più. La pipeline di esseri umani allo stremo delle forze arriva dal centro Africa in Libia e sbocca nel mediterraneo. I mercanti di uomini non avrebbero navi abbastanza per trasportarli in Italia. Quelle di cui possono ancora disporre sono usa e getta. Magicamente vengono a soccorso del loro ricchissimo business decine di organizzazioni umanitarie private che vanno a prenderseli e ce li portano.

E’ evidente che un paese disorganizzato come il nostro non può reggere questo flusso, anche perché il prodotto rende, la materia prima è abbondante all’origine, e i negrieri faranno di tutto per aumentare la produzione. Non possiamo però nemmeno bloccarlo. La soluzione che sbandiera la peggiore destra, cioè di mandare le forze armate per evitare che partano, con la situazione locale e internazionale è un ”tacon pegio del buso”. Non è praticabile nemmeno la chiusura dei porti. Basta immaginare l’inevitabile scenario: gente che si butta a mare che tenta di sbarcare nelle spiagge più vicine, i locali che li respingono. Uno scenario da brivido.

Noi siamo un paese disorganizzato, illegale confuso mezzo mafioso ma nei momenti difficili siamo più bravi di tutti ad inventarci qualcosa per sopravvivere. A quel qualcuno è venuto in mente che abbiamo una magistratura che è obbligata, di fronte ad una notizia di reato, a esercitare l’azione penale. Il concorso nel reato di immigrazione clandestina deve essere quindi come gli altri perseguito d’ufficio.

Ha pensato poi che, mettendo dei poliziotti sulle navi di queste organizzazioni, il fumus di una qualche forma di facilitazione all’immigrazione clandestina potrebbe essere colto e segnalato alla autorità giudiziaria.

Non ci stanno tutte a far salire a bordo i poliziotti? Poco male. Per loro il fumus viene dalle intercettazioni telefoniche, dai servizi segreti o da qualche spiata.

Nell’aprire un’indagine sul reato, il magistrato ha facoltà o addirittura è obbligato di mettere sotto sequestro ciò che servirà meglio allo svolgimento del suo lavoro. Nella fattispecie la nave, che è il mezzo col quale forse si è perpetrato il reato di immigrazione clandestina. Sequestro temporaneo certamente, solo per la durata dell’indagine, che però come si sa dura il tempo richiesto.

In molti casi (basta il fumus del reato) non è quindi necessario respingere i migranti, si può accoglierli rifocillarli come si conviene, e nel contempo sequestrare la nave, sempre restando nella assoluta legalità ed evitando morti e scene strazianti.

Quel che succederà quando le navi delle associazioni umanitarie saranno sparite dal Mediterraneo perché sequestrate o semplicemente per evitare di esserlo, è sulle ginocchia di Giove. Si aprirà un nuovo capitolo, molto meno angoscioso per l’Italia.

Chi ha fatto questa pensata non è uno stratega, perché noi di strateghi non ne produciamo, ma deve essere di origine meridionale. Noi, gente del sud, siamo più di altri abituati ad uscire dai casini con una furbata.

 

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Inserito il:04/08/2017 18:05:27
Ultimo aggiornamento:04/08/2017 18:10:44
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