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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Schill (Contemporaneo - Pittsburgh, PA - USA) – Crossroads

 

Perché voto no

di Peppino Perrotta

 

Vorrei spiegarvi perché voto no.

Parto da un’analisi del personaggio Renzi e della sua valenza nel contesto politico, tenendo lontane dal ragionamento le antipatie, se non addirittura le repulsioni che provocano il suo modo di porsi e argomentare.

Non c’è dubbio che Renzi abbia un’energia fuori del normale, accoppiata a una furbizia altrettanto eccezionale. Con il combinato di queste due qualità, sono tre anni che dà con successo la scalata al potere; oggi sta usando il referendum per completare questa scalata. Il sì lo metterebbe infatti nella condizione di comandare senza il disturbo della sinistra e senza dover mediare con le varie sfaccettature della destra così detta moderata.

Al di là delle ormai nauseanti sbrodolature sul senato, l’eliminazione del Cnel e su quanto di altro sta scritto furbescamente sulla scheda, la prevalenza dei sì e dei no gli daranno o meno questa facoltà.

Fatta questa premessa, vediamo che succederà nei due casi.

Se vince il sì, Renzi si installa al potere, organizza come gli fa comodo un senato d’appoggio e una legge elettorale di comodo, trovandosi così davanti una prateria per comandare negli anni a venire, potendosi infatti aggiustare a modo suo le elezioni future. Potrebbe non essere così drammatico se questo uomo solo al comando avesse un’adeguata stazza politica, invece le sue doti diventerebbero una iattura perché l’Italia rischierebbe di trovarsi per chissà quanti anni nelle mani di un capo furbissimo e iperattivo, ma del tutto politicamente inadeguato. I suoi difetti non sono gli stessi di Berlusconi, ma non meno gravi. È un burinello toscano, sotto acculturato, egocentrico, incapace di pensare in termini politici per il suo paese.

Se vince il no, si farà un governo tecnico a tempo per fare la legge elettorale che verrà fuori con accentuate caratteristiche proporzionali. Le elezioni a seguire formeranno un parlamento frazionato che darà luogo a un governo di coalizione tra il PD e le varie facce della destra moderata, governo che non potrà non essere guidato che da Renzi; un Renzi però azzoppato e frenato dalla Costituzione che ci protegge. Un governicchio come quei tanti attraverso i quali l’Italia è cresciuta nei cinquant’anni seguiti alla guerra. Un governicchio il cui capo può essere facilmente sostituito da qualcun altro, meno furbo, meno arrogante ed animato da idee più solide delle tatticucce di Renzi.

Corriamo il rischio di andare avanti come facevamo dopo Mussolini e prima di Berlusconi? È molto meglio che mettersi nelle mani di quel piccolo presuntuoso.

Per questo voto no.

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Inserito il:28/11/2016 18:01:40
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:25:49
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