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Aggiornato al 25/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Masaccio – Riscossione del tributo per il tempio – 1425 – Chiesa di S. Maria del Carmine - Firenze

Recupero Crediti: una pronuncia dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

E’ dello scorso 31 luglio 2013 un interessante provvedimento, n°24473, dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, pubblicato sul Bollettino del 2 settembre 2013, ed emesso in riferimento agli art. 20,24,25 della Parte II, Titolo III, del Decreto Legislativo 6 settembre 2005,n.206, “Codice del Consumo”. L’intervento si instaura in una fattispecie inserita nell’ambito del recupero crediti ed è stato adottato a seguito di una segnalazione pervenuta all’Autorità da parte di Confconsumatori.

La prassi sanzionata nei confronti di una Società operante nel ramo del recupero crediti, FIRE S.p.A., (che su mandato di svariate committenti attive in vari settori merceologici,in primis finanziario e utility, procede ad attività di recupero crediti nei confronti della clientela insolvente), attiene un tipo di operatività posta in essere, a parere dell’ Autorità, in violazione della diligenza professionale richiesta all’operatore, nonché in termini aggressivi ai sensi del Codice del Consumo.

Nel caso concreto la società mandataria, priva della titolarità del credito, ma che, in nome e per conto dei mandanti-creditori, sottopone ad un processo operativo le posizioni affidate al fine di recuperare gli insoluti, ha attuato una tipologia di azione gestionale consistente nell’inviare ai debitori atti di citazione con chiamata in giudizio del debitore presso un Giudice di Pace incompetente territorialmente.

Tale prassi, a parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si appalesa particolarmente contraddittoria alla luce del fatto che, le predette citazioni presso Giudici incompetenti, sono state attuate in contrasto con le clausole contrattualmente pattuite fra parti creditrici e debitrici, prevedendo le condizioni generali di contratto la citazione in giudizio presso il Foro di residenza del convenuto.

L’invio sistematico di atti di citazione presso Fori incompetenti, accompagnata dalla mancata iscrizione a ruolo, integra una condotta palesemente improntata ad una pratica commerciale aggressiva,per di più idonea a far assumere al consumatore decisioni che altrimenti non avrebbe preso.

Tale palese irregolarità è suffragata dalle circostanze fattuali in riferimento all’entità dimensionale del fenomeno, per cui, a fronte di 4160 atti di citazione inviati nel periodo luglio 2011-aprile 2013, solo 143 (il 3,43%) sono stati instaurati presso Giudici di Pace competenti, mentre soltanto 62 (l’ 1,49%), sono stati iscritti a ruolo.

A fortiori tale tipo di operatività risulterebbe emblematico alla luce del fatto che negli atti di citazione l’indicazione della data della prima udienza sarebbe stata fittizia.
Questo tipo di pratica sarebbe da ritenersi aggressiva in quanto basata sulla minaccia di promuovere un’azione legale nella concreta fattispecie temeraria o infondata.

E non a caso l’azionamento giudiziale di un credito presso un Autorità Giudiziaria incompetente appare appunto priva della fondatezza richiesta secondo le cogenti regole processualcivilistiche.
Il fine effettivo di tale pratica sarebbe meramente aggressivo, utilizzando atti di citazione temerari allo scopo di causare un indebito condizionamento ed un’indebita pressione psicologica nel debitore in cui si ingenererebbe un convincimento finalizzato al pagamento onde non subire un’azione legale, falsando apprezzabilmente il comportamento economico del consumatore medio cui è diretta, limitandone la libertà di scelta,ed inducendo lo stesso ad assumere una decisione che, in assenza di tale atti, non avrebbe preso.

A propria difesa la Società sanzionata avrebbe eccepito l’esistenza di un comportamento inadempiente a carico del consumatore, assumendo al tempo stesso che anche l’eventuale instaurazione di un giudizio presso un Giudice incompetente non sarebbe da ritenersi illegittima in quanto il consumatore avrebbe comunque avuto anche in tale fase la possibilità di formulare le proprie difese.

A parere dell’Autorità Garante invece appunto tale metodologia operativa viene definita scorretta ed aggressiva, in quanto priva di diligenza professionale e idonea a falsare il comportamento del consumatore.
Un tale macroscopico “errore”, a giudizio dell’Autorità integra un comportamento contrario alla diligenza professionale del mandatario, poiché non è pensabile che una società delle dimensioni e fatturato quali quella sanzionata sia priva di quelle conoscenze e diligenze professionali che le consentano di operare correttamente, cioè conformemente al rispetto della normativa, attuando invece la scelta di adire un’ Autorità Giudiziaria priva della competenza territoriale.

Il richiamo è esplicito al contenuto della disposizione del Codice del Consumo, che all’art.25, coma 1, lettera “e”, considera aggressiva una pratica basata su qualsiasi minaccia di azione legale ove tale azione sia manifestamente temeraria o infondata, e nella fattispecie, avviare un’azione legale presso un’Autorità Giudiziaria incompetente, attribuisce appunto la natura di temerarietà e infondatezza alla stessa.

L’entità della sanzione irrogata, compresa da un minimo di € 5.000 ad un massimo di € 5.000.000, nella fattispecie è stata pari ad € 300.000, avendo esperito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ai fini della quantificazione, un giudizio valutativo basato sulla gravità della violazione e sulle dimensioni del soggetto sanzionato, il cui fatturato risultava pari ad oltre € 34.000.000 nel 2012.
In riferimento alla portata effettiva del fenomeno sanzionato lo stesso è stato ritenuto aver avuto ampia diffusione sul territorio nazionale e suscettibile di arrecare un potenziale pregiudizio ai consumatori resi destinatari di atti d’avvio di procedimenti infondati e temerari.
Il provvedimento sanzionatorio può essere oggetto di ricorso al TAR Lazio o di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Le conclusioni assumibili in riferimento a questa recente pronuncia dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sono evidenti: l’attività di recupero crediti si muove su un terreno minato, il creditore, ed anzi il suo mandatario (perché nelle organizzazioni dimensionalmente più significative il trattamento della clientela “anomala” viene sistematicamente affidata all’esterno con ricorso all’outsourcing), non possono non muoversi su un terreno rispettoso delle regole di compliance.

Al di là della fattispecie oggetto del provvedimento, comunque emblematica di una certa metodologia operativa, l’orizzonte deve necessariamente ampliarsi indirizzando le valutazioni al rapporto mandante/mandatario.

Ci sarebbe da domandarsi a tal proposito se i creditori committenti (appartenenti al settore finanziario e utility), fossero a conoscenza di questo tipo di prassi, o di converso avessero firmato una “delega in bianco” alla mandataria.
Entrambe le ipotesi comunque non potrebbero che far nascere serie perplessità sulla diligenza professionale che a monte deve governare la gestione di attività esternalizzate.
Se infatti i mandanti avessero conosciuto preventivamente e validato l’uso dello strumento operativo sanzionato sarebbe seriamente in dubbio la credibilità degli stessi nei confronti della propria clientela che, ancorchè inadempiente, sarebbe stata lasciata in balia di una prassi stigmatizzata dal provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Di converso ove invece i creditori avessero ignorato tale metodologia gestionale in uso da parte della mandataria serie riserve sorgerebbero in ordine alla mancanza di controlli sull’attività concreta dell’outsourcer concretandosi quindi un evidente culpa in vigilando a carico del mandante.
Il non sindacare le dinamiche operative ed i processi affidati ad un terzo integra un’evidente carenza in ordine alla diligenza che necessariamente va richiesta nella funzione di sorveglianza da parte dell’effettivo titolare del diritto di credito.

Nell’ambito del governo del rapporto con la clientela infatti ogni fase della vita contrattuale, quindi anche in ipotesi di patologia della relazione, l’immagine del creditore effettivo deve essere salvaguardata e tutelata.
Dimenticare, o rinunciare, alla concertazione preventiva delle modalità operative, tralasciare la verifica del contenuto e delle tipologie di intervento affidate al mandatario, può rivelarsi un pericoloso boomerang suscettibile di ricadute pesanti sotto l’aspetto del rischio reputazionale con conseguente danno d’immagine a carico di chi è l’effettivo titolare del credito azionato.
Appare quindi evidente come debba ritenersi indissociabile l’obbligazione di risultato dall’obbligazione di mezzi, ove questi ultimi siano suscettibili di divenire oggetto di sanzione.

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Inserito il:31/10/2014 20:58:16
Ultimo aggiornamento:07/11/2014 10:19:52
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