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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

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Renzi la matrioska.

 

Se si esclude chi è visceralmente legato alla sinistra più oltranzista, o alla destra più becera, e quanti privi di interesse alla politica si rifugiano dietro il classico “piove governo ladro”, il personaggio Renzi ha suscitato in noi italiani sfumature di sentimenti positivi e negativi, e conseguenti riflessioni talvolta contrastanti. Le abbiamo attribuite spesso alla superficialità del nostro giudizio politico, o alla schizofrenia del nostro umore.

Personalmente sento il bisogno oggi, dimenticando le mie simpatie per la sinistra possibile ed anche l’avversione alla tendenza insopportabile di molti toscani ad essere saccenti, di provare a ragionare con il distacco degli storici, purtroppo solo su quanto è finora accaduto.

Da questa angolazione penso che non sia il caso di colpevolizzarci troppo perché Renzi ricorda la matrioska, quel giocattolo russo fatto di numerose bamboline identiche, una dentro l’altra, sempre più piccole se lo si smonta, sempre più grandi se lo si rimonta, che è il caso nostro; solo però che nella matrioska di Renzi i pupazzi non sono tutti identici.

Il personaggio si è evoluto infatti in tante figure spesso inaspettate, sempre più grandi, il che non vuol dire sempre moralmente migliori. Con una velocità inusitata i pupazzi che inghiottivano via via i loro predecessori più piccoli hanno mostrato invero sempre più netti i colori del politico di classe.

Bisogna intendersi su questo termine, per non confondere il politico con lo stratega o meglio ancora con lo statista. Il politico nostrano per emergere ha bisogno, oltre che di bucare il video e di aver fiuto per gli umori degli elettori, solamente di capacità tattiche che gli consentano di superare le battaglie con i competitori che via via nel tempo eventi più grandi di lui e di noi tutti gli pongono davanti.

In questo senso le figure diverse che si sono susseguite, dal boyscout di provincia, al sindaco di Firenze, al volto giovane di un partito incrostato, a segretario che toglie sorridendo la sedia sotto il sedere ai vecchi potenti, al primo ministro che stenta a prendere confidenza con la stanza dei bottoni per imparare poi assai presto a pigiarli da solo, al campione di italianità capace di fare la voce grossa in Europa, si sono vestite sempre meglio della stoffa del grande politico.

Cosa ci farà vedere la prossima bambola che in futuro inghiottirà il Renzi attuale? Si vedranno i contorni dello statista?

Lo statista è quello che si pone l’obiettivo non solo di riequilibrare ed ammodernare la società, ma anche, e forse soprattutto di saper giocare bene le carte del paese che ha rinnovato, o almeno che sta rinnovando, nel contesto internazionale.

L’Italia, dopo Cavour, non ha avuto importanti statisti. In quella umbertina e post umbertina sono venuti a galla solo politici alcuni per bene, altri intrallazzatori. Mussolini, bravo come politico nella conquista del potere, positivamente impegnato anche se in termini padronali nel riammodernamento dell’Italia, è stato un disastro nel quadro internazionale, facendo puntualmente da un certo punto in poi il contrario di quello che sarebbe stato giusto. De Gasperi e Togliatti hanno ragionato col respiro internazionale, ma paragonarli a Cavour mi sembra di far torto al piemontese. I democristiani che li hanno seguiti hanno fatto un buon lavoro di squadra all’interno del paese, sempre dalla parte dei ricchi, ma internazionalmente non sono andati oltre il fare i compiti assegnati dagli americani. Moro forse sarebbe potuto diventarlo uno statista, ma l’establishment dello scudo crociato lo ha fermato in tempo. Craxi poi, che sembrava poterne avere la stazza, è finito col vivacchiare ricattando la destra e la sinistra, mentre Berlusconi, eccellente come politico in fase iniziale, si è perso poi tra gli interessi e i vizi personali, ridicolizzando il nostro paese agli occhi del mondo.

 

Può essere Renzi il nuovo Cavour? Il cervello ce l’ha buono, nessuno degli uomini di destra in Italia era riuscito prima di lui ad eliminare la pericolosa opposizione di sinistra, occupandone addirittura la macchina organizzativa, per poi mettere in atto un finto confronto con avversari che mai  un italiano minimamente pensante, di destra di centro o di sinistra che fosse, manderebbe in Europa.

Questa posizione la sa sfruttare bene anche all’estero; al contrario di Berlusconi che, quando ha provato a fare il bullo con i tedeschi, è stato cancellato, lui il bullo può farlo tranquillamente. Non può ottenere niente di sostanzioso, ma è sicuro che la bella figura che fa in patria con i tanti italianisti da operetta non gli può costare la ghigliottina: sanno bene infatti al nord che, viste le credenziali dei figuri che gli fanno opposizione, è conveniente tenerselo ancora tra i piedi.

Si metterà questo cervello così furbo al servizio di un Renzi statista?

Il fatto che finora non lo sia stato vorrebbe dire poco, perché qualsiasi statista per potere operare in tranquillità per il paese deve prima consolidare il proprio potere interno, che è ciò che egli ha fatto.

Saranno solo gli storici chissà a registrare questa ulteriore evoluzione. Noi osservatori attuali non possiamo che fare delle considerazioni estetiche, e quindi peregrine. Guardando il ritratto di Cavour si intuisce che dietro quegli occhi e quella fronte si muovevano pensieri grandi. Renzi ultima versione, che sembra dire ad ogni passo che fa “guardate quanto sono diventato importante”, dà un’impressione assai diversa, tale da far prevedere che la prossima contadina russa del giocattolo sarà una delusione.

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Inserito il:15/02/2016 10:50:21
Ultimo aggiornamento:06/02/2019 22:13:30
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