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Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
Anonimo-XIX-parata-napoleonica.JPG
Anonimo –Fine XIX secolo - Parata militare dell'esercito napoleonico, con obelisco e mongolfiere – Museo Bologna

 

Un mondo sbagliato.

 


Come sanno quei pochi amici che hanno la pazienza di leggere le mie passeggiate romane, io continuo a girare la città a piedi.

Così lo scorso martedì, di buon’ora, sono partito da casa, ai Parioli, per poter raggiungere alle 10 lo studio del mio dentista a Monteverde. Il cattivo umore che mi porto dietro ogni volta che vado a farmi curare i denti non era per nulla alleviato dall’idea di avere finalmente un presidente “dalla schiena dritta”, e non pensavo affatto che mentre io sarei stato lì a farmi trafficare in bocca, lui avrebbe giurato.

Traversando Villa Borghese, appena oltre piazza di Siena, sono finito in un inaspettato trambusto: un nutrito plotone di carabinieri con tanto di motociclette e jeepponi  era impegnato a organizzare il parcheggio di un’autocolonna di enormi camion neri dai quali cominciavano a scendere cavalli. Mi è venuto naturale valutare quanti fossero quei quadrupedi che i lugubri carrozzoni avevano iniziato a vomitare: 50, 70 forse addirittura 100.

È stato allora, mentre iniziavo il mio attraversamento della parte viva della città, che mi è tornata in mente la cerimonia che stava per avvenire. Per raggiungere Monteverde ho dovuto innanzi tutto percorrere via Veneto, il largo di Santa Susanna, via Nazionale, piazza Venezia e corso Vittorio; tutto il centro storico era letteralmente invaso da gente in divisa, carabinieri, poliziotti, finanzieri, soldati, marinai, vigili urbani, tutti con i loro generali, colonnelli, capitani, e con i loro automezzi, pullman, cavalli, motociclette e con le loro bande e alte uniformi.

Quanti erano quelli che si preparavano ad accompagnare il presidente che sarebbe andato, come in un gioco dei quattro cantoni, da casa al parlamento, dal parlamento all’altare della patria e dall’altare della patria finalmente al quirinale? E quanti erano quelli destinati a proteggere il percorso da qualche islamista pazzo in vena di prodezze, che se fosse veramente esistito nessuno sarebbe stato comunque in grado di fermare? Non so dirlo, certo molte migliaia.

La fantasmagoria di divise e di esorbitanti e inutili mezzi è cessata proprio nell’imboccare corso Vittorio, appena dopo palazzo Grazioli, dove peraltro continua a sostare un inamovibile presidio di carabinieri che protegge il più importante dei delinquenti. Nel resto del percorso e del tempo che mi ha portato al mio appuntamento, anche per distrarmi, ho provato a fare i conti dei costi di questa cerimonia e di quanta gente se non inutile quantomeno male impiegata popola questa città eterna. Sono numeri importanti, che avrebbero da tempo determinato il fallimento di qualsiasi iniziativa privata. Infatti lo Stato è da tempo fallito, non solo nei numeri ma soprattutto nella missione che dovrebbe svolgere.

Mi sono allora venute in mente le parole del neopresidente a proposito delle sofferenze e delle speranze di chi non ha un decente tetto sotto cui ripararsi e cibo sufficiente da mettere a tavola; non possono non suonare come vergognose lacrime di coccodrillo di un establishment che non sa fare a meno dei suoi orpelli e dei suoi lacchè, che ritiene necessari per darsi una dignità formale che faccia da surrogato a quella sostanziale che non ha.

La mezz’ora trascorsa col dentista mi ha fatto archiviare queste brutte considerazioni, ma purtroppo al ritorno, passando per il piazzale del Gianicolo, la ferita si è riaperta. Era pieno di artiglieri, alcuni addirittura nell’uniforme storica della prima guerra mondiale. Erano lì a sparare le 21 salve dal celebre cannone, mentre le frecce tricolori solcavano il cielo.

Così scendendo da quella collina, etrusca prima che garibaldina, ho ricominciato a pensare a quelli che stentano a campare con 400 euro di pensione, e a quelli che ce l’hanno d’oro, nonché al degrado di tanti quartieri periferici e alla ricchezza delle chiese.

Ho rivalutato così i miei 80 anni, anticamera dell’addio ad un mondo sbagliato.

 

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Inserito il:04/02/2015 18:54:19
Ultimo aggiornamento:06/02/2019 21:59:45
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