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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ma Yidong, Zhu Zhonghui, Qin Zhengyu, Jiang Zhe - Architetti - Noah Oasis Project - 2015

 

Un parere sul referendum.

 

Sul referendum delle trivelle si confrontano verità contrastanti, ed è normale perché, come ci insegna Pirandello, la verità è soggettiva. Questa è la mia.

I contenuti iniziali del quesito referendario erano cinque, quattro, annullati prima della consultazione, sono scomparsi da soli; gli interessi dei petrolieri, battuti da questa cancellazione, si sono arroccati sul quinto quesito lungo mezza pagina e incomprensibile ai più. Se Renzi non avesse fatto propaganda all’astensione con grande probabilità i votanti sarebbero stati meno della metà.

C’è da domandarsi perché si sia fatto male da solo. Qualcuno dice che non è un politico di razza, Andreotti infatti avrebbe lasciato che la cosa scivolasse via nell’indifferenza dei tanti italiani lontani dall’Adriatico e da questi problemi. Intestarsi la battaglia com’è uso fare, anche quando non è necessario, ha risvegliato una sinistra dormiente che non è quella dei D’Alema, Fassina, Cuperlo, Bersani e compagnia cantando, intorcinata ormai su sé stessa, ma quella degli elettori progressisti che finora hanno sofferto di dover votare PD turandosi il naso per mancanza d’altro, o Cinque Stelle, perché proprio non ce la facevano a turarsi il naso.

Vediamo cosa è successo. Ha votato il 32% degli aventi diritto. Ormai in Italia, come quasi ovunque nelle democrazie occidentali, quelli che vanno a votare alle politiche o alle amministrative si collocano tra il 50 e il 60%. Ciò vuol dire che gli elettori nel nostro paese non sono più 50 milioni, ma vanno dai 25 ai 30 milioni.

In questa occasione referendaria, quindi, è andata a votare più o meno la metà del reale corpo elettorale. Visto che Renzi si è intestata la battaglia dell’astensione, questo potrebbe voler dire che la metà dell’elettorato attivo sta con Renzi e l’altra metà contro.

A pensarci però, mentre è sicuramente vero che la metà che ha votato sì è contro di lui, non è detto che chi è rimasto a casa lo approvi.

Quanti sono quelli che erano indisposti? Quanti quelli che non hanno fatto in tempo a tornare dal mare? Quanti gli elettori di destra che hanno pensato fosse troppo faticoso andare a votare solo per far dispetto a un Renzi, che poi è una sorta di amico/nemico?

Se si tiene conto di questo, il numero dei suoi amici dimagrisce, e appare la verità, cioè che lui è in minoranza nell’elettorato attivo.

Perché parlo di risveglio della sinistra dormiente? A quanto pare i sì sono stati l’85% ed è ragionevole pensare che il restante 15 si collochi più o meno a destra. Questa constatazione, che farà anche Renzi, lo porterà a rivedere la sua politica conservatrice cercando di riconquistare questi progressisti che si sono svegliati? Il futuro lo dirà. Io penso che per lui sia molto difficile tornare indietro perché significherebbe sciogliersi da alcuni abbracci, diciamo conservatori, dai quali è difficile districarsi.

C’è da registrare un fatto importante; al termine dello spoglio, si è vissuta in diretta una pagina vera di lotta politica che ha riscattato la televisione da tanti tran tran noiosi presentati come talk show.

Renzi, paventando l’attacco dei suoi avversari sul risultato del voto, in ossequio al principio di chi mena prima mena due volte, si è esibito a reti unificate con un discorso preconfezionato, trionfalistico, fatto di mezze bugie, slogan e richiami melensi che ricordavano talvolta l’Italia delle cartoline, talaltra il popolo di santi eroi navigatori e poeti di Mussolini.

A questa sparata hanno risposto per le rime due personaggi che hanno assunto, per ciò stesso in quel momento, un ruolo di leader. Uno è Mentana, che ha sollevato a buon diritto la bandiera del giornalismo italiano, e per nulla intimidito dal pulpito dal quale parlava il presidente del consiglio gli ha fatto quello che in napoletano si intende come “imparata di creanza”.

L’altro è il governatore della Puglia, Emiliano, che ha risposto con contenuti solidi e coraggiosi agli slogan di cartapesta del presidente del consiglio.

La sinistra aspetta da tempo qualcuno capace di farle rialzare la testa. Emiliano è fuori dai bizantinismi dei nemici di Renzi, interni al partito, che non riescono altro che a fargli il solletico, e ha la stazza politica (oltre che fisica) per fare il capo.

Credo che questo voto gli abbia fatto capire che ha davanti una prateria, a cominciare da questi 12 milioni di sì.

 

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Inserito il:18/04/2016 19:52:55
Ultimo aggiornamento:06/02/2019 22:20:42
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