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Aggiornato al 21/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Barry Faulkner (Keene, New Hampshire, 1881 – 1966) – The Constitution (1936)

 

Aspettiamo l’arca di Noè

di Francesco Lacapra

 

Questa nota discute del sistema elettorale americano, nato con la costituzione, e di come non sia più perfettamente adeguato ai tempi.

Giorni fa, prima delle elezioni di mid-term, a casa di amici, ho avuto modo di partecipare a una interessante presentazione di Ken Taylor, professore di filosofia dell’Università di Stanford (https://philosophy.stanford.edu/people/kenneth-taylor).

Taylor ha raccontato la storia dell’evoluzione della costituzione americana, la cui prima modifica radicale è avvenuta dopo la guerra di secessione, con l’approvazione dei cosiddetti “emendamenti della ricostruzione” (Reconstruction Amendments). Si tratta dei seguenti:

  • Il tredicesimo emendamento (del 1865), che abolisce la schiavitù.
  • Il quattordicesimo (del 1868), che stabilisce uguali diritti di tutti i cittadini di fronte alla legge e lo ius soli (quello vero, non quello di cui si parlava in Italia), consistente nel rendere automaticamente cittadini tutti coloro che nascono nel territorio degli Stati Uniti d’America, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Questa norma era necessaria per far sì che i figli degli schiavi potessero essere cittadini ed è quella che prima delle elezioni Trump voleva sopprimere con un Executive Order (cosa che non è possibile, e che si trascina dietro un terribile odore di razzismo).
  • Il quindicesimo emendamento (del 1870), che proibisce discriminazione nel voto su base di razza, colore della pelle, ecc. ecc.

Naturalmente l’attuazione dei suddetti emendamenti non fu pacifica, soprattutto negli stati del sud e si dovette arrivare alle marce di Martin Luther King e all’approvazione del Civil Rights Act del 1964, voluto da Kennedy e poi attuato da Johnson, per rendere operativo il quindicesimo emendamento.

Sempre Johnson, nel 1965 aveva spinto il Voting Rights Act, che proibiva ogni forma di discriminazione nel voto, demandando al ministero della giustizia il compito di vigilare sugli stati del sud che con legislazione locale tentavano di violarne l’essenza. Purtroppo quest’ultimo atto è stato annacquato nel 2017 con una sentenza dei cinque giudici conservatori della Corte Suprema, contro gli altri quattro. I primi avevano ritenuto la legge “non più attuale, né necessaria”.

Quali sono le storture della democrazia dovute alla costituzione nella sua forma attuale?

  • L’elezione del presidente, come si sa, non è diretta. È invece l’Electoral College, costituito da 538 grandi elettori, che vota per il presidente. I grandi elettori vengono attribuiti ai vari stati, anche se in modo non direttamente proporzionale, tanto che un grande elettore del Wyoming (lo stato meno popoloso) rappresenta circa 190.000 elettori, mentre un grande elettore della California ne rappresenta circa 690.000. Così si spiega come alcuni presidenti siano stati eletti, pur non ricevendo la maggioranza del voto popolare.
  • Nell’elezione del Senato si ripresenta una simile situazione, perché ogni stato dispone di due senatori (cosa ragionevole all’epoca della stesura della costituzione, anche per permettere a stati piccoli di essere d’accordo a far parte della stessa federazione con un grande stato come la Virginia). Però, un senatore del Wyoming rappresenta 1/70 dei votanti, rispetto a un senatore della California, sebbene i due abbiano lo stesso peso legislativo.
  • Nella House il numero totale di rappresentanti è di 435 (ed è stato fissato nel 1911). Sono le assemblee statali che definiscono queste circoscrizioni. I repubblicani hanno usato questo per creare circoscrizioni assolutamente inverosimili, così da minimizzare l’impatto degli elettori a loro sfavorevoli, mediante il meccanismo del “gerrymandering” (esempi di circoscrizioni create con criteri estremi sono qui: https://www.cnn.com/2017/10/03/politics/redistricting-supreme-court-gerrymandered/index.html). Col gerrymandering, ad esempio, in North Carolina i democratici hanno bisogno di circa il 53% dei voti per vincere appena un terzo dei seggi. Le elezioni appena avvenute stanno cominciando a incidere su questo: in diversi stati sono passati referendum che proibiscono questa pratica e i democratici hanno acquisito significative maggioranze nelle camere legislative degli stati che creano le circoscrizioni.

Dato tutto ciò, Ken Taylor pensa che un fenomeno del tutto indipendente possa combinarsi con i precedenti per peggiorare ulteriormente la proporzionalità della rappresentanza parlamentare. Si tratta della marcata migrazione in atto di popolazioni verso le zone che offrono maggiori e migliori opportunità di lavoro, equità di trattamento e qualità di vita, come il Massachusetts, lo stato di New York e la California.

Modifiche alla costituzione potrebbero aiutare, ma possono avvenire solo mediante emendamenti costituzionali che è difficile approvare, perché richiedono maggioranze di 2/3 sia nel Senato che nella House, nonché la richiesta di un’assemblea costituzionale da parte di almeno 2/3 degli stati.

Cosa potrebbe conseguire? Con l’esodo dalle aree rurali, al Senato il rapporto fra elettori e senatori potrebbe divenire sempre più squilibrato a favore di stati come il Wyoming o il Mississippi. Questi elettori potrebbero avere sempre più voce in capitolo in materia di giustizia (i tribunali federali e la Corte Suprema e, di conseguenza, le leggi in vigore), la politica estera (è il Senato che ratifica i trattati internazionali), nonché sulla legislazione stessa.

Non si può neanche pensare che l’impatto della House nelle stesse circostanze possa andare in direzione marcatamente diversa, perché il numero dei rappresentanti è fisso a 435 e le circoscrizioni elettorali non migrano con l’esodo di cittadini. Dunque, il rapporto fra eletti ed elettori sarebbe sempre più favorevole a stati con popolazione inferiore.

Forse l’aggiunta di nuovi stati potrebbe incidere in positivo. Ad esempio Portorico è un territorio americano e gli abitanti sono cittadini USA. Tuttavia, Portorico non è uno stato e non ha rappresentanti al Senato né alla House, né vota nelle elezioni presidenziali. Ma l’aggiunta di un nuovo stato è anche quello un processo politico tortuoso, difficile, complesso e, implausibile. In più, quante di queste situazioni esistono?

Forse la demografia potrebbe cambiare le cose, se ci fosse incremento di presenze latino-americane, asiatiche, ecc. negli stati rurali (cosa che Trump cerca di evitare, frenando l’immigrazione).

Certamente la partecipazione alle elezioni aiuterebbe, se superasse le risibili soglie attuali. In queste ultime elezioni si è raggiunto un record: un massimo di un desolante 47%!

Un’espansione del numero di seggi nella House sarebbe desiderabile e più plausibile (https://www.nytimes.com/interactive/2018/11/09/opinion/expanded-house-representatives-size.html). Questo potrebbe migliorare anche la situazione dell’Electoral College, dove il numero di grandi elettori è ora posto a 538, come numero pari a quello dei senatori (100), più quello dei rappresentanti della House (435), più 3 per il District of Columbia (l’area federale di cui fa parte la capitale Washington e che non appartiene a, né è uno stato). Ma ci sarebbe la volontà politica?

Magari l’emergere di un carismatico leader progressista (sempre che non sia un aspirante dittatorello) potrebbe aiutare a dare energia agli elettori.

Ovviamente, c’è sempre l’imprevedibile. Forse a un certo punto anche nelle zone rurali gli elettori potrebbero vedere la luce e diventare meno bigotti e un po’ più aperti a una visione razionale e illuministica delle cose. Ma se i piani per destabilizzare il sistema di istruzione pubblica continuano, come il pessimo ministro della pubblica istruzione DeVos sta facendo, a favore di quella privata (in cui ha pesanti investimenti) e se la disuguaglianza sociale è perpetuata, l’ignoranza non può che acuire queste tendenze.

Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli. Non sono mai stato marxista, ma qui in America non c’è dubbio che oggi la religione sia un utile strumento usato anche per perpetuare le disuguaglianze e facilitare divisioni e fuga nell’irrazionalità.

Per come stanno le cose, solo affidarsi a vaghe speranze lascia l’amaro in bocca. A meno che non ci affidiamo all’arca di Noè, cosa che Trump sta accelerando in vari modi…

 

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Inserito il:14/11/2018 14:44:34
Ultimo aggiornamento:14/11/2018 14:54:01
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