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Aggiornato al 18/10/2018

Hall Groat II (Cazenovia, New York State, 1967 - ) - Equilibrium

 

Corsi e ricorsi storici

di Peppino Perrotta

 

Ho letto recentemente con grande interesse un saggio su Cicerone scritto centosettanta anni fa dallo storico francese Gastone Boissieur. Il lavoro si basa sull’epistolario del grande avvocato che ha scritto negli oltre quaranta anni della sua attività migliaia e migliaia di lettere, una parte significativa delle quali è giunta sino a noi.

Cicerone non era un grafomane, ma figlio di una società nella quale gli esponenti dell’èlite dominante di cui faceva parte si spostavano frequentemente da Roma nelle lussuose residenze di campagna o intraprendevano lunghi viaggi per affari, o alla testa delle legioni mandate ad allargare i confini della nazione.

Era necessario per loro tenersi informati su quanto accadeva nel cuore politico dello stato, e di farlo con più profondità di quella che consentivano gli “acta diurna“ inviati con regolarità dal senato. Lo facevano scambiando attraverso una fitta rete di corrieri di fiducia notizie pareri e pettegolezzi. Cicerone è stato in contatto epistolare con tanti personaggi poco noti ma anche, ed a lungo, con Mario, Silla, Pompeo, Cesare, Bruto, Antonio e Ottaviano, cioè con i protagonisti di quaranta anni di storia. Queste lettere, attraverso i dettagli e le sfumature che gli scambi personali evidenziano, mettono ben a fuoco la meccanica della lenta morte della repubblica romana.

La solidità dello stato uscito vittorioso dal confronto con Cartagine, di fronte al quale si apriva un vasto mondo da conquistare, poggiava anche, se non soprattutto, su un sostanziale bilanciamento dei poteri, nessuno dei quali poteva non tener conto della forza degli altri.

Dall’epistolario appare chiaro come questi protagonisti si siano passati, nel corso di qualche decennio, il testimone nel menar martellate a questo sano equilibrio, nell’intento, riuscito alla fine ad Ottaviano Augusto, di trasformare una democrazia ormai fiaccata in una dittatura,

Essi hanno combattuto fra di loro piuttosto che con la resistenza degli “ottimati “ che è stata sempre più debole. Lotte senza quartiere e senza pietà per i vinti e peri loro seguaci, uccisi o comunque spogliati dei loro beni.

Non occorre scomodare Gian Battista Vico per fare il parallelo fra quella dinamica storica e quanto sta accadendo oggi alla civiltà occidentale. L’occidente, inteso come l’insieme degli stati uniti dell’Europa, ha conosciuto dalla fine della seconda guerra mondiale, organizzazioni statali basate, come la Roma repubblicana, sull’equilibrio dei poteri; non veri e propri stati di diritto, che non potranno mai esistere finché il cervello umano sarà fatto come il nostro, ma una brutta copia di essi, l’unica possibile corte.

Questa brutta copia ha faticato più di centocinquanta anni ad emergere da quando gli illuministi hanno teorizzato la divisione dei poteri. È rimasta lettera morta fino al 1945 sia in America che in Europa. Gli Stati Uniti hanno dovuto infatti affrontare altre questioni: l’enorme espansione territoriale, lo sterminio degli indiani, la guerra civile e la grande depressione, mentre in Europa i vari Napoleone, Kaiser, Savoia, Borboni, Mussolini, Hitler e due tremendi conflitti hanno tenuto nel cassetto le idee di Montesquieu. Settanta anni fa si è riusciti finalmente a tirarle fuori, anche se, come si è detto, in formato assai ridotto.

Da qualche tempo appaiono però sulla scena e prendono rapidamente forza figure che somigliano molto a coloro che dettero con successo l’assalto alla repubblica degli Scipioni e dei Catoni. Gli amanti della democrazia, ora come allora, fanno una resistenza assai debole.

Se la storia ripete se stessa, c’è da prevedere una serie di guerre tra aspiranti dittatori, non più attraverso scontri tra legioni fidelizzate, ma eserciti di minus habens, utenti del web, sollecitati da una montagna di menzogne.

La crisi è molto più seria di quella provocata cinquanta anni fa da Mussolini e da Hitler, perché allora c’era l’America di Roosevelt che purtroppo oggi si è evoluta in quella di Trump, che è uno di loro. Più che Trump stesso fa spavento il trumpismo latente, capace di generare avventurieri meno folkloristici, ma forse più pericolosi.

Crepi l’astrologo.

 

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Inserito il:02/10/2018 09:15:12
Ultimo aggiornamento:02/10/2018 09:21:16
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