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Aggiornato al 16/12/2018

Vladimir Serov (Emmaus, Russia, 1910 – Mosca, 1968) – Lenin proclaims Soviet Power in 1917

 

E’ morto il diritto di tribuna: una prece

di Peppino Perrotta

 

Noi vecchi, abituati a seguire la politica in un contesto di scontro fra le opinioni reazionarie e quelle progressiste, vere o false che fossero, siamo oltre che sconcertati soprattutto spaesati. E’ come se tutti si fossero messi improvvisamente a parlare cinese. Ne è derivato un distacco fatto di incredulità, scuotimenti di testa e commiserazione per quelli più giovani di noi che saranno costretti a navigare in un mare così infido. Però, in quel tanto o poco di cervello che ancora funziona anche in noi vecchi, continua a rimbalzare una domanda: ma che è successo? Come mai sono cambiate così repentinamente le regole del gioco?

Personalmente sono stato aiutato a trovare una risposta dai tappi nelle orecchie che mi sono messo per non sentire gli innumerevoli nonsensi, volgarità e bugie di cui abbonda l’etere. Dalle riflessioni fatte nel silenzio del mio bunker è venuta fuori chiaramente la risposta: tutto è derivato dalla morte, non improvvisa ma assai rapida del diritto di tribuna.

Per avere il diritto di tribuna, cioè quello di accedere ad un palco che consentiva di esporre ad un pubblico più ampio le opinioni del proprio gruppo di appartenenza , oltre che le proprie, si era costretti a lottare per affermarsi fra i colleghi. Si lottava per aver accesso alla tribuna in tutti gli aggregati politici, sociali, economici, culturali o religiosi che fossero. Chi vinceva accedeva al pubblico, mentre i perdenti erano costretti a far rimbalzare le loro opinioni entro le mura domestiche. Avveniva quindi una selezione dalla quale emergevano, non sempre ma assai spesso, individui che avevano da dar ragione di quel che dicevano non solo a chi li aveva fatti salire sulla tribuna, ma anche al pubblico più vasto che erano stati messi in grado di raggiungere.

Il web, dando il diritto di tribuna a tutti, paradossalmente lo ha ucciso. Nessuno deve più lottare per avere accesso all’opinione pubblica e nessuno ha più l’obbligo di riflettere su quel che le trasmette. Di conseguenza un esercito di sfigati, cretini, perdigiorno, mestatori, vanagloriosi e quant’altro di feccia vi viene in mente di evocare si è riversato nel web. Nessuno si confronta veramente, e nessuno costruisce qualcosa in una nefasta enorme torre di babele. I venditori di fumo approfittano di questa platea, mandano messaggi a effetto che hanno la concretezza degli slogan pubblicitari per le creme che ringiovaniscono, e misurano la loro forza sulla base dei “ like “ che hanno ottenuto a milioni.

Questa purtroppo è la situazione che i funerali al diritto di tribuna hanno generato. Le sedi sindacali, le assemblee di partito, le associazioni culturali e ogni altro contesto nel quale si discute è frequentato da morti viventi. Di nuove idee capaci di frenare questa corsa contro il nulla non se ne vedono all’orizzonte. Bisogna però esser fiduciosi: l’umanità è sopravvissuta alle glaciazioni, figuriamoci se i posteri non saranno capaci di usare meglio il web.

 

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Inserito il:22/07/2018 17:34:22
Ultimo aggiornamento:01/08/2018 10:40:06
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