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Aggiornato al 16/08/2018

Mark Bryan (Southern California, 1950 - ) - The Nightmare (2017)

 

Fantapolitica? Speriamo

di Francesco Lacapra

 

Spero proprio di sbagliarmi di grosso nel valutare quello che sta accadendo negli Stati Uniti.

Tre classi di eventi stanno temporalmente convergendo:

  1. Le indagini dello Special Counsel Robert Mueller (investigatore sulla potenziale collusione fra Donald Trump e la Russia) stanno accelerando.
  2. Crescenti scandali causati dal presidente continuano a emergere.
  3. Continui ribaltoni nel governo Trump stanno determinando l’uscita di alcune fra le persone con gli incarichi più rappresentativi.

Come è noto, le indagini di Mueller si sono fatte via via più pressanti e l’ultimo evento è l’emissione di una sub poena[i] nei confronti dell’organizzazione commerciale di Trump. La sub poena impone la consegna di documenti che includono le interazioni con la Russia. La cosa importante è che l’entità alla quale la richiesta è stata indirizzata non è né la Casa Bianca, né la Transition Team che ha orchestrato l’ingresso nella Casa Bianca di Trump, né i membri della sua campagna elettorale, ma piuttosto l’organizzazione commerciale di Trump. Questo evidenzia che Mueller e i suoi investigatori stanno ora analizzando i legami economici che Trump aveva o stava cercando di mettere in piedi con la Russia anche prima delle elezioni e che potrebbero essere connessi a transazioni, prestiti o quant’altro, tali da poter costituire leve di pressione su Trump.

Intanto, la maggioranza della commissione della Camera che investigava sulle interazioni Trump-Russia ha prematuramente chiuso i lavori, pubblicando una dichiarazione unilaterale in cui si scagiona Trump da qualsiasi collusione. Il bello è che questa è la commissione della quale era presidente il rappresentante Nuñes, che si era dovuto autoricusare, per essere stato colto in fallo nell’interagire con Trump. I democratici nella commissione hanno votato contro la chiusura delle indagini ma, essendo in minoranza, sono stati ignorati.

In tutto questo Andrew McCabe, vicedirettore dell’FBI, pesantemente vituperato da Trump e compagni da quando era divenuto direttore ad interim della stessa agenzia, dopo il licenziamento di Comey, si era messo in aspettativa qualche settimana fa e aveva dato le dimissioni, che sarebbero divenute operative questo mese. Due giorni prima del termine della sua attività di 21 anni all’FBI è stato licenziato dall’Attorney General Sessions. Questo, fra l’altro, dovrebbe togliergli la pensione. Sembra che la cosa sia determinata dal giudizio di un ispettore generale dell’agenzia che ha stigmatizzato il “lack of candor” di McCabe in relazione all’indagine su Hillary Clinton. Analisti a conoscenza dei fatti dicono che in FBI non si era mai visto un licenziamento così rapido. Vale anche la pena di leggere la dichiarazione di McCabe. È qui:

https://www.nbcnews.com/politics/politics-news/read-former-fbi-deputy-director-andrew-mccabe-s-full-statement-n857511?cid=sm_npd_nn_fb_ma.

È interessante che il giorno dopo il licenziamento, l’avvocato di Trump abbia richiesto la terminazione dell’indagine di Mueller, perché inquinata dalla presenza di McCabe all’FBI. Si capisce bene dunque dove punta Trump. Se non avesse nulla da temere, non avrebbe necessità di far chiudere l’indagine.

Il crescente scandalo della relazione con la pornostar Stormy Daniels è su tutte le prime pagine. A nessuno, neanche agli evangelici, importa nulla della relazione extraconiugale. Ma il pagamento effettuato alla pornostar per spingerla a tacere è cosa ben diversa, perché potrebbe facilmente comportare una grave violazione alle leggi sule spese elettorali.

Allo stesso tempo, Trump ha sommariamente cacciato il Segretario di Stato Tillerson, nominando in sua vece Mike Pompeo, fin qui capo della CIA.

Tillerson, d’accordo con Trump, si era distinto per la sua volontà di minare alla base il Dipartimento di Stato, con conseguente pesante emorragia di diplomatici di carriera e nessuna volontà di assumere persone con competenze adeguate. Molti ritengono che ci vorranno anni per rimediare ai danni fatti. Questo è molto preoccupante, perché i diplomatici di carriera sono i soli che possono tenere in piedi una politica estera basata su precedenti storici, conoscenza dei fatti, interazioni positive e capacità di dialogo. Per altri versi, Tillerson si era mostrato complessivamente alquanto moderato e aveva cercato di arginare i tentativi del suo capo di cancellare l’accordo nucleare con l’Iran e la fuoriuscita dagli accordi climatici di Parigi.

Mike Pompeo, persona di notevole intelligenza e acume[ii], è riuscito a presentarsi a Trump come voce amica e consigliere fidato. È però un vero falco. In particolare, detesta come Trump l’accordo nucleare con l’Iran e vorrebbe ridurre la Nord Corea alla ragione con la forza.

Dopo le dimissioni di Gary Cohn, Trump ha nominato Larry Kudlow[iii] (conservatore e forte sostenitore della fallimentare “trickle-down economics”) suo Chief Economic Advisor.

Trump ha anche detto di voler eliminare altri membri del suo attuale governo per sostituirli con personalità più vicine al suo modo di pensare. Tra l’altro vuole mandar via il generale McMaster, National Security Advisor, voce competente e moderata, favorevole al trattato con l’Iran e convinto dell’impatto della Russia sulle elezioni presidenziali del 2016 e potenzialmente sulle prossime. Fra i candidati alla successione, Trump sta prendendo in considerazione John Bolton, guerrafondaio ben riconosciuto.

Si ritiene che il generale Kelly (Chief of Staff) sia anche lui spinto verso l’uscita.

Non c’è dubbio che a questo punto Trump si senta significativamente minacciato dalle indagini di Mueller, che gli si avvicinano sempre più e dagli scandali che vanno montando. I ribaltoni nel governo voluti da Trump sono volti a creare un seguito di subordinati assolutamente lealisti. Nel meglio e nel peggio, i tre generali al governo: Mattis (meglio), McMaster e Kelly (peggio), nonché Tillerson e Cohn avevano parzialmente arginato l’operato irrazionale e dilettantesco di Trump. Con l’eliminazione di alcuni di costoro e l’avvento dei falchi, Trump potrebbe cominciare a creare i presupposti per un conflitto armato (Iran? Corea del Nord?), allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal resto e cementare attorno a sé la solidarietà nazionale.

Spero proprio che questa sia una lettura fantapolitica della realtà, ma con i chiari di luna ai quali questo immaturo narcisista ci ha esposto, il dubbio è lecito, perché per Trump un ancora improbabile, ma possibile impeachment sarebbe molto più pericoloso di una guerra, che su di lui avrebbe scarso costo personale.

 

[i] Una sub poena è una richiesta ultimativa, nel senso che la parte in causa non può rifiutarsi di ottemperarvi.

[ii] Pompeo era stato il miglior diplomato della sua classe all’accademia militare di West Point e si era brillantemente laureato in legge ad Harvard.

[iii] Kudlow non ha alle spalle studi da economista ed è un commentatore televisivo che, fra le altre cose, nel 2007 e 2008, lungi da riconoscere il verificarsi di un’impressionante recessione aveva continuato a dichiarare che le riforme economiche di Bush avrebbero portato ad altri anni di prosperità economica.

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Inserito il:19/03/2018 08:35:57
Ultimo aggiornamento:19/03/2018 08:41:33
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