In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vera Boldt (Harsum, Germania - Contemporanea) - Big Brother

 

Fantascienza e politica

di Francesco Lacapra

 

Quando avevo undici o dodici anni, comprai un numero della rivista di fantascienza Urania che raccoglieva i tre racconti della “Trilogia Galattica” di Isaac Asimov. Per me fu un colpo di fulmine. I racconti descrivevano una civiltà nel remoto futuro che aveva inventato una scienza denominata “psicostoriografia”. Era una sintesi di psicologia applicata alle masse e statistica, che consentiva di prevedere l’evoluzione di grandi masse di popolazione e permetteva di valutare strategie operative che consentissero di evitare catastrofi, come prolungati periodi di anarchia.

Veniamo ad oggi ed ipotizziamo che esista la psicostoriografia. Potrebbe avere un impatto sul modo di “gestire” le elezioni.

In fondo basterebbe costruire un modello concettuale dell’elettorato, valutarne le tendenze, sperimentare per capire in quale misura gli elettori rispondano a diversi tipi di messaggi e, dopo adeguata sperimentazione, tentare di persuadere gli elettori ad andare nella direzione auspicata.

Certo, questo richiederebbe modelli psicologici sofisticati, tali da consentire di apprendere in quale misura individui con certi attributi possano reagire. Richiederebbe anche piattaforme capaci di acquisire informazioni di dettaglio su grandi fette della popolazione e di erogare messaggi e stimoli tali da consentire l’esecuzione di esperimenti, nonché di raccoglierne i risultati. Richiederebbe poi grandi capacità di calcolo per elaborare e memorizzare i dati e, di conseguenza, grandi capitali per poter realizzare tutto ciò.

A ben vedere, in certi casi chiunque si misurasse con imprese di queste dimensioni potrebbe avere probabilità di riuscire a manipolare l’elettorato molto meglio qualora quest’ultimo fosse diviso. In tal caso, se esistessero gruppi di indecisi, sarebbe facile pilotare le loro scelte molto di più di quanto non sarebbe il caso con elettori ben radicati nelle loro opinioni e far sì che fossero costoro a orientare l’ago della bilancia nella direzione prescelta.

La conseguenza sarebbe che varrebbe innanzitutto la pena di dividere e radicalizzare gruppi chiave in modo da dividere gli elettori e poi orientare i maggiori sforzi verso un numero più modesto di elettori indecisi.

Poi, varrebbe la pena di sperimentare il sistema in aree di prova, possibilmente meno visibili e dove risultati elettorali inaspettati farebbero meno scalpore. Se l’esperimento funzionasse, allora si potrebbe tentare di applicarlo a contesti anche più importanti.

Incidentalmente, il tutto potrebbe portare a remunerazioni cospicue ove si raggiungessero gli obbiettivi desiderati. Certamente esistono gruppi disposti a spendere anche capitali ingenti per pilotare i risultati di elezioni democratiche.

Supponiamo dunque che con una classificazione degli elettori mediante un numero di parametri fra duemila e cinquemila si riescano ad identificare le propensioni e sensibilità della maggioranza delle persone. Supponiamo poi che esista una piattaforma di accesso generale e facile che permetta di rilevare tali parametri, ad esempio attraverso l’esame delle abitudini di acquisto o sulla base dell’entusiasmo o del rigetto per cose, posizioni, idee e così via, nonché attraverso semplici e divertenti “test” volti a evidenziare le virtù o peculiari capacità di ciascuno. Supponiamo anche che esista una piattaforma di accesso universale in grado di erogare messaggi ad personam che possano scatenare reazioni e orientare opinioni.

Be’, se ci fosse tutto questo, allora sarebbe forse possibile pilotare le elezioni nei contesti desiderati.

La verità è che tali piattaforme esistono: si chiamano in primis Facebook e Twitter e, poi, Google e Amazon.

È necessario disporre di un’entità capace di organizzare e coordinare il tutto. Be’, anche questa esiste (anzi esisteva): il nome era Cambridge Analytica fondata da nomi noti come Steve Bannon e finanziata dai miliardari Mercer.

Allora perché non attuare quanto descritto con un test in un’area di poco interesse? Per esempio, in un posto come Trinidad e Tobago, dove una delle fazioni in ballo per le elezioni era favorevole a sponsorizzare l’operazione.

Il test delle elezioni in Trinidad e Tobago si svolse ed ebbe successo, producendo i risultati sperati. Valeva quindi la pena di fare altri esperimenti. Ad esempio in Romania. Anche qui con pieno successo.

Si poteva dunque tentare con bersagli più grossi: prima Brexit, poi le elezioni Americane.

Ben conosciamo il successo ottenuto nel referendum sulla Brexit e nelle elezioni presidenziali americane del 2016.

A questo punto la fantascienza si fonde con la realtà.

Nel frattempo le metodologie di Cambridge Analytica (ormai liquidata) sono migrate altrove. Facebook è sempre più in sella e lo schema si ripete. Certamente ha avuto un impatto anche sulle elezioni italiane.

Per questo è importante che gli elettori si rendano conto che prestare fede a notizie false e strumentali e fomentare divisioni facilita la creazione e l’individuazione di quella frazione di indecisi che possono essere pilotati nel determinare i risultati di ogni elezione.

Per chi desiderasse dettagli c’è un bellissimo documentario denominato “The Great Hack” (https://youtu.be/iX8GxLP1FHo) che descrive e spiega con diligenza e attenzione il tutto. E purtroppo non è fantascienza.

 

Inserito il:02/08/2019 16:02:10
Ultimo aggiornamento:02/08/2019 16:15:04
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology