In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 16/12/2017

Jessie J De La Portillo (Miami, Contemporary/New York) – White House

 

L’ultima vergogna

di Francesco Lacapra

 

Il Congresso americano è sotto il completo controllo del partito repubblicano: sia nella camera dei rappresentanti sia nel senato. Dal punto di vista legislativo, da quando Trump è presidente, pur in presenza di una maggioranza così chiara, il congresso ha concluso poco o nulla, mentre molto è stato fatto per via extralegislativa, eliminando tutele e protezioni individuali e ambientali.

Recentemente il tentativo di smantellare l’Affordable Care Act, anche noto come Obamacare, che aveva permesso a venti milioni di americani di essere coperti da assicurazione medica era fallito grazie al voto negativo dei senatori Collins (Maine), Murkowski (Alaska) e McCain (Arizona).

I tre erano stati osannati. McCain[1] aveva poi parlato al senato, condannando la logica partigiana che aveva dominato il congresso di recente. In particolare, nel suo discorso di largo respiro e da vero statista, aveva pesantemente attaccato i tentativi di far passare leggi accettate da una sola parte politica, non discusse a fondo, con contributi e possibili emendamenti da parte di entrambi gli schieramenti.

Venerdì, primo dicembre, a tarda sera, il senato ha approvato una riforma delle tasse che creerà una voragine di almeno mille miliardi di dollari su un periodo di dieci anni nel debito pubblico. La maggioranza degli analisti propende per cifre anche maggiori e persino fonti molto legate al partito repubblicano parlano di almeno cinquecento miliardi. Questa riforma riduce la tassazione delle società dall’attuale massimo del 35% al 20% e produce grossi sconti fiscali per gli strati più abbienti della popolazione, a discapito di quelli che hanno meno. Fra l’altro, introduce agevolazioni fiscali per proprietari di aerei e di campi di golf. Di fatto è un colpaccio per i plurimilionari. I repubblicani hanno spinto per questo perché da un lato il loro bilancio legislativo per il 2017 era nullo e, soprattutto, perché coloro che sovvenzionano l’elezione di rappresentanti e senatori repubblicani avevano chiaramente dichiarato che in assenza di questo risultato, i loro contributi politici ai repubblicani sarebbero spariti.

La nuova legge, fra l’altro, elimina il cosiddetto “individual mandate” che, spingendo anche coloro in ottima salute ad avere un’assicurazione per le malattie, permette di creare un pool più ampio di assicurati e di abbassare complessivamente i costi dell’assicurazione per tutti.

In aggiunta a tutto ciò, anche le poche agevolazioni per gli strati meno abbienti scadono dopo dieci anni, mentre il resto è definitivo.

Altri due elementi:

  • La legge non è ancora operativa. Per poterlo diventare deve essere riconciliata con un simile disegno di legge approvato dalla camera dei rappresentanti e poi deve essere firmata da Trump. Nessuno dei due passi appare particolarmente problematico. La camera ha la stessa maggioranza del senato ed è altrettanto sensibile alle richieste di chi dona al partito. Trump poi può finalmente citare un successo legislativo e, naturalmente, ottenere cospicui vantaggi economici personali dalla nuova legge.
  • La legge è stata presentata in un documento di quasi cinquecento pagine, con cospicue sezioni modificate a mano e difficilmente leggibili (come nell’immagine). I senatori non repubblicani hanno avuto circa un paio d’ore di tempo per guardarla (certamente non esaminarla nel dettaglio) prima del voto.

Le rosee previsioni sui risvolti positivi della legge sono risibili. Si basano sul fatto che la legge crei un moltiplicatore nella crescita del Prodotto Interno Lordo, tale da compensare la riduzione delle aliquote fiscali.

È un tipico approccio alla “trickle-down economics” (basata sul falso asserto che tanto meno le aziende o gli investitori pagano in tasse, tanti più posti di lavoro si creano e tanto più finisce nella busta paga dei lavoratori).

Naturalmente, è dimostrato che la cosa non funziona così. Già oggi ci sono molte grandi aziende che annegano nei profitti e questo non produce nulla del genere. Le aziende preferiscono acquistare le loro azioni per alzare le loro quotazioni in borsa e arricchire i bonus dei loro CEO.

Negli anni questa pseudo-teoria economica è stata completamente screditata dai fatti. Molte aziende preferiscono far figurare i loro profitti all’estero, dove la tassazione è spesso quasi inesistente. Dato che la nuova legge non prevede penalità per chi fa questo, non si vede perché le Goggle, Apple, Amazon e così via si debbano sentire spinte a cambiare metodi. E quindi la riduzione delle aliquote per le grandi aziende è irrilevante, perché comunque già oggi pagano ancor meno in tasse.

In questo voglio aprire una breve parentesi su queste aziende. Spesso sono censurate perché operano in questo modo, ma la realtà è che loro fanno esattamente quello che devono fare. Se non lo facessero, i loro azionisti potrebbero denunciare gli amministratori per gestione incompetente. Il problema vero è che non esiste legislazione che impedisca questo modus operandi. E con questa legge continua a non esistere. È questo uno dei noccioli della questione.

Il deficit aggiuntivo che la nuova legge causerà dovrà essere coperto almeno parzialmente. I repubblicani hanno già annunciato che questo sarà fatto mediante tagli a Medicare (l’assicurazione medica che copre le persone oltre i 65 anni) e alle pensioni.

Di là dal triste fatto che questo è un grande regalo agli extraricchi, a discapito di chi porta a fatica a casa un salario e che il partito repubblicano è sempre più la cinghia di trasmissione dei plutocrati, mi hanno lasciato di sasso gli atteggiamenti delle senatrici Murkowski, Collins e, ancora più, del senatore McCain.

Le prime due hanno portato a casa agevolazioni ad hoc, che possono interessare ai loro elettori (almeno quelli abbienti) e non hanno fatto una grinza sull’eliminazione del mandato individuale di Obamacare che, si prevede, causerà l’aumento dei costi di assicurazione e l’uscita di dieci milioni di persone dal novero di chi è coperto da un’assicurazione malattie. In occasione del tentativo di cancellazione di Obamacare, sembrava che la cosa non fosse accettabile per loro. Ora lo è.

McCain poi, oltre a tradire il suo precedente voto su Obamacare, ha dimostrato la sua lampante ipocrisia in relazione a quello che era apparso come un coraggioso discorso al senato. Aveva deprecato misure unilaterali e la mancanza di discussione sui provvedimenti di legge prima del voto. Certo: circa due ore per lasciare digerire all’opposizione un provvedimento di cinquecento pagine, parzialmente scritto a mano sono più che adeguate per una disamina e discussione approfondita!

Nel frattempo Trump continua a sotterrarci con tweet demenziali o razzisti, mentre riesce a degradare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo. Peccato che con la maggioranza parlamentare attuale non si arriverà ad un impeachment.

Che vergogna! Speriamo che gli elettori si rendano conto di quanto sta accadendo.

 

[1] McCain fu prigioniero di guerra in Vietnam, dove si distinse per comportamenti eroici. Fu anche il contendente alla presidenza contro Obama nel 2008.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:04/12/2017 08:51:43
Ultimo aggiornamento:04/12/2017 09:01:00
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology