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Aggiornato al 18/10/2018

Gustav Klimt (Baumgarten, Vienna, 1862 - 1918) - Woman with Fan

 

L’uomo e il femminino

di Peppino Perrotta

 

Le contraddizioni legate all’attuale sviluppo economico, sociale e politico sono molteplici: noi vecchi abbiamo il privilegio di poterle guardare senza troppa preoccupazione per il fatto che saranno altri ad andare a sbattere. Ce n’è però una che ci riguarda. La forza della vecchiaia è stata da sempre la saggezza, mentre oggi nessuno ci viene più a chiedere consigli. Il motivo è chiaro ed è qui che si manifesta la contraddizione: la società fa di tutto per allungarci la vita e contemporaneamente si modifica in ogni campo ad una velocità tale dal rendere del tutto inutili le nostre esperienze. Insomma alleva e coccola un esercito smisurato che considera zombi.

Eppure qualcosa che non invecchia l’abbiamo imparato. Per restare attaccati al mondo non ci resta che trasmettere, non richiesti, la nostra “saggezza” sui pochi temi che non invecchiano. Uno di questi è il femminino. Con l’esperienza ultraottuagenaria vale la pena costruire intorno ad esso un microscopico saggio. Insomma questa è l’età giusta per parlare di donne con cognizione di causa e senza troppi peli sulla lingua.

I sentimenti che esse hanno generato in noi sono stati nel tempo i più vari e spesso contraddittori: bisogno di esser protetti o di proteggere, amor sacro e amor profano, gelosia, lussuria, fedeltà, trasgressione. Visto dall’alto di questa età il femminino appare un girotondo di tante pulsioni che ruotano intorno a qualcosa che le donne hanno opportunamente fra le gambe e che illumina la scena al punto di esserne l’assoluta protagonista.

Guardiamo innanzitutto il fenomeno nella sua evoluzione storica. Il femminino anche nella sua accezione più materiale non è vecchio quanto l’uomo. E’ un portato della civiltà, come l’arte e la scienza. Nella preistoria, quando gli uomini si accoppiavano come le bestie, mancava intorno all’oggetto del desiderio il girotondo cui abbiamo accennato che, espressosi liberamente nel paganesimo, è stato oggetto di repressione dalle religioni monoteiste. Esse però hanno perso (e non poteva che andare così) clamorosamente la guerra. I mussulmani hanno tentato di privatizzare la questione e i cristiani le hanno mandato contro la verginità che è il suo esatto contrario. Ma il femminino ha rotto i cancelli dell’harem, ed è passata fra i veli del burka. Quanto alla chiesa cattolica, dopo duemila anni di inutili lotte, anche il Papa ha dovuto dichiarare ufficialmente che il sesso (e lui sapeva bene di quale cosa in concreto andava parlando) è un dono di Dio.

Puntiamo ora la luce sulle varie figure che girano intorno a quel magico centro cominciando dall’amore eterno, quello senza se e senza ma ed anche senza tempo. La ricerca dell’anima gemella è quasi sempre ciò che spinge, consciamente o inconsciamente un ragazzo verso l’altro sesso. Una ricerca che prende corpo sui banchi di scuola, e che viene archiviata prima o poi nel tempo con la convinzione che l’anima gemella non esiste. Il prima o poi è un tempo che varia ampiamente da soggetto a soggetto. C’è chi arriva a questa conclusione ancora da giovane e chi, forse la maggioranza, ha bisogno di fare più esperienza per rendersene conto. C’è infine chi la cerca fino a tarda età, per arrendersi solo da vecchio. Non so se siano esistiti uomini che hanno percorso tutta la vita e sono rimasti fino alla morte con la convinzione di averla trovata. Se sì, si è trattato certamente di mosche bianche.

Quel che spesso accade è che, quando la fine della vita è comunque prossima, l’essere umano tende a recuperare la propria identità, le proprie origini e dà più spazio ai propri egoismi; così anche le unioni più solide si trasformano, passando da dedizioni senza se e senza ma, ad un patto di mutua e nel migliore dei casi amorevole assistenza fra due soggetti ben distinti. Allora il titolo di anima gemella rimasto come una antica medaglia sul petto della persona con cui egli dorme, scompare. Egli ha provato forti sentimenti con più di una donna, nella vita, prima di arrivare ad unirsi con quella con cui condivide la vecchiaia e il suo ultimo amore gli appare, anche se il più importante, uno fra gli altri. Non resiste l’anima gemella anche nelle coppie che hanno fatto le nozze d’oro. Riemergono ricordi di rinunce fatte o di amori adulterini spenti, talvolta con difficoltà per amore dei figli o solamente per quieto vivere. Ed anche qui medaglia scompare.

Due parole sulla gelosia, altro ballerino che gira intorno al nostro femminino: parliamo della gelosia che provano gli uomini che diversamente da quella femminile poggia su un retaggio ancestrale che ha a che fare col dominio. Essa spesso riguarda il fisico e combatte la civetteria, arma anch’essa protostorica delle donne. Naturalmente oltre che con il possesso la gelosia è legata anche all’amore, perché non si è gelosi di una donna con cui si hanno rapporti sentimentali marginali. Il paradosso è che amore e possesso sono due sentimenti che fanno a schiaffi fra loro, ma spesso sono costretti a coabitare nello stesso cocktail. Sta alla abilità del barman non far diventare la bevanda assai sgradevole.

Ma quale è la legge che regola la durata del rapporto con una donna? Non parliamo di quello carnale, tema scabroso che in qualche modo andrà affrontato, ma di quello sentimentale. L’amore per una donna nasce per varie ragioni, legate soprattutto a tempi diversi della vita: in gioventù a seguito di una incosciente spinta biologica, nella maturità a causa di una comunanza di idee o di interessi, in senescenza come antidoto alla solitudine. Spesso muore, talvolta per consunzione, talvolta di morte violenta.

Quando non muore, l’amore si trasforma nel tempo in sentimenti meno accesi: affetto, fratellanza, compagnia. Si tratta di evoluzioni indolori se il downgrading (se così questi passaggi possono essere definiti) si muove con lo stesso ritmo e lo stesso passo di quello della controparte. Altrimenti si fa fatica a ballare insieme e ci si pesta i piedi.

Dall’alto degli ottant’anni vien fatto di chiedersi se si debba augurare ad un ipotetico nipote di avere nella vita molti, pochi o addirittura un solo amore. Considerando che l’anima gemella non esiste, sarebbe da augurarsi che egli viva molte volte le emozioni di innamorarsi e di scoprire il corpo e la testa di una donna dalla quale si è attratti; si tratta di momenti bellissimi che ripagano le inevitabili sofferenze e delusioni quando la storia finisce.

C’è però qualcosa che pesa sull’altro piatto della bilancia. Il rapporto col femminino è importantissimo, se non fondamentale, nel processo di formazione e di inserimento nel sociale che richiede continuità. La profondità di una lunga unione monogamica può ampiamente ripagare la malinconia che deriva da quel processo di downgrading al quale si è accennato. Sembrerebbe l’uovo di colombo augurare a questo nipote di puntare nella vita ad un lungo rapporto monogamico, insaporito da avventure extraconiugali. Sarebbe però un pessimo suggerimento a meno che il ragazzo, oltre ad essere un funambolo, fosse anche poco generoso di sè, altrimenti non sarebbe capace di “bere e sciusciare” come recita una massima genovese.

Ma quanto è vasta l’attenzione al femminino di ogni singolo uomo? Moltissimo, va fin dove arriva lo sguardo ed il pensiero. Egli ne è avvolto, e sotto molti aspetti condizionato fin dalla nascita, ma prende coscienza delle dimensioni di questo problema nella pubertà. Non stiamo parlando qui dell’influenza particolare di alcune donne nella sua vita ma di tutte quelle che incontra con lo sguardo o immagina col pensiero, sempre che siano anatomicamente sviluppate e non abbiano perso del tutto con l’età le loro forme. Si tratta di un rapporto che ha innumerevoli sfumature che vanno dal lampo fugace di interesse per un sedere o un interno cosce sapientemente evidenziato da un calzone ben attillato, attraverso una serie di passaggi in crescendo, fino alla decisione di attivarsi per materializzare un rapporto. Il fatto che i più alti toni di questo interesse riguardino un numero limitato di uomini non dipende da una carenza di istinto ma da una serie di freni quali l’educazione, le convenzioni sociali, i limiti delle proprie risorse fisiche e mentali e nei più nobili la fedeltà al partner.

L’uomo è attratto dal femminino di tutte le donne del mondo che rientrano nei parametri indicati, tranne che da quello delle persone strettamente familiari: madre, figlie, sorelle. E’ un limite che ha imposto il misterioso autore della evoluzione della specie solo per il fatto che i figli nati nel rapporto fra consanguinei possono nascere con un fardello di tare ereditarie. Questa attenzione generalizzata non è ossessiva perché il femminino, pur sempre presente, si intreccia con una pluralità di altri interessi nella vita, a meno naturalmente di casi patologici. Di patologie negative c’è da registrare quella del ginecologo che durante la giornata si confronta visivamente e con i polpastrelli con una quantità di femminino che la metà basta. Non deve essere facile per lui, quando si trova la sera offerto, se pur su un piatto d’argento, quello della moglie, compiere il suo dovere coniugale.

Un altro degli argomenti che girano, come ballerini di fila, intorno all’etoile è il corteggiamento, pratica istintuale non solo negli esseri umani ma in tantissime specie animali. La società puritana che ci ha preceduto di due o tre generazioni tendeva ad ingabbiare il corteggiamento entro un rituale e legarlo esclusivamente all’obiettivo matrimoniale; condannava quindi come peccato ogni avance a fini solamente sensuali ancorché praticata da uomini celibi nei confronti di donne adulte libere socialmente. Allora il sesso extraconiugale, ammesso e accettato, era solo quello mercenario.

Oggi, come si sa, le cose vanno diversamente e il corteggiamento a donne anche sposate non fa scandalo, se non come è ovvio per il marito. A patto naturalmente che non ecceda. La linea di demarcazione fra il lecito e l’illecito è difficile da individuare, perché si tratta di un gioco che si fa a carte coperte. C’è chi pensa che si trasbordi nell’illecito quando le proposte anziché essere filtrate dall’educazione imboccano la via della chiarezza o ancor più dello sboccato e del triviale. Personalmente non credo che sia questo il giusto criterio di demarcazione. Giova a questo proposito ricordare la nota storiella di un giovane che avendo invitato a ballare una ragazza appena conosciuta, al terzo passo di danza le propone di andare a letto. Riceve un ceffone e la danza si interrompe. Dopo un po’ la giovane, pentita di aver agito cosi bruscamente, lo avvicina per scusarsi ma anche per redarguirlo. “Se lei usa normalmente questo tipo di approccio, chissà quanti ceffoni avrà incassato“. “E’ vero. Ma non sa quante volte mi è andata bene.”

La vera linea di demarcazione fra il lecito e l’illecito è data, io credo, dal rapporto di potere che c’è fra corteggiatore e corteggiata. Finché lei può impunemente dire di no, tutto o quasi tutto è lecito; se però l’oggetto del desiderio è in qualche modo, anche indiretto, sotto scopa, come si dice, il corteggiamento più che sconsigliato, è vietato, in primis dalla morale.

Non capita di frequente agli uomini di essere oggetto di corteggiamento. Le donne molto raramente si propongono in modo palese perché ancor oggi, malgrado l’evoluzione sociale, temono di sputtanarsi. Quando decidono di farlo si limitano ad emettere un segnale verde di via libera talvolta generalizzato, talvolta chiaramente limitato a qualcuno in particolare. Se si è convinti che non ci sia dietro un secondo fine poco onesto, è difficile trattenersi dall’accettare. Se ci si rifiuta ciò è dovuto più spesso alla fedeltà alla propria partner che alla scarsa avvenenza della proponente, perché ancor oggi, contrariamente che per le donne, per gli uomini ogni lasciata è persa.

Abbiamo finora girato intorno al cuore del problema, un po’ come, alla fiera di paese, fa l’imbonitore che per radunare la folla prima racconta qualche storiella o fa un gioco di prestigio, poi tira fuori il pelapatate.

Il nostro pelapatate, che un salottiero aggettivo sostantivato definisce “femminino”, è qualcosa che indica in primo luogo i più attrattivi attributi fisici delle donne e, a rimorchio, quelli della loro psiche, sempre interessanti ma un po’ meno. Il fatto che la più femminile delle cose la si declini paradossalmente al maschile non deve fare impressione: è cosi nel dialetto siciliano e chissà in quanti altri.

Studiamolo, questo oggetto del desiderio innanzitutto attraverso il lungo viaggio che l’uomo fa alla sua ricerca. Un viaggio che comincia con la pubertà e non finisce mai. C’è un lasso di tempo, che varia da individuo ad individuo ma che comunque non è breve, che va da quando si intuisce la magia di quel che hanno le donne fra le gambe a quando quel mistero lo si tocca con mano. Solitamente non è con l’aiuto delle ragazze che si solleva il velo, ma è con quello di qualche compagno più grande o dei media, che una volta erano le enciclopedie ed oggi è wikipedia. L’iniziazione, rispetto a cinquanta o cento anni fa, è anticipata nel tempo, ma il processo è ancor oggi del tutto maschile; le ragazzine c’entrano poco anche perché non hanno ancora capito bene esse stesse l’importanza di quel che portano in giro.

E’ questo il periodo nel quale si ha che fare con la testa piuttosto che con il corpo delle ragazze; il tempo dell’innamoramento sui banchi di scuola sui quali si comincia a capire che il cervello delle femmine non è proprio uguale a quello dei maschi: meno immediato, più raffinato e spesso più contorto. Le pene d’amore di quegli anni scontano la maggior abilità delle ragazzine di illudere, sgattaiolare e farsi desiderare.

La donna a questa età è un sarchiapone tagliato a metà all’altezza dell’ombelico, se non addirittura del collo. Ha la testa di una ragazza reale e, sotto, il corpo di una donna immaginaria, che non si riesce bene a spogliare ed a frugare nell’intimità per chiarire definitivamente di che si tratta. Una volta il compito di far piena luce era affidato al bordello. Oggi provvede molto più opportunamente una ragazza più grande o più svelta delle altre.

L’epoca successiva è quella dell’esplorazione diretta e della conseguente maturità sessuale. Una esplorazione che porta a capire quanto il femminino sia un sistema complesso fatto da una psiche che rimarrà un mistero tutta la vita e da un aspetto fisico assai più governabile che va oltre il monte di venere e che si impara a gestire, nella misura in cui si riesce a farlo, attraverso l’esperienza. La necessità mentale e fisiologica ad un tempo di portare avanti questo acculturamento condiziona profondamente e talvolta drammaticamente la vita dell’uomo negli anni della miglior efficienza fisica e mentale. Essa infatti è una delle concause, se non la ragione unica, della fine di un matrimonio, dell’abbandono dei figli o del cambio di lavoro e di residenza fino al compimento di reati. L’uomo fa fatica a vedersi cosi gestito dal femminino ma chi è esperto nella ricerca della verità suggerisce “cherchez la femme“ dove nello specifico la “femme” è sempre la nostra amica con i suoi panoramici sobborghi.

Se il femminino fosse solo uno dei tanti stimoli dell’agire umano, al periodo delle esplorazioni dovrebbe seguire quello di un pacato sfruttamento di quanto appreso che consentirebbe di dedicarsi ad altro. Non è però cosi, il femminino continua ad essere una pentola che bolle con il rischio che il contenuto debordi da un momento all’altro. In nome di quell’insieme di pelle muscoli vene e nervi che proteggono le vertebre lombari e sacrali qualcuno anche con pancia e problemi di prostata, cambia moglie, si complica la vita facendosi un’amante, si rifugia nel voyeurismo o addirittura diventa scambista.

Il motivo per cui tutto ciò accade è che il femminino, soprattutto nel suo aspetto fisico, non si stabilizza né si consolida in una o più donne definite ma purtroppo, o forse per fortuna, resta dappertutto e promette, spesso bugiardo, sensazioni nuove che minano oltre che la pace sociale, i sentimenti con l’altro aspetto della femminilità, quello psicologico con la propria donna reale, alla quale questa danza di sederi concreti o immaginari intorno al proprio partner, non piace.

La scena cambia col sopravvenire della senescenza; l’inebriante sensazione di essere immaginificamente titolare di un immenso harem da stuzzicare e provocare e dal quale percepire ammiccamenti in codice, sparisce lasciando spazio alla preoccupazione perché la realtà, che è impietosa, manda segnali sempre più forti di debolezza. Spesso, ad intristire il contesto, contribuisce la partner che vive a sua volta i disagi del post menopausa. Si tenta di reagire col Viagra o con altri accorgimenti, ma non è più la stessa cosa.

L’uomo si trova allora davanti a due strade diverse. La prima è quella di gestire pacatamente con la sua compagna la decadenza, l’altra è quella di aumentare le dosi di Viagra e cercare altrove la gioventù. Questa seconda via, che parrebbe più attraente, è la più scabrosa e densa di pericoli. È infatti complicato farlo senza minare o addirittura rompere sentimentalmente con chi gli è accanto. È inoltre da considerare che se si va verso la facile soluzione di un rapporto mercenario, ci si accorge che il femminino delle puttane non sa di niente, se non altro perché manca di ogni rapporto con la testa. Se invece si cerca di conquistare una donna più giovane, impresa comunque ardua, ci si trova a dover gestire in affanno istanze e pulsioni di un’altra età, e si rischia di diventare succubi del femminino, o peggio ridicoli.

Si approda infine alla vecchiaia piena quando il rapporto con l’eros cambia ancora e, paradossalmente, migliora. È un fenomeno psicologico simile a quello che si manifesta quando una persona cara, a lungo sofferente, muore. Ci si rasserena perché non si deve assistere più alla sua agonia. Ed è allora che il femminino, col quale non ci si deve più confrontare con le armi spuntate, riprende serenamente, o quasi, possesso del cervello e si fa amicizia col balletto sessuale che dilaga sugli schermi e sulle strade. Magicamente l’aspetto fisico del femminino, che è stato per tutta la vita legato indissolubilmente alla complicata psiche delle donne, si affranca da essa e l’esercito dei sederi e di quant’altro acquista un valore autonomo, dilagando nel cervello a prendere il posto di altri interessi che tramontano.

Vorrei chiudere questo brevissimo saggio sul rapporto dell’uomo col femminino aiutandomi con una breve digressione filosofica. È molto profonda e istruttiva una gag apparsa in un film di Paolo Villaggio.

Fantozzi è morto ed è andato in paradiso. Si trova sulle gradinate di un enorme stadio pieno di anime buone che si beano di guardare la luce divina. Lui, purtroppo, è finito dietro una colonna di sostegno e per guardare il creatore deve allungare il collo in una posizione assai scomoda. Dopo qualche momento di disagio, chiede al suo vicino: “Quanto dura questo spettacolo?”. La risposta è drammatica. “Per l’eternità”. Lui sviene perché giustamente, come tutti noi, non può concepire l’eternità come valore obiettivo.

Rientra invece appieno nei nostri schemi mentali l’eternità considerata soggettivamente, perché, così come non riusciamo a fissare nel tempo il momento nel quale siamo diventati pensanti, non vivremo mai quello nel quale non lo saremo più.

Noi siamo soggettivamente eterni e la morte è un evento che riguarda gli altri. Se ciò è vero c’è da credere che il femminino e i suoi accessori, liberi da ogni impiccio psicologico, resteranno in eterno nel nostro cervello, magari con contorni sempre più sfumati man mano che perderemo lucidità. Il nostro rapporto con “la madre delle sante”, come la definisce il Belli, non morirà mai.

 

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Inserito il:04/10/2018 22:38:34
Ultimo aggiornamento:04/10/2018 22:58:52
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