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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Carlo Comito (Palermo, Regista, attore e illustratore) - Matteo Salvini (Agosto 2018)

 

Radiografia della politica sul web

di Peppino Perrotta

 

L’operazione portata avanti da Salvini, che partendo da una formazione politica a carattere regionale accreditata di un 5% dell’elettorato ha concentrato su di sé, in brevissimo tempo, quel 30% che i sondaggi gli attribuiscono, ha dello straordinario. Il fenomeno è stato però analizzato in modo superficiale dai giornali e nei salotti televisivi: ci si limita a mettere in luce la sua furbizia, l’energia, l’aggressività, la spregiudicatezza e l’abilità con la quale si muove sul web, e il suo palese progetto di governare senza intermediari l’Italia e chissà cosa altro.

Probabilmente approfondimenti sulle tecniche da lui adottate ne sono stati fatti, se non altro da chi si propone di contrastarlo politicamente, ma io non ne ho trovato traccia; cosi una radiografia della macchina da guerra che lui ha messo in piedi ho provato a farmela da solo.

Siccome ho poca dimestichezza col web, ho dovuto farmi spiegare l’abc del suo territorio di caccia: i social media. I più importanti, mi hanno spiegato, sono quattro.

Istagram: nel quale si condividono foto, che conta quindici milioni di followers

Youtube: specializzato nei video che ne conta altrettanti

Twitter che permette la diffusione di messaggi contenuti in centoquaranta caratteri, che ne registra cinque milioni

Facebook: aperto a tutti i tipi di comunicazione che di followers ne conta ben trenta milioni.

Ho scoperto che ognuno può aprire un “profilo“ e chiunque può accedere ad ogni profilo esistente in questi social; se quel che vi trova dentro, in qualche modo, lo attrae può, con un clic, manifestare la sua intenzione di diventare follower. Da quel momento egli riceve automaticamente quanto il titolare del profilo va via via immettendo sul web. Il follower può prenderne solo atto o manifestare il suo compiacimento con un “like” che viene ricevuto non solo dal titolare ma da tutti gli altri followers; una specie di ola, di quelle che si vedono allo stadio. Mi direte che ho scoperto l’acqua calda, ma ora ho le idee un po’ più chiare di prima.

I dominus di questi social sono in primo luogo gli uomini dello spettacolo, della moda e dello sport. Ho scoperto che Ronaldo conta nel mondo centoventi milioni di followers solo su facebook. Quando lui si manifesta sul suo profilo (e lo fa più volte al giorno) indossando, reggendo, o solo indicando qualcosa di firmato, vuol dire che qualcuno gli sta accreditando quattrocentomila dollari.

Il discorso ci porterebbe lontano ma fuori tema. Torniamo quindi alla politica, che imparando dagli uomini dell’effimero è salita sul treno dei social non per farsi pagare la pubblicità dal cacao meravigliao, ma per comprare, palesemente o subliminalmente voti. Fra i politici il numero uno in Italia è proprio Salvini che può contare solo su facebook tre milioni di followers.

Prima di tentare un approfondimento sulle tecniche da lui usate inquadriamo questi 3.000.000 in un contesto di altri numeri. In Italia, alle politiche, vanno a votare più o meno trenta milioni di persone. Prima che lui prendesse in mano il partito, la Lega poteva contare su un milione di voti concentrati in Lombardia e Veneto; oggi i sondaggi lo accreditano di un elettorato presente significativamente anche nelle regioni del centro e del sud valutabile in dieci milioni di elettori. Dal momento che Salvini guida un partito che non è per gran parte delle regioni radicato sul territorio, è evidente che nove milioni di voti se li è guadagnati sul web dove i tre milioni di followers hanno fatto allargare il consenso ai parenti e agli amici diventando il suo personale radicamento.

La macchina che lui ha messo a punto è semplice quanto efficace. I suoi followers (a volerli segmentare come fanno gli uomini di marketing con i clienti, e la chiesa cattolica con i fedeli) si possono scomporre in tanti insiemi grandi e piccoli: ci sono quelli che sono soprattutto fascisti, e quelli che soprattutto sono infastiditi dagli extracomunitari o temono di dover esserlo in futuro; ci sono poi quelli che dei migranti se ne sbattono ma non vogliono pagare le tasse. C’è poi un esercito accomunato dalla sottocultura che si spezzetta nell’attaccamento alla propria piccola patria, provincia, città o paese che sia. Ci sono poi quelli che mettono davanti a tutto i valori dell’amicizia, degli affetti familiari, del rapporto di coppia; insomma c’è di tutto e di più.

Salvini ha avuto ed ha la abilità di presentarsi sul suo profilo (e lo fa con un ritmo triplo o quadruplo di quei pochi competitori che lo inseguono su questa strada) con tante facce quante ne servono per arrivare al cuore di tutti: pronuncia frasi di mussoliniana memoria, attacca gli immigrati, si presenta sventolando la costituzione a beneficio dei laici e il vangelo o la madonna per star dietro ai credenti; tocca il tasto del suo amore per il figlio, o per il Milan e attraverso le magliette si fa via via emiliano, lucano o siciliano. Un trasformismo degno di quello mitologico di Proteo.

Un saggio di quanto sia sofisticata la sua strategia la dà una interpretazione un po’ cattiva ma credibile della ormai celebre foto che lo vede a letto con la sua donna. I maligni sostengono innanzitutto che essa non sia un semplice selfie: per ottenere una foto cosi equilibrata ed espressiva i pubblicitari dicono che bisogna fare un sacco di scatti, fra i quali scegliere il migliore; può essere che la signora sia stata molto fortunata ma un dubbio viene. Sempre i malpensanti sostengono che la foto così come tutto il resto della storia sono il frutto del lavoro del nutrito staff promozionale di Salvini. E’ stato costruito il racconto di un personaggio che lavora per il paese h24 e di conseguenza si addormenta subito dopo aver fatto all’amore, e che, pur tradito, perdona e rispetta la sua ex amante augurandole ogni bene. Lui soffre quel tanto che un uomo, anche se forte, non può evitare ma è capace di scrollarsi di dosso il magone e tira avanti. Un racconto dedicato ad una ampia fascia di followers di sesso femminile facilmente sedotte da questa storia; diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Un altro elemento vincente della strategia di Salvini riguarda il metodo con cui affronta quella fetta di elettorato che non è condizionabile attraverso i social. Si tratta di una fetta ancora molto consistente, come ci insegnano le recenti elezioni americane, prima delle quali sia i democratici che i repubblicani hanno speso ingenti risorse per quel porta a porta che noi abbiamo tempo fa conosciuto con i comunisti che vendevano l’Unità per le case e con i preti che facevano promotion nei confessionali.

Oltre a far del tutto per essere magicamente presente in ogni assembramento estemporaneo e spontaneo, Salvini segue lo schema di pianificare sue presenze a pioggia su e giù per l ‘Italia precedute da stimoli mirati ai suoi followers tali da fare in modo che quando lui atterra nel luogo trovi la piccola o grande folla con cui fare il bagno.

Chi prima di lui ha tentato di crescere sull’onda di facebook, cioè Renzi, ha fallito pur avendo il vantaggio di operare come capo del governo. I motivi sono due. Il primo va ricercato nella costruzione del personaggio che non è il Proteo inventato da Salvini. Lui è sempre lo stesso, veste modernamente, rivendica con la sua arguzia che sconfina nella supponenza il suo essere sempre un fiorentino. L’altro nella sua scarsa presenza fisica sul territorio, marginale rispetto a quella messa in atto dal leghista.

Una delle cose che appare chiara studiando un po’ più da vicino i social è che il perno di questa miriade di scambi è il personaggio. Profili aperti da enti, associazioni, partiti o società non interesseranno mai un numero di followers con zeri di qualche rilevanza. Questa considerazione fa riflettere sul fatto che per contrastare la deriva autoritaria del ministro dell’interno bisogna innanzitutto tirare fuori un personaggio capace di attrarre l’attenzione dell’amplissimo settore dei votanti poco riflessivi che giocano a fare i followers. Ciò vuol dire che il mercato politico può essere in questa fase affrontato in modo vincente da una persona che, pur avendo in testa il programma strategico di salvare la democrazia pompando cultura nel web, sappia nel breve fare un gioco ricalcando quello di Salvini.

 

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Inserito il:14/11/2018 15:57:22
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:35:25
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