In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 27/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Peter Waddell (Hastings, New Zealand, 1955 - Washington) - Tiber Creek and The White House in 19th century

 

Sono quasi dodici mesi

di Francesco Lacapra

 

È passato quasi un anno da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca.

Proviamo a fare un bilancio molto sommario, tenendo conto dei risultati legislativi e dello stato dell’economia USA e a diamo un’occhiata a cosa ci si può aspettare anche in vista delle elezioni del prossimo novembre, nelle quali si rinnoveranno interamente la camera dei rappresentanti e circa un terzo del senato, entrambi per ora interamente in mano dei repubblicani.

Il presidente ha esacerbato le tensioni internazionali per ignoranza, inettitudine diplomatica e applicazione di tecniche di vendita immobiliare del tutto inadatte a un panorama geopolitico molto complesso. I suoi generali riescono nel mirabile intento di limitare i suoi atti a ripugnanti esternazioni verbali, più che ad atti di forza irrimediabili.

Poi, con un manipolo di fidati collaboratori anche se di infimo livello[i], non essendo in grado di costruire, Trump si è distinto nel tentare di distruggere pezzo per pezzo quello che il suo predecessore aveva messo in piedi: dai sistemi di protezione ecologica[ii], agli ammortizzatori sociali, alla capacità di lavorare in ambito collegiale con altre nazioni.

La sistematica azione distruttiva sta avendo un peso rilevante e, di là dai frequentissimi e spesso detestabili tweet, finisce per rappresentare la traccia più evidente di quella che sarà l’eredità di Trump. Purtroppo, ne derivano rilevanti effetti negativi non solo per i cittadini americani, ma anche per il resto del mondo.

Alcune delle nefaste politiche adottate potranno essere curate quando la competenza tornerà alla Casa Bianca. L’abdicazione da ruoli di coordinamento e guida internazionale, sarà però difficile da ripristinare. Naturalmente, paesi come la Cina cercano di occupare il vuoto creatosi e non è ovvio che questo sia un bene per i più.

Per il resto, le indagini sull’impatto elettorale delle attività russe continuano, creando ogni giorno titoli da prima pagina. Sarà molto difficile provare in modo inequivocabile che ci sia stata collusione, anche in presenza di provati tentativi della campagna Trump di incoraggiare sostegno da fonti sovietiche. Sebbene legami economici con personaggi legati al Cremlino e a loro prestiti, agevolazioni e finanziamenti sembrino esistere, è verosimile che al massimo si possa arrivare a seri indizi, più che a prove inconfutabili. L’indagine in corso da parte dell’ex direttore dell’FBI Mueller potrà dare indicazioni al congresso. Tuttavia, essendo entrambe le camere dominate dal partito repubblicano ed essendo quest’ultimo interessato a far passare la sua linea, anche quando venissero riscontrate concrete prove di comportamenti illegali degni di impeachment, è probabile che i repubblicani facciano spallucce e lascino correre[iii]. Del resto, come ha detto McConnell, il leader repubblicano al senato: “Questo presidente firma qualsiasi cosa gli sottoponiamo”. Dunque, perché toglierlo di mezzo?

Dal punto di vista legislativo, l’unico successo sbandierato è consistito nell’approvazione della legge fiscale, fortemente voluta dal partito repubblicano e, ancora di più, dagli sponsor economici di questo partito, ansiosi di poter trasferire quantitativi sostanziosi di denaro dai meno abbienti ai più facoltosi. Ciò comporta un ulteriore aggravio del debito nazionale che, nelle valutazioni più favorevoli, crescerà almeno di un migliaio di miliardi di dollari, su base decennale.

Un aumento del debito era anatema per i repubblicani finché erano all’opposizione. Ora che hanno il controllo di entrambe le camere e sanno che rischiavano di perdere il sostegno dei loro megadonatori in cerca di cospicui sconti fiscali, hanno entusiasticamente scardinato anche questa loro barriera. Come annunciato da Paul Ryan, speaker della camera, pensano di recuperare un po’ del debito mediante cospicui tagli a Social Security (il sistema pensionistico), Medicare (il sistema di assicurazione medica per coloro sopra i 65 anni) e Medicaid (il sistema di assicurazione medica per coloro sotto la soglia della povertà), così operando sistematicamente da Robin Hood al rovescio.

Questo va esattamente in direzione contraria a quello che gli elettori di Trump (soprattutto quelli del sud disoccupati o sottooccupati) speravano. Attribuire l’etichetta di fake news a qualsiasi notizia fattuale contraria a quello che il presidente dichiara, aiuta a placare anche i loro animi. Così, nonostante sia stata ampiamente screditata dai fatti, la trickle-down economics è ancora utile ad abbindolare le vittime[iv]. In più, gli impatti della legge fiscale sui cittadini si sentiranno più decisamente non prima della dichiarazione dei redditi del 2019. Perciò, tranne che per gli elettori più avveduti, è difficile che le conseguenze di questa legge possano influenzare l’orientazione di chi aveva votato Trump nelle elezioni di novembre.

Per accreditare la fittizia ipotesi di vantaggi per i meno abbienti, alcune grosse ditte che beneficiano dagli sgravi fiscali hanno dichiarato di voler offrire dei modesti bonus e, in qualche caso, di voler aumentare la paga oraria minima per i dipendenti. Vero è che i bonus per i dipendenti sono una tantum, mentre gli sgravi fiscali (dai quali beneficeranno top management, investitori e azionisti) sono permanenti.

I membri del governo sono stati selezionati dal gruppo che in campagna elettorale Trump dichiarava di voler combattere. Molte delle personalità più significative vengono da Goldman Sachs e fanno parte della categoria dei miliardari in dollari che la base di Trump non voleva.

Malgrado questa abbondanza di risultati quanto meno discutibili, almeno sulla carta l’economia sembra andare a gonfie vele.

Gli indici di borsa continuano a crescere, con quella che Alan Greenspan[v], aveva denominato “esuberanza irrazionale” prima del crollo delle “.com” fra 2000 e 2001. È interessante notare che i cespiti (“asset”) finanziari sono in un rapporto di 3 a 1 nei confronti di quelli reali[vi]. Se questa non è una “bolla”, ci si domanda cosa possa essere. Da tempo l’economia reale è cosa ben diversa dalle reazioni dei mercati azionari e la vecchia ipotesi che questi ultimi agiscano sempre in modo razionale non è più credibile. Nel frattempo, la Cina: il maggior investitore in buoni del tesoro americani sta cominciando a esercitare le sue leve politiche[vii], minacciando di smettere di acquistarli.

La disoccupazione ufficiale è a livelli bassi (4.1%), proseguendo le tendenze dell’amministrazione precedente. È difficile pensare che qualsiasi operato di Trump e compagni abbia ancora avuto qualsiasi effetto drastico in materia. Tuttavia, molti dei posti di lavoro disponibili sono ancora sottopagati e c’è una tensione un po’ irreale fra gli stipendi offerti e le posizioni da coprire. In presenza di maggior domanda, i salari dovrebbero crescere, ma questo accade poco, al di fuori di aree specializzate come quelle dell’alta tecnologia.

In sintesi, l’economia sembra più drogata che brillante.

Ad oggi la percentuale di elettori che approva l’operato dell’amministrazione si mantiene ben al di sotto del 40%. È un minimo storico.

E ora veniamo a quello che si prospetta andando avanti. I democratici stanno conseguendo successi elettorali interinali (elezione di un senatore in Georgia, cosa impensabile fino a oggi, elezione di governatori in New Jersey e Virginia, ecc.). La base è motivata e agguerrita, tanto che i repubblicani temono seriamente di poter perdere la maggioranza nelle camere nel prossimo novembre[viii]. Non c’è dubbio che anche fra gli elettori di Trump esista oggi malcontento.

I democratici ce la mettono tutta e c’è molto fervore diffuso, con tante candidature di giovani e voglia di reagire e combattere la situazione. Tuttavia, soprattutto nel Midwest le difficoltà di trovare lavoro ben remunerato, l’epidemia di oppioidi, le posizioni fondamentaliste evangeliche e la xenofobia alimentata da Trump costituiscono un cocktail che rende questi elettori difficili da integrare nella base elettorale democratica[ix]. Come può una piattaforma moderatamente progressista sembrare una soluzione a chi si sente emarginato ed è stato convinto che il nemico sono gli immigrati, i trattati internazionali, coloro che accettano l’aborto o che aderiscono a una religione non Cristiana o a nessuna religione?

Su queste ultime questioni si giocheranno le elezioni di novembre, che potrebbero cambiare radicalmente cosa sta accadendo e portare a un redde rationem, o che potrebbero far persistere e forse peggiorare lo status quo. In buona misura l’esito può essere determinato dalla affluenza alle urne e i democratici stanno svolgendo un lavoro capillare in questo senso.

Pur in presenza di un leader ignorante, incompetente, immaturo, dirompente e settario, i risultati delle lezioni di novembre appaiono difficili da divinare, soprattutto dopo il disastroso esito dei sondaggi per le passate elezioni presidenziali. In più può accadere tantissimo nei mesi a venire. La speranza dei più è che queste elezioni siano il punto di svolta.

 

[i] I parenti di Trump saranno fidati, ma hanno poco da offrire come esperienza, competenza e acume. Inoltre molte cariche governative non sono occupate, in parte perché Trump ha evitato di designare i candidati, ma molto più di frequente perché anche fra i conservatori sono pochi ad aspirare a una posizione con questo governo. In più, quelli disposti ad accettare sono tra i meno qualificati (https://www.washingtonpost.com/investigations/meet-the-24-year-old-trump-campaign-worker-appointed-to-help-lead-the-governments-drug-policy-office/2018/01/13/abdada34-f64e-11e7-91af-31ac729add94_story.html?hpid=hp_hp-more-top-stories_drug-nominee-835pm%3Ahomepage%2Fstory&utm_term=.d07ddcca5288).

[ii] È di pochi giorni fa la notizia che il ministero dell’energia ha rifiutato il mandato del presidente di spingere la produzione dell’energia mediante centrali a carbone e nucleari (https://www.usnews.com/news/business/articles/2018-01-08/energy-panel-rejects-trump-bid-to-boost-coal-nuclear-power).

[iii] https://www.vox.com/policy-and-politics/2018/1/12/16885412/paul-ryan-trump-racism-condemnation-curiel-shithole.

[iv] https://www.vox.com/2017/12/20/16790040/gop-tax-bill-winners.

[v] All’epoca Greenspan era a capo della Federal Reserve Bank, la banca federale che attua la politica monetaria.

[vi] http://www.businessinsider.com/markets-look-stretched-rosenberg-says-2018-1.

[vii] https://www.cnbc.com/2018/01/10/report-chinese-could-stop-treasury-buying-seen-as-political-but-hits-raw-nerve.html.

[viii] https://www.washingtonpost.com/powerpost/new-alarm-among-republicans-that-democrats-could-win-big-this-year/2018/01/13/9be31acc-f8a8-11e7-beb6-c8d48830c54d_story.html?utm_term=.760875b999f7.

[ix] https://www.politico.com/magazine/story/2018/01/11/terry-goodin-rural-democrats-indiana-216273.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:16/01/2018 18:49:36
Ultimo aggiornamento:16/01/2018 18:59:19
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology