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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Vivisezione di una strategia elettorale

di Peppino Perrotta

 

 

Non credo che si debbano spendere parole per chiarire che strategia politica e strategia elettorale sono due cose diverse.

La strategia politica di Salvini è assai semplice da definire: lui vuole conquistare il potere assoluto in parlamento per smantellare,con più forza di quanto non stia già cercando di fare, lo stato democratico che è un baluardo contro la sua bulimia politica. Quel che farà una volta raggiunto il suo obiettivo è qualcosa difficile da immaginare anche per lui. Intorno all’Italia c’è un mare mosso che tende all’agitato; potrà, come qualsiasi altro che dovesse andare al governo, seguire solamente la direzione del vento. E’ quindi troppo difficile, oltre che inutile, infilarsi in questo tema.

E’ assai più produttivo, oltre che più semplice, analizzare la sua strategia elettorale. Produttivo perché chiunque volesse provare a fermarlo alle urne dovrebbe prima di tutto analizzare come si muove nei confronti dell’elettorato; semplice perché se si perde un po’ di tempo sul tema, tutto è facilmente leggibile.

Non è difficile immaginare che, da tempo, i suoi consiglieri, chiunque essi siano, gli hanno chiarito che gli elettori appartengono a due grandi categorie. La prima, che è minoritaria, si informa attraverso i media tradizionali; l’altra, maggioritaria, è raggiungibile in larga parte solo attraverso i social media. Questa è la grande novità della nostra epoca: un inarrestabile tifone con il quale, volenti o nolenti bisogna fare i conti.

Come ho cercato di approfondire altrove, egli sa bene che riguardo alla prima fascia di elettorato si deve confrontare con avversari che lo schiacciano sia professionalmente che quanto a logica ed umanità. Può solo trovar consenso nei fascisti dichiarati ed in quelli mascherati da borghesi (non sono pochi) ai quali offre un binomio fatto di promessa di difendere la “ roba” e di arroganza. Ma si tratta di una minoranza. Il secondo insieme è invece assai poco presidiato, e riguardo ad esso Salvini ha costruito una poderosa macchina da guerra che va messa sul tavolo anatomico e vivisezionata.

Per farlo ho usato una tecnica puerile che, a ragione, può essere accusata di snobismo, ma che mi ha aiutato a capire meglio. Ho chiesto a mia nipote, che sul web si muove come un pesce nell’acqua, cosa avrei dovuto fare se avessi voluto cercare consenso politico nel web. “ Apri un profilo”, è stata la risposta “ e descriviti per quel che sei e quel che vuoi, troverai dei followers “. Ma quanti followers mai posso trovare, una quindicina al massimo fra parenti ed amici.” Non preoccuparti, i followers te li trova automaticamente un software”.

Ho appreso cosi che esiste un software capace di confrontare il mio profilo con qualsiasi altro di quelli presenti sui social media, riferendosi a quanti abitanti del mio quartiere, o intutta Roma, o nel Lazio, intutta Italia o nel globo terracqueo. Quanti voglio io, basta pagare. Se gli chiedessi di lavorare su tutta l’Italia dovrebbe esplorare decine di milioni di profili. Niente paura , qui si ragiona in termini di nanosecondi. Ma come opera questo marchingegno? Quando nell’esplorazione individua qualcuno che ha un profilo, magari solo marginalmente, accostabile al mio, si propone (in effetti propone me) come suo follower. Poco importa che quel tizio non stia pensando per niente alla politica e stia sul web per rapportarsi a dei musicisti a degli sportivi o a qualcuno che ha a che fare con la moda. Se l’individuo in questione, apprezzando questo gesto di condivisione manda indietro un “like”, allora gli viene proposto di diventare lui, a sua volta mio follower. Il gioco è fatto . Diceva uno slogan pubblicitario addirittura anteguerra “ mentre voi dormite, kinglax ( forse era un lassativo) lavora per voi.”

Alla data Salvini ha 3.500.000 followers, parecchi dei quali hanno a che fare probabilmente con questo marchingegno. Pare che questo numero cresca di qualche unità ogni minuto.

Sarebbe interessante che qualcuno dei conduttori che vanno per la maggiore mettesse in bella vista, come si fa per l’incremento costante del debito pubblico italiano, un contatore che desse l’evidenza fisica del ritmo di crescita automatica del followers di Salvini.

A proposito della dimestichezza con i social media e in particolare con facebook, è interessante una piccola ricerca che si può fare semplicemente usando google ed evidenziando quanti sono i followers di chi, come giornalista, conduttore o opinion leader tra i contestatori di Salvini, appare in televisione o sui giornali. Faccio un elenco non certamente esaustivo, di quelli che mi vengono via via in mente, indicando per ciascuno la cifra arrotondata.

Giannini (8.000). Da Milano (20.000). Scalfari (3.000). Giletti (25.000). Formigli (40.000).Folli(1.000).Cacciari (1.000). Gruber (9.000). Pagliaro (1.500). Floris (60.000). Padellaro (40.000). Sallustri (30.000). Dandini (40.000). Calabresi (2.500).

Solo due giornalisti ho trovato con numeri importanti, Marco Travaglio ha più di 400.000 followers, e Enrico Mentana più di 1.000.000.

La prima anomalia è spiegabile con la vicinanza di Travaglio all’elettorato delle 5 stelle che lo fa beneficiare dell’attività sul web del movimento. Quanto a Mentana non si può non pensare che stia facendo ciò che i politici democratici non sono ancora capaci di fare. Si sta muovendo su due fronti: quello dei media tradizionali, come fanno gli altri colleghi che abbiamo citato, e quello dei social col metodo Salvini.

I politici democratici e gli uomini dell’informazione che ho citato sembrano impegnati in una danza macabra intorno al cadavere della democrazia ; se preferite una metafora meno truculente, mi vengono in mente i dibattiti, proverbialmente inconcludenti, che si svolgevano alla corte di bisanzio, magari sulla ferocia dei turchi, mentre quelli erano li li per arrivare.

Tornando a Salvini, come amministra questo nostro avversario il suo patrimonio? Le linee guida ci pare siano le seguenti.

  • Dal momento che i followers sono stati segmentati capillarmente con le tecniche ben note alle aziende operati nel largo consumo, oltre ai messaggi erga omnes vanno prodotti quelli specificamente dedicati a ciascuna delle categorie individuate
  • I messaggi devono essere brevi ed avere la struttura degli slogan che, come si sa, nascondono dietro una forma semplice un contenuto subliminale
  • Vanno evitate balle a tutto tondo. I messaggi devono contenere comunque un briciolo di verità, fosse anche un decimo, ma devono trovare nel cervello dei semplici un gancio cui appendersi.
  • I messaggi devono essere ipertempestivi, cioè diffondere interpretazioni del quotidiano ancor prima che esso arrivi dai giornali o dalla televisione, in modo che le verità artefatte si depositino nel cervello dei followers chiudendo lo spazio ad altre interpretazioni, magari più logiche.
  • La produzione dei messaggi deve essere numerosissima, costante e continua come quella della macchina che fa i tortellini

Questo hanno spiegato a Salvini e questo lui fa.

Prima di lasciare lo studio dell’anatomopatologo mettiamo sotto la lente di ingrandimento una di queste scorribande sul web di cui si è parlato molto. Premesso che è facile immaginare che Salvini, appena preso possesso del Viminale, abbia chiesto al capo della polizia ed al comandante dei carabinieri di essere informato prima di ogni altro (prima dei giornale e delle televisioni ), di quanto potesse essergli utile a fini propagandistici, per poter metterci il cappello sopra, veniamo al caso Spataro.

Alla notizia, soffiatagli probabilmente per eccesso di zelo (alle prime luci dell’alba) prima del consentito, non gli è passato nemmeno per un momento per la testa che andasse sentita la magistratura, sotto i cui ordini la polizia stava ancora operando. Doveva parlare al mondo che lo supporta prima di ogni altro e dire che non si trattava di un successo dello stato italiano, ma suo personale; lo sberleffo alla magistratura gridato ai quattro venti è un altro segnale che era bene dare. Bisogna dire chiaramente alla plebe chi è che comanda. E’ la tecnica che usano i capibastone quando costringono la processione a passare davanti alla loro casa. Per buon peso ha detto con l’occasione che lui si alza alle sei di mattina, per controllare scrupolosamente quello che i poliziotti hanno fatto di notte. Non ha inventato niente perché è noto che lo studio di Mussolini, a Palazzo Venezia, rimaneva acceso tutta la notte mentre lui era a letto con la Petacci.

La riflessione che viene da fare mentre tutto ciò sta accadendo è che il nemico è più pericoloso di quanto non dichiari la sua abilità a maneggiare il web. E’ sempre lui, ossessivamente lui che fa tutto; arresta i mafiosi, sgomina le bande di nigeriani, abbatte le ville dei Casamonica, ferma i barconi e alla fine si pone alla testa di sessanta milioni di italiani, ridicolizzando anche il duce che al massimo era arrivato a cinque milioni di baionette.

La storia ci insegna che i dittatori sono stati sempre un male per i loro popoli, ma quelli megalomani, prima di finire male come gli altri, hanno fatto molti più morti.

Ceterum censeo delenda Carthago.

 

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Inserito il:12/12/2018 22:45:01
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:31:12
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