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Aggiornato al 18/06/2018

Reena Ahluwalia (India/Canada- Contemporary) – The Portal of Journeys

 

Abbiamo il piacere di pubblicare la prima di sei puntate del “giallo”di Peppino Perrotta.

 

Yan Patterson e le due password (1° puntata)

di Peppino Perrotta

 

Come sia complicato farsi assegnare un’indagine complicata

 

“Perché devo occuparmi del disastro del Boeing; non c’è alcun indizio di reato e sembra proprio che il terrorismo non c’entri. La scatola nera ha registrato l’avaria all’altimetro; il pilota si deve essere accorto troppo tardi della montagna, avrà provato a cabrare ma la coda ha urtato la roccia e si è spezzata”.

“Lei pensa che io mi diverta ad affidarle casi inesistenti? Se si è trovato sulla scrivania quell’incarico ci sarà un motivo“, il sovraintendente sapeva come fare a diventare antipatico, “se avesse letto anche l’allegato avrebbe appreso che sullo schermo di un personal trovato sul luogo del disastro c’è una mail con un contenuto che fa pensare ad un traffico losco”.

“Si sa di chi fosse questo pc?“.

“Sempre nelle carte in suo possesso c’è scritto che si ipotizza che fosse di un certo Norman Powell, visto che è stato trovato schiacciato fra il suo corpo e lo schienale del sedile davanti“.

“Secondo lei io che debbo fare?“.

“Niente finché il laboratorio informatico non le comunicherà il contenuto di tutta la memoria, ammesso che non sia andata distrutta“.

“Ma di questo Powell, che si sa?“.

“I suoi documenti dicono che si tratta di un cittadino britannico che faceva l’agente immobiliare, anche questo c’è scritto”.

Yan Patterson lascia volentieri l’ufficio del suo capo e Norman Powell esce dal suo cervello per lasciar spazio alla pinta di birra al pub ed ad una serata tranquilla al club.

E’ stato promosso detective due anni fa dopo dieci anni di bobby per le strade di Londra. Gli era sembrato di aver toccato il cielo con un dito nell’entrare a far parte del Criminal Investigation Department, il cervello di Scotland Yard.

Pian piano aveva dovuto scoprire che il lavoro non era così affascinante come gli appariva quando faceva il poliziotto. Troppe carte, troppi leccapiedi e un capo che avrebbe fatto molto bene il bancario; e dall’altra parte della barricata non più le piccole beghe della gente normale, ma la malavita, cioè la violenza e il sangue che sono entrambe assai brutte da vedere.

A fargli dimenticare il lavoro c’è Janet, che ha preso il posto di Gloria quando lei lo ha piantato visto che non era riuscita a convincerlo a fare famiglia con lui.

Quando Powell ricompare, due giorni dopo, nella relazione del laboratorio, la questione comincia ad appassionarlo, non solo perché non c’è da andare ad esaminare cadaveri più o meno in decomposizione, ma perché si tratta di crimini che superano la frontiera di Londra e dello stesso Regno unito.

Il carteggio ricostruito parla di una banca delle isole Cayman che custodisce un tesoro di grande valore in una cassetta di sicurezza alla quale si può accedere solo accostando due password, una sola delle quali sembra fosse nella disponibilità di Powell, che sembra abbia confidato il codice a qualcuno, probabilmente perché lo utilizzasse in caso a lui fosse successo qualcosa.

Sarà certo una questione di droga pensa mentre l’ascensore lo porta al piano occupato per intero dagli uffici di Holmes, suggestivo acronimo che sta ad indicare l’Home Office Large Major Enquiry Sistem.

Va direttamente nell’ufficio del suo amico Nick: “Senza farmi compilare troppe scartoffie fammi sapere tutto il passato e il presente di questo signore“ e gli rifila copia del rapporto del laboratorio.

Nei giorni a seguire il posto di Powell in testa ad Yan viene preso da altro e in particolare dagli scontri fra due bande rivali a Soho, finché dall’altra parte del telefono Nick non gli dice che Norman Powell ha un passato molto breve perché è un’identità falsa costruita solo quattro mesi fa.

L’indagine diventa importante e soprattutto non si può perdere tempo; bisogna prelevare il DNA da quel corpo prima che lo cremino e confrontarlo con il data base di Holmes. Non basta chiedere un piacere a Nick o a qualcun altro, occorre attivare una procedura d’urgenza e si deve passare ancora per il sovraintendente.

Ogni volta che Yan deve andare dal capo gli viene il mal di testa, così prova a chiamare direttamente la morgue. Non gli dicono di no, ma cinque minuti dopo il capo gli telefona. “Non conosce il regolamento? Lei non può autorizzare procedure d’urgenza! Questa volta ci passo sopra”. Yan si convince che è più faticoso a Scotland Yard cercare di bypassare la burocrazia che seguirla.

Ha passato un bel weekend alle Orcadi con Janet ed è arrivato tardi la mattina del lunedì in ufficio per colpa dell’aereo. La segretaria non lo fa neppure sedere perché il sovraintendente gli vuole parlare con urgenza.

Il suo capo non è solo; di fronte a lui siede Nick, Ted Bride, capo dell’ufficio di collegamento con l’Interpol e Violet Larson, una sua collega che ha incrociato tempo fa ma con la quale non ha avuto niente a che fare.

Lo mettono al corrente della novità: il DNA di Powell è identico a quello di Alan Pride, direttore generale della IBD, una importante società italo –britannica che ha sede in Harare, nello Zimbawe, molto attiva nel commercio dei diamanti. Pride si è dileguato quattro mesi fa insieme al vicepresidente, l’italiano Giovanni Pedretti e ad una manciata di pietre di grosso taglio del valore di tre miliardi di pound.

All’ora del lunch Yan si ritrova allo stesso tavolo della mensa con Bride e la Larsen che da quattro mesi lavora nell’ambito dell’indagine Interpol, sembra con scarso successo, sui collegamenti di Pride in patria.

Lui e la Larsen si devono confrontare perché la pratica Powell, che è di sua competenza, e quella Pride che segue Violet, riguardano la stessa persona; di due mezze identità ne deve venir fuori una a tutto tondo.

Il suo ruolo è marginale; una volta trasferite le informazioni che ha alla Larsen, uscirà di scena ma è di natura curioso e questo affaire internazionale lo intriga, così sfrutta la presenza di Bride per saperne di più. “Che si sa di questi due fuggiaschi?”.

“Pride era l’uomo di fiducia sia del socio inglese che di quello italiano, mentre Pedretti è uno dei più quotati esperti di diamanti al mondo”.

“Si suppone che abbiano avuto dei complici?”.

“Van Der Meer, che coordina le indagini all’Interpol ha il sospetto che dietro il furto ci sia addirittura almeno uno dei due soci, anche perché tutte le pietre contenute nelle casseforti aziendali sono da sempre assicurate. Pensa alla proprietà italiana anche se le indagini finora non hanno messo in luce alcuna connessione; si sta andando a fondo perché i Lloyds di Londra, che è l’assicurazione, sta facendo forti pressioni“.

“E di Pedretti cosa si sa?”.

“Prima della fuga si sa tutto; viveva fra Harare, Amsterdam e Napoli dove aveva una casa al Vomero e una villa a Ischia. Guadagnava molto oltre che per il suo incarico, anche per le consulenze e per il commercio di pietre che probabilmente conduceva in proprio. Dopo il colpo non si sa più nulla perché è sparito”.

La sera racconta tutto a Janet che si incuriosisce.

“Ma tu che ne pensi?”

“Penso che i due hanno agito da soli. I paradisi fiscali spesso ospitano il frutto di illeciti che coinvolgono più persone; non è infrequente che si preveda l’accesso alle cassette di sicurezza solo con la combinazione di più chiavi di ingresso a tutelare persone e interessi diffidenti uno dell’altro; se le parole chiave, come sembra, sono due, due sono i ladri e i proprietari dell’azienda, per disgrazia dei Lloyds sono solo delle vittime“.

“E perché non hanno spartito la refurtiva e creato due conti separati?”.

“Forse Pride non si fidava di una valutazione partigiana di Pedretti e si voleva cercare un suo esperto; poi serviva loro tempo perché le pietre erano importanti e a caldo non si sarebbero potuti trovare compratori senza svilire la refurtiva. La questione mi intriga, peccato che l’indagine non sia la mia“.

“Talvolta le cose sono nostre quando ce le prendiamo“.

La notte mentre fatica a prender sonno ripensa alle parole di Janet che bontà sua non ha sulle spalle tutta la burocrazia di Scotland Yard. Ma è proprio vero che non si può uscire dagli schemi? Gli viene in mente che ha un amico, o forse un quasi amico più importante assai di lui. E’ quello che lo ha aiutato a diventare detective ed è uno che conta al personale. Lo andrà a trovare per vedere se può aiutarlo.

Passa qualche giorno e il sovraintendente lo chiama.

“Ho deciso di darle un incarico importante, lei sarà il delegato di Scotland Yard nel gruppo di lavoro dell’Interpol sul caso Pride-Pedretti“.

“La ringrazio per la fiducia”.

Avrebbe avuto voglia di dirgli che lui c’entrava assai poco ma tanto valeva stare al gioco, aveva ragione Janet: talvolta le cose bisogna sapersele prendere……

 

(continua)

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Inserito il:04/01/2018 17:01:01
Ultimo aggiornamento:08/01/2018 18:13:59
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