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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Reena Ahluwalia (India/Canada- Contemporary) – The Portal of Journeys

Abbiamo il piacere di pubblicare la quinta di sei puntate del “giallo”di Peppino Perrotta.

(Seguito)

 

Yan Patterson e le due password (5° puntata)

di Peppino Perrotta

 

Si vede finalmente la luce

 

A Fiumicino squilla il telefono. E’ Violet e lui la anticipa.

“Ho una notizia da darti, l’assassino di Silvestri ha un nome. L’ha scoperto proprio Bruni che avevamo giudicato male e che invece è in gamba“.

“Bel colpo, mi devi raccontare i dettagli. Anch’io ho delle novità. Forse sono sulla strada giusta per trovare l’altro pezzo della password“.

“Ma che mi dici! Cosa è successo?“.

“E’ successo che riprendendo uno dei dossier, mi sono accorta di aver lasciato una pista a metà. Un suo parente mi aveva detto che Pride in passato aveva avuto un amore, durato qualche anno. Ero riuscita ad individuare la donna che però è morta da tempo in un incidente. Ho cercato allora la sorella che era fuori Londra ma poi ho lasciato perdere.

Ora in questa ripresa delle indagini l’ho riagganciata: da quell’amore è nato un figlio che ha diciotto anni e vive a Londra”.

“Come mai quelli del casellario non ce lo avevano segnalato?“.

“Perché è registrato all’anagrafe col nome della madre“.

“Ci hai parlato?”.

“Solo per telefono, sto andando a incontrarlo“.

“Io arrivo stasera, se ci sono novità interessanti telefonami, altrimenti ci vediamo domattina”.

Sull’aereo Yan prova a dormire ma non ci riesce perché almanacca sul suo colloquio dell’indomani con il sovraintendente. Il trofeo che gli porta è importante, ma porre a giustificazione del suo comportamento i dubbi, anche se giustificati, che ha avuto sugli uomini della commissione è una toppa più vistosa del buco. E’ come dire che non si è fidato dell’intelligenza e dell’intuito del suo capo, come dirgli che lo considera un ottuso burocrate. C’è solo da sperare che più in alto, qualcuno ben cosciente dei limiti del sovraintendente, apprezzi il suo comportamento e gli tiri una ciambella di salvataggio. In ogni caso deve tener fuori Violet che non ha nulla a che fare con la sua trasgressione.

A Heathrow, in coda per il taxi, suona di nuovo il telefono.

“Evviva!!! Dimmi brava! Ho trovato il bandolo della matassa”.

“Che è successo?“.

“Ho incontrato il figlio di Pride, è lui il nostro uomo“.

“Non ci posso credere! Un ragazzo in combutta con il padre”.

“No, non proprio in combutta, il padre lo ha coinvolto quasi suo malgrado; evidentemente lo considerava suo erede e temendo in questa azione rischiosa anche per la sua vita non voleva che andasse dispersa la sua parte del tesoro”.

“E lui ha l’altro pezzo della password?“.

“Sì, ma adesso ce la abbiamo anche noi!“.

“Come hai fatto a convincerlo a rivelartela?“.

“Non è stato difficile, gli ho detto che stiamo per mettere le mani sul complice del padre e che se non ce la avesse rivelata sarebbe finito male. Si è poi convinto anche perché gli ho detto che i Lloyds hanno messo a disposizione cinquecentomila sterline da destinare a chi collabora al ritrovamento dei diamanti; gli ho promesso che farò del tutto per fargliene avere una parte“.

“Ma non è vero, non c’è nessun premio!“.

“L’importante è che ci abbia creduto, proveremo a fargli avere qualcosa altrimenti pazienza; anche lui ha le sue responsabilità”.

“Mi meraviglia che abbia ceduto così facilmente“.

“Te l’ho detto è un giovane pulito che vuole andare a Cambridge e che si è tolto di dosso un peso che faticava a sopportare”.

“Che accordi hai preso con lui?“.

”L’ho convocato per domattina alle otto a Scotland Yard, dobbiamo portarlo con noi dal sovraintendente”.

"Gran bel lavoro. Raggiungimi in ufficio, anche se è tardi perché dobbiamo mettere a punto la relazione da portare al piano di sopra. Anche se arriviamo con la inaspettata soluzione di un caso internazionale, per me sarà una giornata difficile e tu devi chiarire bene che hai saputo solo stasera che io stavo agendo per conto mio”.

Una notte in ufficio, con birra patatine e sandwich, nasce l’idea di non presentarsi subito di persona e di far trovare al sovraintendente di prima mattina una relazione. Eviterebbe così l’improvviso impatto iniziale con lui che potrebbe non lasciarti il tempo di articolare il ragionamento e di specificare i dettagli che sono importanti. Nel momento del confronto sarà meglio avere davanti qualcuno che ha avuto tempo e modo di valutare l’insieme degli eventi.

Ragionando viene fuori che sarà meglio farne due di relazioni, una firmata detective Yan Peterson, e una detective Violet Larsen, in modo che appaia chiaro come lei sia fuori da ogni comportamento anomalo. Quella di Yan deve andare nel dettaglio: come, quando e perché sono emersi i dubbi e come si sono cercati i riscontri. Deve anche contenere le copie di tutte le mail scambiate con Robert De Boer. Si, perché bisogna ormai dare per scontato che il misterioso interlocutore sia proprio lui. A proposito di De Boer, è bene tener vivo il contatto e mandare una mail.

“Ti chiedo conferma dell’appuntamento”.

Ora comincia a scrivere, qualcosa che somiglia più ad una comparsa di difesa di un imputato piuttosto che ad un rapporto di polizia. Vengono fuori sei pagine.

La relazione di Violet è più breve, non c’è bisogno di dare troppi dettagli perché non c’è nessun comportamento da giustificare. Alle quattro di notte arriva la risposta alla mail:

“Ho già prenotato la camera, ci vediamo come d’accordo”.

Mette anche a punto la tempistica della mattinata: appena convocati, andranno di sopra senza il ragazzo, che salirà quando lui chiederà di vederlo, perché di certo lo vorrà vedere e interrogare. E’ l’alba quando decide di fare un salto a casa. Non si può presentare sfatto a un incontro del genere……

(Continua)

 

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Inserito il:26/01/2018 08:41:25
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 11:59:30
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