In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 14/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
leroux-georges-paul-passeggiata-al-pincio.JPG
Georges Paul Leroux (1877 - 1957) – Passeggiata al Pincio – 1910

Approvazione e individualità.

Siamo tasselli di un puzzle più grande, la società, tasselli possibilmente insignificanti se visti da soli, pur se incredibilmente rari, tasselli che per questo, come uomini, aspirano all'accettazione del ricevere qualcosa con pieno consenso, soprattutto il consenso stesso.

Scollegati e insicuri, non riusciamo a trovare pace in una solitudine profonda, che invece ci attanaglia a causa di quelle sfumature intense che non ci permettono di trovare l'incastro con le altre tessere della scatola, quella nostra esistenza per come è stata vissuta finora.

Allora avvertiamo la paura di mantenere quelle tonalità che non ci permettono la compattazione dell'immagine complessiva, poiché temiamo di non essere più riconosciuti come parte di alcun mosaico. L'isolamento spaventa, e allora ci smussiamo e ci appiattiamo, sbiadendoci.

Ben cosciente di quanto questa ecciti la nostra mente e plasmi le nostre azioni, Paul Cézanne disse che “L'approvazione degli altri è uno stimolante del quale talvolta è bene diffidare.”

Perché se da un lato siamo perfettamente articolati in frizioni emotive e marce empiriche, pigianti sui nostri ideali e costruite sulla nostra storia, dall'altro tendiamo ad abbassare naturalmente velocità e prestazioni massime per la conformazione a un traffico caotico che ci appaga.

Accettazione, l'uomo sente la necessità di essere compreso, nelle sue azioni come in quelle che non compirebbe mai, nella condivisione di una decisione presa come nella sua confusione, nella sua apparenza come nella dimensione interiore della sua realtà.

Forse il suo bisogno, il nostro, non è altro che utopia. Eppure lo cerchiamo fin dalla nascita, fin dai primi momenti familiari e dal primo giorno di scuola, in una escalation che poi coinvolge gli ambienti liceali, universitari e lavorativi. 

Pur cambiando nella forma poiché affrontato in età diverse, il processo di base rimane lo stesso: tra i termini di base individuo e gruppo, si collega generalmente l'ingresso per accettazione dell'apparenza e la continuità per approvazione, ma solo talvolta della realtà.

Siamo soggetti a riti di iniziazione che sono lo specchio delle  immagini nelle quali i componenti del gruppo  si riconoscono, divenendo coscienti di cosa di lì a poco significherà averli superati: ingresso in società, quella cui abbiamo sempre aspirato, quella fino ad allora guardata dall'esterno e ammirata per la sua dinamicità, la stessa di cui rischiamo di diventare parte meccanica.

I gruppi sociali si sviluppano sulla base di leggi proprie, non espresse ma comunque vincolanti, tanto interne ai suoi membri quanto in relazione al mondo esterno.

L'individualità cambia forma per assumere quella nuova di un ruolo in grado di equilibrare il gruppo.

Non è un caso che percepiamo sfumature diverse di noi in relazione al contesto in cui ci troviamo. D'altronde, per gli altri tanto quanto per noi stessi, è molto più facile fare i conti con un ologramma parziale piuttosto che con una realtà spontaneamente complessa e talvolta contraddittoria.

Cambia dunque la nostra individualità? Quanto l' influenza del ruolo assunto nel contesto è in grado di modificarla, quanto in grado di farci perdere le sfaccettature che ci compongono come gli esseri complessi che siamo, in sostanza, quanto corriamo il rischio di divenire monocromatici pezzi omologati, per l'appartenenza ad un puzzle?

Un uomo non può essere a suo agio senza la sua propria approvazione."  Mark Twain

Inserito il:28/09/2015 11:44:33
Ultimo aggiornamento:14/10/2015 09:42:36
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology