In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

“Big Data”, ciò che segnerà il nostro futuro.

09/07/2013

I “ Big Data”, alla lettera “ Grandi Dati” sono un numero immenso di informazioni digitalizzate, non strutturate, che provengono principalmente dal web ma anche da canali fisici. Queste informazioni vengono prodotte da noi che tutti i giorni utilizziamo, anche inconsapevolmente, strumenti digitali. Per esempio mediamente gli over 60 non usano internet eppure tutti i giorni vanno al supermercato, pagano con il  bancomat o carta di credito ignari di generare dati.  Se qualcuno volesse, potrebbe unire i dati del loro scontrino con il numero di carta che hanno utilizzato per avere un bel po’ di informazioni interessanti su loro stile di vita.  Questo vale per gran parte della popolazione globale che usa sempre di più strumenti digitali.  Facciamo la spesa, compriamo un biglietto aereo, acquistiamo una maglietta. Non solo. Telefoniamo, navighiamo in internet, usiamo i social network, compriamo beni materiali e immateriali, cerchiamo parole e informazioni sui motori di ricerca. Tutto è memorizzato e conservato e può essere incrociato con altri dati che forniscono informazioni precise sul nostro modo di vivere.

La propagazione delle informazioni è ormai incontrollabile e continua. Ogni giorno creiamo circa 2,5 trilioni di dati digitali. Questo flusso di dati continuo non è anonimo, o meglio crediamo che sia anonimo, ma chi detiene questi dati può facilmente risalire alla persona che li ha generati. In altri casi, invece, tali informazioni vengono prodotte da un soggetto consapevole, che vuole essere ricollegato a quei dati: indica i propri dati anagrafici, cosa gli piace e cosa no, chi sono i suoi amici e parenti, quale è il suo stile di vita. Pensiamo a Facebook. Nei nostri “ diari” c’è tutto quello che siamo: quali cibi ci piacciono, la musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo, a quale religione crediamo, frasi o concetti che condividiamo perché rispecchiano il nostro essere… Pensiamo a quante volte abbiamo cliccato sul bottone “ mi piace” di una pagina o di un commento. Non a caso si dice “ il mio profilo Facebook”, cioè abbiamo reso pubblico chi siamo, esplicitando la nostra personalità e il nostro modo di essere e di intendere.

Mi viene in mente la scoperta dell’energia nucleare che può essere devastante e distruttiva se utilizzata nella creazione di armi ma allo stesso tempo è una fonte di energia alternativa che ha contribuito al miglioramento della vita di ognuno di noi, per esempio con il suo utilizzo nell’ambito medico. Lo stesso vale per i “ Big Data”. Possono essere il nuovo strumento per uno spionaggio globale finalizzato a vari fini, ma anche informazioni che possono giovare a ciascuno di noi. Sono un pericolo o un’opportunità?

In questo momento non trovo una risposta assoluta. Mi sembra più un Far West. Tutto da conquistare e tutto da difendere. Ci sono regole e leggi ma mancano gli strumenti adatti a proteggere veramente la privacy del cittadino.

Nel riflettere su questi argomenti non può non sorgere un’inquietante domanda: alla fine dei conti, la popolazione globale vuole tutelare la propria privacy, oppure è un’angoscia solo per gli addetti ai lavori? Come mai milioni di persone in tutto il mondo forniscono ogni tipo di informazione, talvolta anche intima e personale, senza porsi troppi problemi?

Fino ad oggi l’ago della bilancia dell’attenzione sui “ Big Data” è ancora molto spostato sui risvolti negativi che stanno portando e potrebbero portare.

Nel Futuro, ma già nel presente, l’utilizzo di queste informazioni, in un modo corretto cioè nel rispetto della volontà dell’utente quindi grazie all’accettazione esplicita della persona all’utilizzo dei propri dati, allargata a molti più ambiti rispetto ad oggi, potrebbe  portare degli immensi benefici sia alla società che all’economia. Pensiamo al settore della medicina e a come le cure potrebbero essere sempre più personalizzate, all’alimentazione, all’energia, alla sicurezza, al commercio. A chi non piacerebbe vedere solo la pubblicità dei prodotti che stiamo cercando e vogliamo comprare, avere un’offerta solo di film e  serie tv che ci interessano, senza dover cercare nella guida programmi scorrendo più di 800 canali? Oppure entrare in un negozio ed essere accolti da un commesso ( virtuale) che ci propone proprio quel modello di jeans che ho deciso di comprare e non altri 10 modelli che non mi interessano?

Ma anche chi propone servizi o beni ha l’opportunità di utilizzare questi dati in maniera intelligente: per esempio il proprietario di una catena di alberghi, se avesse una clientela abbastanza fidelizzata, potrebbe proporre servizi personalizzati che il cliente apprezzerebbe molto, accettando volentieri anche una spesa aggiuntiva. Se invece volesse fidelizzare o acquisire nuovi clienti avrebbe il modo per farlo.

Lo stesso vale anche, per esempio, per il sindaco di una città, per un partito politico o per un’università.

Per far sì che tutto ciò avvenga è necessario che i dati disaggregati vengano elaborati da formule matematiche, gli algoritmi, che stabiliscono relazioni tra un soggetto e dei prodotti/eventi. Questi sistemi sono i “Recommendations Engine” cioè sistemi che sono in grado di dare suggerimenti personalizzati, prendendo in considerazione tutti gli elementi e le caratteristiche di un soggetto specifico .

Il Recommender System nasce già negli anni ’90, all’interno di comunità scientifiche. Amazon è stata la prima compagnia ad utilizzare questo tipo di tecnologia e ad offrire questo tipo di servizio sul suo sito. All’inizio le variabili sulle quali ci si basava erano principalmente due:  1) “ User centric”, dati storici di acquisto 2)” Item Centric” cioè similarità tra prodotti acquistati e prodotti che potrebbero interessare. Questi sono sistemi semplici perché non devono elaborare grandi volumi di dati da fonti diverse.

Oggi questi sistemi stanno evolvendo anche come conseguenza dei nostri modelli di vita: Internet, la diffusione degli smartphone, la digitalizzazione dei punti fisici. Ciascuno di questi è un canale che produce un flusso di informazioni continuo che può essere elaborato e portare a risultati talmente mirati che si parla di “ One to One Recommendation”.

C’è la possibilità di elaborare in maniera intelligente  e “rispettosa” questa immensa mole di dati per dare a ciascun individuo, che ha caratteristiche uniche, una risposta alle sue esigenze in un determinato momento di quel giorno e di quell’ora, in quella determinata città del mondo.

Quello dei “ Big Data” è un argomento molto complesso e “delicato” ma anche molto affascinante e reale, che segnerà  il nostro futuro e cambierà il nostro modo di pensare e di agire per il prossimo decennio.

Inserito il:01/12/2014 16:10:48
Ultimo aggiornamento:03/12/2014 20:15:06
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology