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Aggiornato al 16/12/2017

Albert Eckhout (Groningen, Olanda, 1610-1655) – East Indian Market Stall in Batavia

 

Dal baratto al bitcoin: il calvario dell’uomo della strada

di Peppino Perrotta


Vi siete mai chiesti se il bitcoin sia un sarchiapone o se si tratti del mezzo di scambio del futuro? Prima di rispondere a questa domanda è bene dare uno sguardo, alla burina naturalmente, alla storia passata della moneta.

Il rapporto tra l’uomo della strada e la moneta (non so come definire il rappresentante di quella fiumana di individui che ha percorso la storia, lontano dal potere, dagli albori ad oggi) è sempre stato difficile e si è andato sempre più slabbrando col passare dei secoli.

La moneta è figlia delle complicanze insite nel baratto. Già nell’età della pietra, nelle transazioni fra chi disponeva di troppa carne fresca per aver ammazzato un orso e chi aveva un surplus di raccolto di qualcosa di deperibile, venne naturale far ricorso a beni durevoli e frazionabili (sassi lavorati, pelli di pecora, pesci essiccati, sale).

Le cose si complicarono nell’età del ferro, quando i metalli sostituirono ogni altro bene come elemento di intermediazione. Si complicarono perché i potenti colsero l’occasione di mettersi in mezzo per lucrare su ogni scambio. La difficoltà oggettiva di pesare il metallo e saggiarne la purezza in ogni transazione diede loro agio di inventare la zecca, che produceva pezzi eguali e garantiti. Chiunque poteva trasformare il metallo in moneta, basta che ne lasciasse una parte consistente nella fonderia del padrone per il servizio. Naturalmente nel territorio piccolo o grande da lui dominato il ras non consentiva altre zecche che la sua. Fu cosi che in cambio di questa comodità chi potente non era cominciò a perdere contatto col valore reale che gli veniva dalla vendita di un terreno o di un semplice prosciutto.

Quando il potere dei sovrani fu sostituito da quello degli eletti, assai spesso solo formalmente, dal popolo sovrano, e le zecche divennero statali si pensò che anziché girare con le tasche piene di rame, argento o addirittura d’oro, sarebbe stato più semplice far ricorso alla più leggera carta. Il progetto era semplice: l’oro restava in mano a chi comandava e la gente si scambiava pezzi di carta con la garanzia giurata che potessero essere trasformati in oro a semplice richiesta. Nel passaggio dal metallo alla carta ancora una volta in cambio della praticità l’uomo della strada vide allontanarsi ancor più la consistenza di quello che gli rimaneva in mano, anche perché le promesse dei governanti somigliano a quelle dei marinai. Le monete si divisero allora in deboli (quelle emesse da governi che esageravano nella cialtroneria) e forti (quelle dei governi che la usavano con parsimonia).

Da circa sessant’anni le monete forti hanno gettato anche loro la maschera, un rapporto anche vago con l’oro non esiste più, le zecche sono diventate una stamperia e l’uomo della strada resta legato alla speranza che il governo emittente dei pezzi di carta che ha sotto il mattone resti solido.

Questa è la storia nella quale è entrato il bitcoin, questo oggetto misterioso quanto la rete che lo ha generato. A prima vista può sembrare che dietro lo pseudonimo di chi dice di averlo inventato si nasconda uno di quei furbi che promuovono le catene di sant’Antonio o che promettono interessi succosi e che a un certo punto spariscono con la cassa; ma chissà, la cosa forse è molto più complicata. Dico chissà perché sul controllo della rete e dei suoi figli c’è un alone di mistero.

Forse i potentati economici che stanno logorando il potere dei governi sanno manovrare la rete meglio di ogni altro e forse stanno lavorando per tagliare le gambe alle monete statali. Può essere che l’ingresso in campo del bitcoin sia una di quelle svolte storiche nelle quali l’uomo della strada viene ancora una volta facilitato negli scambi (basta un clic, niente trasparenza niente tasse) mentre si completa il processo di evanescenza della ricchezza che spera di possedere, ormai figlia non più di un ente emittente ma del nulla.

Non è una bella notizia per lui perché i potentati economici che studiano per diventare i padroni assoluti del mondo sono più avidi ed hanno addirittura ancor più pelo sullo stomaco dei banchieri che vogliono sostituire.

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Inserito il:12/10/2017 12:31:39
Ultimo aggiornamento:12/10/2017 12:37:13
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