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Aggiornato al 20/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Zachary Sasim (Hyattsville, MD - United States) - Fantasy night in D.C.

 

Dove va Trump?

di Francesco Lacapra

 

Il presidente americano più gretto, arrogante, ineducato e ignorante che sia mai esistito è tornato in patria dopo la sua trionfale (a suo dire) visita in Europa e nel Medio Oriente (o, come ha detto lui: “in Medio Oriente ed Israele”). Al rientro ha dovuto confrontarsi subito con serie faccende legate all’operato poco ortodosso dei suoi collaboratori, primo fra tutti, suo genero Jared Kushner.

Ovviamente, come accorti esperti di politica estera hanno osservato, il viaggio non è stato proprio trionfale, in quanto Trump ha cementato legami con il più grande fomentatore di terrorismo di matrice islamica[1], l’Arabia Saudita, ha dato addosso agli iraniani che pure, con la recente elezione, sembrano volersi scrollare di dosso la politica retriva e repressiva degli Ayatollah e, soprattutto, ha tentato di dare lezioni di creanza, politica e bon ton internazionale a capaci leader europei, che avrebbero molto da insegnargli. Trascuriamo qui l’arroganza e la crassa mancanza di buone maniere che l’individuo ha esibito in multiple occasioni.

Al di là della retorica trumpista, i risultati della spedizione sono estremamente negativi per tutti:

  • La NATO esce indebolita e l’America e l’Europa difficilmente potranno contare su una politica estera unitaria. Il che indebolisce tutti.
  • Nulla di concreto è stato fatto per migliorare la stabilità del Medio Oriente e miliardi di dollari in nuove armi è difficile che possano portare a risultati pacifici.
  • Trump dà chiari segnali di voler abbandonare gli accordi di Parigi sull’emergenza climatica.

Naturalmente in tutto questo non c’è nulla improntato a una politica estera coerente. Come si sa, Trump è un gradasso nel settore immobiliare e la sua visione del mondo (ammessa che ne abbia una) non è quella di uno statista. L’uomo arancione vede tutto come un “affare” e non sospetta neanche che accordi e legami internazionali possano richiedere una forma mentis più sofisticata e sottili considerazioni legate a fattori storici, etnici e di opportunità concreta, che trascendono di molto i suoi orizzonti. La cosa diventa ancora più pericolosa se si nota che alcune delle persone più solide e stabili della sua formazione governativa sono Mattis, McMaster e Kelly, tutti e tre generali. Costoro sono competenti e decisamente capaci. Tuttavia, sono sempre militari e, tenendo conto del fatto che Trump sembra avere solidi legami con l’industria bellica, viene da pensare alla famosa esortazione del presidente Eisenhower (lui stesso ex-generale) che, al termine della sua presidenza disse:

“Nel governo dobbiamo guardarci dall’acquisizione d’influenza ingiustificata da parte del complesso militare-industriale, anche quando non viene cercata esplicitamente. Il potenziale per la crescita disastrosa di potere nelle mani sbagliate esiste e persisterà”[2]

Il rifiuto di Trump di ribadire l’importanza dell’articolo 5 del patto costitutivo della NATO[3], che garantisce la mutua difesa, e il tono derisorio nei confronti degli alleati ha dato un duro colpo all’alleanza e sembra un bel regalo fatto a Putin.

Nel frattempo negli USA le indagini sui legami fra gli uomini di Trump e la Russia rivelano particolari sempre più “succosi”. Personalmente dubito che tutto ciò possa portare ad alcunché di concreto per le seguenti ragioni:

  • Un potenziale impeachment sarebbe solo possibile se la House si muovesse in tal senso. Ma la maggioranza è solidamente in mano ai repubblicani e, finché Trump farà in politica interna ciò che i repubblicani desiderano (riduzione delle tasse per redditi elevati e grosse società, riduzione ed eliminazione di benefici per i diseredati, eliminazione o significativa riduzione della tutela assicurativa medica e riduzione o eliminazione di regolamenti a tutela dell’ambiente), è molto difficile che questa strada venga imboccata.
  • Dubito che a indagini terminate esisteranno prove incontrovertibili di una diretta connessione fra Trump e la Russia. In assenza di ciò, il presidente ha sempre la possibilità di dichiararsi ignaro di cosa avveniva alle sue spalle e quindi, al più, ci sarà qualche collaboratore che ne farà le spese.

La domanda a questo punto è se gli elettori di Trump, nonostante la valanga d’inconfutabili sintomi d’incompetenza del presidente e di politiche che alla fine li danneggeranno, non arrivino a decidere di abbandonarlo[4].

Sebbene la base elettorale più solida sia fatta di diseredati e di persone emarginate dalla globalizzazione, Trump conta anche a suo favore grandi capitalisti e multinazionali che hanno cospicui vantaggi per le politiche che sta cercando di attuare, oltre ai repubblicani che hanno cavalcato la tigre. Finché costoro non si defileranno, Trump continuerà a fare ciò che desidera.

Trump presenta sempre i provvedimenti volti a minimizzare impatti sul clima come interventi che danneggiano i suoi elettori, senza ulteriori benefici. Pertanto, l’opporsi agli accordi di Parigi è ben accettato dalla sua base anche quando è chiaro che l’eliminare la limitazione nelle emissioni delle centrali a carbone non ridarà il posto di lavoro a minatori disoccupati perché l’eliminazione di queste centrali è causato dalla maggiore convenienza economica di altre fonti energetiche, incluso il gas naturale.

Spesso in Italia la vittoria di Trump viene vista come la giusta rivincita di strati della popolazione messi da parte. Purtroppo, chi la vede così non si rende conto di cosa Trump realmente rappresenti. Non è l’uomo libero da legami politici ed economici che può guidare il riscatto dei diseredati. È un individuo al quale sta a cuore solo il suo benessere economico e la sua immagine. Non avendo convinzioni politiche, gli va bene qualsiasi cosa che possa permettergli di sentirsi padrone del mondo e se questo richiede l’approvazione di cose che possono avere impatto terribile sulla base del suo elettorato non importa, finché costoro non se ne accorgono.

Tutti i provvedimenti di legge proposti da Trump (dei quali nessuno è stato ancora approvato) e le nomine nel suo governo sono in direzione diametralmente opposta a quella che i suoi elettori auspicavano. Questi elettori, però non seguono fonti giornalistiche autorevoli e spesso non hanno alternative a ciò che odono direttamente dalla bocca di Trump. Pertanto, potranno rendersi conto di esser cascati male solo quando i provvedimenti di Trump incideranno sulla loro vita. Per questo ci vorranno come minimo molti mesi.

In sostanza, sebbene al di fuori delle aree dove la retorica di Trump ancora ha peso, altrove negli USA cospicui movimenti d’opinione si sono formati e stanno rintuzzando la retorica del presidente. Ci vorrà del tempo prima che se ne vedano i risultati. Si comincia a veder qualche lieve avvisaglia in elezioni locali che vanno in direzione opposta alle ultime. Tuttavia prima delle elezioni di mid-term (novembre 2018), sarà difficile fare valutazioni attendibili.

Nel frattempo gli stati più avanzati economicamente, socialmente e culturalmente stanno cercando di attuare le loro politiche, trascurando i cambiamenti di regole del governo centrale. Un esempio è quello che la California[5] continua a fare in materia di energie alternative.

 

 

[1] Sono anni che cospicue elargizioni dei monarchi Sauditi e di membri del loro entourage vanno a favore di Wahhabiti e Salafiti, che rappresentano le frange attiviste della parte più fondamentalista della religione islamica, e tentano di effettuare proselitismo presso centri religiosi in occidente.

[2] “In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military-industrial complex. The potential for the disastrous rise of misplaced power exists, and will persist.” (http://www.npr.org/2011/01/17/132942244/ikes-warning-of-military-expansion-50-years-later).

[3] http://www.nato.int/cps/cn/natohq/topics_110496.htm.

[4] Un’ottima descrizione di molti che hanno sostenuto Trump nella sua ascesa politica è nel libro “Hillbilly Elegy”, di J. D. Vance (https://www.nytimes.com/2016/08/11/books/review-in-hillbilly-elegy-a-compassionate-analysis-of-the-poor-who-love-trump.html).

[5] Se la California fosse una nazione a sé stante, il suo PIL sarebbe al sesto posto fra le economie globali (http://www.sacbee.com/news/business/article83780667.html).

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Inserito il:30/05/2017 20:15:18
Ultimo aggiornamento:30/05/2017 20:26:54
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