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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Kay Rae (Lansing, Michigan, USA - Illustrator) - Scacchiera con piccioni

 

Elezioni e scacchiere

di Francesco Lacapra

 

Mancano meno di due settimane alle attese elezioni di novembre in America e le aspettative di tutti stanno diventando frenetiche.

Eventi recenti, come la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema Kavanaugh hanno decisamente infiammato gli animi, così come l’accresciuta virulenza nella retorica elettorale e nelle azioni imprevedibili e sconsiderate di Trump.

La scelta di Kavanaugh, effettuata per le sue posizioni estremamente conservatrici in materia di aborto e poteri presidenziali, aveva incontrato forte ostilità da parte degli ambienti progressisti, tanto più che costui era stato accusato da una credibile e qualificata testimone di aggressione sessuale all’epoca delle scuole superiori. Tuttavia la conferma della nomina al Senato era avvenuta sulla base di una maggioranza estremamente risicata. La maggioranza dei senatori che ne aveva approvato la nomina rappresentava meno del 50% dell’elettorato, per il fatto che ogni stato dispone di due senatori, indipendentemente dalla popolazione dello stato che rappresenta. Tutto strettamente legale, ma paradossale perché un senatore della California rappresenta 20 milioni di elettori, mentre uno del Wyoming ne rappresenta appena 290.000. In altri termini, un elettore del Wyoming ha un peso al Senato quasi 70 volte maggiore di quello di un elettore della California.

La retorica elettorale di Trump ha poi superato qualsiasi livello di decenza. Ormai ciò di cui riempie i suoi comizi ha solo connessioni marginali e occasionali con la concreta realtà dei fatti ed è piena di violenti attacchi ad personam e di incitazioni farneticanti contro i suoi avversari. Naturalmente, lui attribuisce alle fonti giornalistiche autorevoli che contestano i suoi risibili enunciati l’etichetta di “fake news”, che i suoi fedelissimi accettano acriticamente.

La distruzione sistematica di protezioni legislative contro l’inquinamento e il global warming continua con successo, anche in presenza di disastri climatici davanti agli occhi di tutti (dagli incendi in California, agli eccezionali uragani).

La legge fiscale recentemente approvata con grande entusiasmo dai repubblicani ha consentito a società ed individui molto abbienti di ridurre significativamente il loro carico fiscale, a discapito del resto del paese e del deficit federale che, come ovvio, è cresciuto a dismisura. Con Obama (che aveva ridotto il deficit anno per anno, pur non riuscendo ad azzerarlo) il partito repubblicano non aveva fatto che protestare perché il deficit, pur decrescente, non aveva ancora portato alla riduzione del debito pubblico. E ora che il deficit è notevolmente aumentato?

Si parlava da mesi di una “blue wave” democratica per queste elezioni. Di fatto, l’entusiasmo contro l’attuale amministrazione è tuttora alle stelle. Però esistono segni che la battaglia contro Kavanaugh e le reiterate e virulente menzogne di Trump relative a ondate di migranti dal centro America, con infiltrazioni di criminali e terroristi mediorientali stiano creando un clima di paura che dà appiglio alle tesi false del presidente e riaccende l’entusiasmo dei suoi accoliti.

Lo scardinamento dell’ordine mondiale e dei rapporti con gli alleati, l’alterazione delle strutture commerciali internazionali con dazi ad hoc, i ripetuti scandali, i comportamenti eticamente discutibili e persino il modo in cui presidente e famiglia sfruttano posizioni di potere per arricchirsi ulteriormente passano virtualmente inosservati.

Al di là del fenomeno, che si spera sia transitorio e limitato a questa amministrazione, emerge un nuovo mondo nel quale l’etica e l’aderenza ai fatti non hanno più alcun peso e chiunque può dire e fare qualsiasi cosa senza che nessuno ci faccia più caso. Prima di Trump, una bugia di un candidato era sufficiente a fargli perdere credibilità fra gli elettori e spesso a precluderne il successo alle urne. Ora neanche questo ha effetto.

La paura più grossa è che si possa entrare oggi in un nuovo mondo dal quale non si possa tornare indietro, perché una volta valicati i limiti della decenza, questa è diventata la nuova realtà.

C’è ancora la fondata speranza che i democratici possano riconquistare almeno la Camera dei rappresentanti, se non il Senato. Se questo avvenisse, i democratici dovrebbero decidere se abbandonare il modello di gestione repubblicano che ha creato continua ostilità ad Obama, creando commissioni di inchiesta inutili, costose e prive di qualsiasi risultato, se non nel preparare titoli di testa utili. C’è la speranza che i democratici possano tentare un rientro verso la gestione civile della politica, eliminando i comportamenti poco etici e del tutto partigiani dei repubblicani.

La mina vagante dell’inchiesta sulle connivenze fra Trump e Russia all’atto delle elezioni del 2016 continua. Al momento tutto tace, per evitare turbative elettorali. Nei mesi recenti ci sono stati però rinvii a giudizio, ammissioni di colpa e chiare prove di responsabilità di collaboratori stretti di Trump. Quando si arriverà alla fine dell’inchiesta, è difficile che ci saranno esiti direttamente rilevanti per Trump, perché anche un incompetente come lui avrà certamente fatto in modo da tutelarsi, demandando a suoi subalterni operazioni compromettenti e potendo così armare gli indaganti al più di indizi, ma non di prove. In più è solo la Camera dei rappresentanti a poter chieder l’impeachment, in presenza di fatti concreti e il Senato con maggioranza dei 2/3 a poter emettere una sentenza di condanna. Anche se ci fossero tutti gli elementi, i democratici dovrebbero ottenere la maggioranza nella Camera e addirittura una maggioranza dei 2/3 al Senato. Questo è virtualmente impossibile. Quindi, alla fine di tutto, Trump dichiarerà vittoria e continuerà a inquinare il mondo con la sua retorica efficace e furiosamente mendace e con la sua sete di profitti e tornaconto personale, a discapito di tutto quello che lo circonda.

Come dicono qui, battagliare con Trump è come giocare a scacchi con un piccione: cammina sulla scacchiera travolgendone i pezzi, lascia escrementi dappertutto e alla fine cammina via impettito, come se avesse vinto la partita.

Purtroppo, con la differenza di qualche dettaglio specifico, sembra che anche in Italia si stia procedendo in modo molto simile.

Ovviamente l’attesa per l’esito di queste elezioni è da patema d’animo.

 

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Inserito il:25/10/2018 20:50:16
Ultimo aggiornamento:25/10/2018 21:42:56
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