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Aggiornato al 20/04/2018

Giordano Abatini (1980 -       ) – Volante: posto di controllo durante gli anni di piombo

 

L’età dell’oro: 10 - Il piombo, l’argento e la plastica.

 

Quando è finita l’età dell’oro? Più o meno nel mezzo degli anni ’70, allorché l’Italia ha cominciato ad essere trascinata in basso dalla slavina che, insistendo nella metafora, l’ha condotta attraverso l’età del piombo, poi in quella dell’argento, per finire nella plastica.

Il piombo come si sa ha rappresentato bene gli anni ’70, l’epoca delle brigate rosse e delle stragi di stato. Cominciò con la degenerazione dello spirito del ’68, nato come movimento progressista, ed infettatosi con gente che piuttosto che crescere voleva tornare indietro, per finire con l’imbarbarirsi nello stragismo: da piazza Fontana alla stazione di Bologna, passando per Gioia Tauro, Peteano, la questura di Milano, piazza Della Loggia e l’Italicus.

Il tutto perché, fuori dai confini nazionali ma anche, e forse soprattutto, a casa nostra si sono mossi personaggi assai potenti, impegnati ad evitare che lo slancio produttivo dell’Italia del dopoguerra proseguisse in un’evoluzione culturale, ed impedendo, col tritolo e con i mitra, che tra i migliori politici di destra e di sinistra si concretasse un accordo utile al bene del paese. Uccisero, insieme a tanti innocenti, anche un avversario assai scomodo, Aldo Moro.

L’argento, o meglio l’argent come i francesi definiscono i quattrini, può rappresentare bene gli anni ’80. Fu l’esplosione della corruzione, male endemico da sempre in Italia, ma prima di allora contenuto nei confini fisiologici e soprattutto gestito dal potere in modo tale da non pestare troppo i piedi allo sviluppo del paese.

È stato agli inizi del decennio che Bettino Craxi, intrufolatosi terzo incomodo tra democristiani e comunisti, spregiudicato, avido di potere e necessariamente dei soldi per alimentarlo, gettò benzina sul fuoco del malaffare. Infilò nelle istituzioni una pletora di esattori che moltiplicarono presto le tangenti di numero e di valore.

Il fiume dei soldi finì col finanziare non solo le casse del partito, ma quelle delle correnti e sottocorrenti, cioè in pratica gli sperperi privati dei politici, anche quelli di mezza tacca, dei tecnici che dovevano mettere il timbro sulle ruberie, e di quanti nelle strutture delle controparti fornitrici potevano mettere le mani nella greppia.

Il bubbone non poteva non scoppiare, Mani Pulite fu la sceneggiata di un lavacro generale nel quale a livello personale ci rimisero in pochi, ma, cosa ben più importante, si spappolarono sia la democrazia cristiana che il partito socialista. I comunisti, meno infettati dalla malattia, riuscirono a restare in piedi, ma non poterono evitare di subire anche loro la generale perdita di sfiducia dell’elettorato nei confronti dell’intero mondo politico.

La plastica è la materia con la quale per scherno gli uomini di sinistra, usciti dal terremoto provocato dai magistrati, sostenevano fosse costruito il partito di Berlusconi. Avevano ragione, ma strombazzando la gag non si rendevano conto che, malgrado gli sforzi di proporsi con sigle e facce sempre diverse, anche la loro struttura si andava progressivamente plastificando.

Gli anni ’90 e quelli che, scavalcando il secolo, portano fino ad oggi sono gli anni del populismo e dei partiti personali.

Il populista trova spazio non solo e non tanto nell’ignoranza della gente, ma soprattutto nella sua sfiducia. Dà retta al populista chi non crede più alle idee e ai progetti e si arrocca nel personale. Il populista li annusa con i sondaggi e strappa il loro consenso, fragile quanto si vuole ma buono al momento per continuare a comandare.

C’è poco da dire più di quanto non si sia stradetto su Berlusconi e sui suoi numerosi imitatori, e c’è poco da dire anche su Renzi se non che è un populista quanti altri mai.

Per quanto riguarda il futuro ci conforta il fatto che, pur apparendo fragile e buio, vale il detto che è sulle ginocchia di  Giove, non possiamo sapere come andrà a finire. Resta da chiedersi a chi addossare la colpa di questo declino; gli indiziati sono molti: l’invadenza dell’ombrello americano, la prematura perdita di uomini chiave, la caduta del muro di Berlino, la spregiudicatezza per non dire la delinquenza della finanza mondiale.

Ci possiamo, per buon peso, mettere anche le mutazioni climatiche e quanto altro ci venga in mente, ma sfuggiremmo a noi stessi (parlo ai colleghi che hanno i capelli bianchi) se non ammettessimo di aver ricevuto in eredità un bel gruzzolo e di averlo sperperato.

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Inserito il:04/04/2016 09:16:06
Ultimo aggiornamento:04/04/2016 09:19:46
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