In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 20/09/2018
bromley-william-iii-village-school.JPG
William Bromley III (1835 – 1888) – A Village School

 

L’età dell’oro: 2 - Il ritorno all’eguaglianza sociale.

 

 

“Eravamo accampati da giorni all’addiaccio in attesa di ordini che non arrivavano, e la radio taceva. Le scorte di viveri erano praticamente terminate e il rancio della truppa, che era anche il mio, consisteva in una brodaglia nella quale galleggiava qualche fava secca. Decisi di muovermi in bicicletta con il mio attendente per raggiungere il comando di compagnia. Quando a tarda sera arrivammo, lo trovammo abbandonato”.

Il professore di ginnastica racconta la sua guerra in Grecia andando su e giù tra i ragazzi della seconda B, schierati in ordine di altezza in una fila che va da chi, in ritardo con lo sviluppo, sembra quasi un bambino, a quelli che, con i primi accenni di barba e la voce a scatti baritonale, sono ormai alti come lui.

La scuola media del quartiere, per far fronte allo straordinario aumento di iscrizioni, ha messo in fretta e furia in piedi una sede periferica in alcuni appartamenti di una palazzina residenziale; la palestra, assai di fortuna, è all’ultimo piano, nel lavatoio, uno stretto budello mal areato che corre lungo tutto la fiancata dello stabile. Siamo in una zona di confine tra le case destinate al ceto medio e quelle costruite durante il regime per il popolino, con tutti altri criteri.

Quell’insieme di adolescenti lì schierato è quindi eterogeneo non solo per caratteristiche fisiche, ma anche per estrazione sociale, in ossequio al disposto della neonata Costituzione che vuole una scuola uguale per tutti.

Nella pratica l’eguaglianza ancora scricchiola perché i figli del popolo, tranne qualche eccezione, hanno più difficoltà di apprendimento dei signorini; manca loro ogni supporto familiare, soprattutto per quanta riguarda il latino sul quale la professoressa di lettere, che se fosse per lei manderebbe i giovani proletari a fare i muratori o i meccanici, insiste, come per caso, più del necessario.

L’insegnante di educazione fisica, forgiato anche lui alla vecchia scuola, la pensa allo stesso modo, discriminando, nei limiti della sua competenza, sull’igiene. Egli ha risolto l’obiettiva difficoltà di far fare ginnastica a tanti ragazzi in un corridoio di tre metri per venti spezzando la lezione in tre fasi: l’igiene, l’addestramento fisico e la narrazione.

La prima fase è quella più traumatica: l’ex bersagliere, munito di una bacchetta di legno, passa in rassegna la truppa schierata controllando a ciascuno quelli che lui ritiene i punti strategici della pulizia personale: le unghie delle mani, il retro delle orecchie e i dintorni del malleolo. Ogni anomalia viene punita con un paio di forti bacchettate sui luoghi incriminati: le dita la testa e i polpacci.

Con i recidivi il nostalgico littore insiste con maggiore energia tendendo a esagerare; per forza di cose i recidivi appartengono quasi sempre al popolo.

L’addestramento fisico è anch’esso penoso ma non traumatico; dopo una serie di attenti, riposo, fianco destr e sinistr e dietrofront, si passa a qualche flessione e movimenti delle braccia. Di più non si può fare, forzati come si è in fila indiana.

Mancando ancora del tempo alla campanella, scatta il racconto delle vicissitudini militari del narrante.

“Mi stavo domandando se il capitano e i suoi fossero stati fatti prigionieri o se avessero volontariamente abbandonato la postazione…..”. Il professore si interrompe perché, dalla porta in fondo al locale, è sbucato un energumeno, mal trattenuto dal bidello, che, scorrendo a passo di marcia i ragazzi schierati, si avventa con una gragnuola di calci e pugni su di lui.

“Te le bastonate le dai ai fijli tua e de quella mignotta de tu moglie. So finiti i tempi delle botte, brutto fascista!”.

Accorre un altro bidello, alcuni professori e finalmente due guardie che se lo portano via mentre il tenente si lecca le ferite.

Per non rischiare una controquerela e un probabile licenziamento, al professore viene consigliato di astenersi dall’adire alle vie legali e contemporaneamente a lasciare a casa la bacchetta.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:08/03/2016 17:22:04
Ultimo aggiornamento:25/03/2016 18:10:39
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology