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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Enrico Baj (1924 -2003) – Profilo di generale - 1969

 

L’età dell’oro: 9 - Fuoco amico.

 

Ci siamo salutati come fanno i pugili prima di un incontro, ed ora restiamo in un silenzio imbarazzante nella sala d’aspetto del ministero della difesa. Noi rappresentiamo la Olivetti e loro, i nostri concorrenti, il fiore all’occhiello dell’industria informatica americana. L’apertura di una porta e qualcuno che ci chiama fuori ci toglie tutti dall’imbarazzo.

Dietro il tavolo della giuria ci sono un generale e due colonnelli, facce amiche che in privato ci hanno fatto capire che sarebbero felici se le forze armate del nostro paese potessero essere supportate da un cervellone italiano e non straniero.

La decisione, basata su un raffronto tra un punteggio tecnico assegnato da una commissione di esperti e la quotazione economica chiusa ancora in buste ceralaccate, deve essere presa seduta stante. Il generale ci comunica che i tecnici hanno valutato dal loro punto di vista le due offerte equipollenti. Lo dice aprendo le buste e passandole ai colleghi di lato. Dopo di che ci guarda, legge le cifre e dice: “L’offerta Olivetti è più conveniente, quindi l’Olivetti vince la gara”.

I concorrenti se ne vanno con la coda tra le gambe e noi restiamo a ricevere le congratulazioni dei militari che ora possono apertamente manifestare i loro sentimenti patriottici; sono orgogliosi di difendere un paese che sa essere all’avanguardia dell’elettronica.

Torniamo in ufficio per brindare come si conviene; la festa viene però interrotta dalla telefonata di un capitano che, confermandoci la nostra vittoria, specifica però che essa si materializzerà in un contratto solo se l’ente dovesse decidere di acquistare. Qualora invece preferisse il noleggio, bisognerà fare di nuovo i conteggi e le valutazioni. Tutto quindi è sospeso.

Lo champagne resta nei bicchieri e i pasticcini in gola; il generale e i colonnelli sono irreperibili al telefono, solo in serata riusciamo a vedere quello di loro con cui abbiamo più confidenza. Tergiversa per un po’, poi si apre.

“Stamattina i vostri concorrenti non hanno lasciato il ministero, ma si sono fatti ricevere immediatamente, chissà come, niente meno che dal capo di stato maggiore. Poco dopo ci è arrivato l’ordine di comunicarvi quanto vi è stato detto al telefono. Nel pomeriggio è stata poi indetta una riunione presso l’economato per studiare l’ipotesi di noleggio; dovrete quindi fare una nuova offerta per questa seconda ipotesi, ma stavolta basterà una lettera informale”.

“Che vuol dire informale?”.

“Non in busta chiusa”.

“Ma è regolare?”.

“Non lo so, non mi intendo di procedure amministrative”.

Quando il colonnello, giorni dopo, ci comunica con tutto l’imbarazzo possibile che per il noleggio, modalità prescelta, siamo risultati più cari dei concorrenti, nel salutarmi mi sussurra all’orecchio “Siamo una colonia”.

Questo racconto, del tutto vero sia nell’essenza che nei dettagli pur con qualche doverosa imprecisione, ricorda una delle prime cannonate metaforiche che gli americani hanno  sparato sulla nascente e promettente avventura informatica italiana.

Nei laboratori di Borgo Lombardo la Olivetti sviluppava infatti una tecnologia che nulla aveva da invidiare a quella oltreoceano. L’ing. Mario Chu guidava una squadra di valentissimi ricercatori che sfornavano progetti d’avanguardia, pericolosi per chi, padrone del mondo, quanto meno di quello occidentale, non voleva concorrenti in ciò che stava diventando rapidamente il polo strategico della industria mondiale.

La sorte volle che uno dopo l’altro, tra il ’60 e il ’61, morissero prematuramente sia Adriano Olivetti, convinto sponsor dell’avventura informatica, che l’ing. Chu, guida tecnica dei progetti.

Profittando del naturale sbandamento degli eredi, da oltreoceano cominciarono ad arrivare cannonate come quella descritta. Erano solo, per quanto efficaci, azioni di contorno perché la battaglia più importante, che portò alla cancellazione della divisione elettronica, la fecero, come accade spesso nelle guerre, aiutati dalla resistenza interna.

La Olivetti, affrontando da protagonista il nuovo amplissimo mercato dell’elaborazione dei dati, aveva bisogno di copiosi finanziamenti. La Fiat, industria che per le sue dimensioni aveva una grande influenza sul mondo economico e politico italiano, aveva visto di malocchio il crescere proprio in casa sua, nel Piemonte, di un’industria guidata con criteri molto più liberali di quelli adottati dal presidente di allora, Valletta. Si mise quindi di  traverso, trascinandosi dietro il mondo bancario.

All’Olivetti fu permesso di costruire solo prodotti meccanici, mentre la parte informatica fu ceduta alla General Electric, così da riportare tutto, laboratori avanzati compresi, sotto il controllo americano.

Che l’aiuto dato agli Stati Uniti dai nostri connazionali fosse solo frutto di invidie nostrane oppure derivasse da pressioni da parte di chi aveva tutta la forza per imporsi, non lo sapremo mai.

 

 

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Inserito il:30/03/2016 08:41:36
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:34:15
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