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Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Google Glass: non abbiate paura, qualcuno vi sta registrando.


19/06/2013


Otto membri del gruppo Bi-Partisan Privacy Caucus del Congresso USA hanno indirizzato una lettera al CEO di Google, Larry Page, chiedendo chiarimenti sul funzionamento e sul modo col quale verrà tutelata la privacy di chi si troverà ad interagire col nuovo apparecchio Google Glass.

Il cruccio riguarda non tanto i fruitori (per certo fan di Terminator e soliti fissati della tecnologia), quanto le persone ignare che si troveranno loro malgrado a dover transitare nel cono d’osservazione di questi nuovi orpelli tecnologici, frutto senz’altro di qualche incubo irrisolto di casa Page.

È emerso infatti da fonti ufficiose che il nuovo occhiale bionico intende fornire apparati informativi intelligenti in tempo reale, confrontandosi a modo suo con la realtà attorno. Per quanto il lancio sia previsto nel lontanissimo 2014, e per allora forse i più fortunati potranno essersi organizzati di conseguenza (immaginiamo corazze hi tech o matrici invisibili di schermo, magari offerte da associazioni volontarie di cripto-disturbatori), la sperimentazione nei laboratori Google ha messo ormai a punto i sistemi di rilevamento ottici, telecamere, navigatore, microfoni ed interazione bidirezionale di banche dati intelligenti capaci di attivarsi al solo transito d’un oggetto nel cono percettivo dei sensori.

Viene pena al cuore a pensare agli sforzi titanici profferti inutilmente nella Logica d’Aristotele (per non dire delle macchinazioni del saggio di Konigsberg…), sui confini dell’esperienza sensibile umana. Le categorie empiriche crollano ormai, dinanzi agli orpelli a realtà aumentata di Page.

Se non altro sorriderà Schopenhauer, coll’evidente squarcio del velo di Maya!

Dal punto di vista tecnico, il nuovo apparato si connette in modalità wireless ad uno smartphone utilizzando la tecnologia Bluetooth.
La montatura prevede un mini-schermo parzialmente trasparente, capace di offrire informazioni all’occhio collegato, proiettando immagini o dati o esaltando dei contorni mentre si osserva la realtà.
Il Privacy Caucus ha cordialmente richiesto a Page di voler chiarire in che modo l’occhiale intende garantire i diritti alla riservatezza dei cittadini, e più in particolare quali fossero le misure adottate per evitare di “violare la privacy dell’americano medio”. La risposta di Page è attesa a giorni.

Ma nel mentre ci si potrà interrogare circa la raccolta non autorizzata di informazioni personali fatte dai sensori di Google. Una cosa è che si possa sapere tutto di noi, solo che si vogliano prendere le informazioni sul web; altra è che si sia costantemente sottoposti ai raggi-X per il solo fatto di fare una passeggiata in centro.
Il riconoscimento facciale è ormai una realtà diffusa, se non una esigenza anche per fini di sicurezza (i sistemi di rilevamento sono interconnessi infatti con le banche dati delle agenzie di intelligence), ma da lì a conoscere le abitudini, stile di vita o con chi ci si accompagna ce ne passa.

A meno di voler abdicare alla consistenza umana, alla non identità tra informazioni e soggettività nel tempo. Se Dio dimentica ma il web no, deve pur rimanere un “tempo” ancorato al fatto che l’informazione dell’oggi, dell’io presente, da me non liberamente immessa nella rete, sia appannaggio esclusivo del sottoscritto, e costituisce la mia linea del Piave sull’ingerenza del prossimo sui miei dati.

Oppure abbracciamo Schopenhauer per davvero (o era Matrix?): la realtà non è che semplice illusione, e noi ectoplasmi senzienti. Il mondo come volontà e virtualizzazione.

Inserito il:09/07/2015 10:17:31
Ultimo aggiornamento:01/08/2015 14:00:09
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