In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 19/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Stanley Spencer (Cookham, UK, 1891-1959) - Adoration of Old Men - 1937

 

I progressi della medicina

di Peppino Perrotta

 

Schierarsi contro l’istinto dell’animale uomo ad usare il cervello per inventare, affrontando con coraggio le incognite del nuovo, è una disdicevole battaglia che è bene che facciano le religioni obbligate a combatterla per sopravvivere.

Un laico però ha il dovere di non chiudere gli occhi sui danni collaterali di questa pur lodevole prerogativa della nostra specie.

Per quanto riguarda la medicina, il suo progresso è privo di ombre eccezion fatta per la cura delle malattie infantili che, doverosamente trasferita dai paesi ricchi a quelli poveri, sta generando un pauroso squilibrio demografico.

La pratica delle vaccinazioni generalizzate ha sostanzialmente azzerato da noi negli scorsi decenni la mortalità infantile, combattuta prima con un adeguato numero di nascite nell’istintuale coscienza dei genitori che solo alcuni dei figli fossero destinati a diventare adulti. L’attività della Organizzazione Mondiale della Sanità, volta a vaccinare a tappeto le popolazioni povere, comporta, insieme alla salvaguardia di milioni di vite ciascuna delle quali, ricordiamolo, è un meraviglioso magico miracolo, problemi non marginali. Probabilmente anche in quelle zone si svilupperà in futuro una coscienza genitoriale diversa, ma ci vorranno generazioni.

Per l’intanto il fenomeno comporta dimensioni numeriche difficilmente gestibili.

Questo, fino a qualche giorno fa, era l’unico danno collaterale che avevo rilevato nei progressi della medicina. L’intervista fatta da Piero Angela a un luminare della neurologia ha messo in luce un altro neo demografico, non meno preoccupante di quello dei vaccini.

Parlava questo signore della statistica sui soggetti affetti da malattie degenerative del cervello (Alzheimer, demenza senile, Parkinson e quant’altro); nel mondo sono tantissimi, in Italia sono un milione, cioè uno su 60 se si fa riferimento all’intera popolazione, il 12% se si guarda solo agli ultra ottantenni. L’esperto asseriva che queste cifre sono destinate ad aumentare esponenzialmente a ritmi assai elevati e spiegava perché.

La lotta alle malattie è basata sulla ricerca, che richiede grandi investimenti messi in moto solo dalle industrie del farmaco. Questo sforzo perciò non può non obbedire che alle leggi del capitale. Esso si concentra quindi sulle malattie che rispondono a due fattori: la diffusione del morbo che assicuri l’ampiezza della futura clientela, e l’alta probabilità di avere un ritorno dell’investimento in tempi coerenti con le dinamiche aziendali. Si comprende quindi che si ricerca poco sulle malattie rare, e su quelle nelle quali il campo di conoscenza degli organi del corpo umano non è avanzato abbastanza da poter far cassa nell’arco del planning quinquennale.

Si spiega così lo sviluppo dei nuovi medicamenti antitumorali, della diagnostica, della chirurgia vascolare e cardiaca, e dei trapianti, che ha consentito a tanti il superamento degli ottanta anni.

Per converso la ricerca non si concentra sulle degenerazioni cerebrali; troppo poco si conosce di questo organo per impegnare risorse con ritorni indefinibili. Purtroppo le malattie degenerative del cervello si sviluppano massimamente dopo gli ottanta anni e quindi l’aumento percentuale di questi malanni è destinato a salire molto presto in Italia a due o tre milioni di individui.

Economicamente ciò comporta che i costi della sanità pubblica o privata che sia vadano alle stelle perché alla diminuzione di quelli relativi alle altre malattie fa riscontro quello esponenziale per i mali cerebrali dal momento che il peso economico di un malato demente, che dura nella sua malattia spesso a lungo, è assai più elevato di quello per i tumori.

La società futura quindi dovrà farsi sempre di più carico di uno sterminato esercito di dementi, spesso incoscienti, longevi e costosissimi. A queste considerazioni sociali, sulle quali devono riflettere i giovani, vanno aggiunte quelle personali di noi vecchi, che ci diamo un gran daffare per allungarci gli anni con analisi, pillole, ecografie e quant’altro, ma con la crescente probabilità di ingrossare le fila di quell’esercito di zombi.

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:12/07/2017 11:57:05
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:11:49
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology