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Aggiornato al 21/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jamie Williams Grossman (Hudson Valley, New York) - Spring at The White House - 2010

 

Il diversivo

di Francesco Lacapra

 

Tutto il mondo ha osservato attonito l’orribile tragedia dell’attacco chimico del governo siriano contro inermi (e per lo più imberbi) avversari.

C’è anche chi ha preso la palla al balzo per raddrizzare la sua traballante immagine. Trump ha evidentemente deciso che era il momento di far dimenticare i suoi continui fallimenti: dalla vicenda della healthcare, al blocco dei suoi bandi ai musulmani e soprattutto alle indagini sulle sue connivenze russe, che stanno portando sempre più vicino alla verità. E così ha deciso di lanciare un attacco contro una base militare di Bashar al-Assad: quella dalla quale erano decollati gli aerei che avevano condotto l’attacco contro i civili avversari del regime.

È anche interessante notare che durante la presidenza di Obama, Trump aveva indicato con un suo tweet (qui di fianco) che in momenti di poca popolarità un attacco militare potrebbe migliorare la situazione.

Naturalmente, lo stratagemma ha funzionato benissimo: sono giorni che la storia del bombardamento punitivo ha colto tutta l’attenzione di commentatori e dei politici, tanto che persino avversari d Trump gli hanno dato credito per l’intervento e che i canali televisivi non hanno fatto che parlare di questo.

Il mondo intero era orripilato davanti alla morte di tanti innocenti e il bombardamento è apparso a molti come la giusta punizione. Naturalmente, è servito anche a enfatizzare che questo poneva chiaramente Trump in un ruolo ostile al suo possibile amico Putin e quindi quanto meno temperava l’urgenza del completamento dell’indagine sulle connivenze russe e ne moderava la gravità.

In realtà, i russi erano stati preavvertiti dell’intervento militare, che peraltro non ha recato loro alcun danno. È anche possibile che Putin abbia avvisato il suo compagno di merende Assad (come la vignetta suggerisce).

Dunque, mossa capace di generare molto clamore, ma di scarse conseguenze pratiche e, certamente, di là da qualche formale bacchettata russa, non tale da compromettere gli amorevoli rapporti fra Putin e Trump, ove questi esistessero.

Chiaramente, nulla di tutto ciò costituisce una prova, però, citando Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma generalmente s’indovina”.

In fondo, Trump non sapeva dove girarsi dopo che Devin Nuñes, il presidente della commissione inquirente sui rapporti Trump-Russia alla camera, aveva dovuto ricusarsi per aver agito inappropriatamente a favore di Trump e dopo che i tentativi di accusare Susan Rice (National Security Advisor di Obama) di aver declassificato i nomi di collaboratori di Trump coinvolti in intercettazioni telefoniche con esponenti russi si era sgonfiato nel nulla. Meglio creare un diversivo.

La levata di scudi del congresso, che c’era stata contro possibili interventi di Obama in Siria, nel caso di Trump, è stata molto attenuata. Con Obama si parlava di violazione della costituzione. In questo caso, solo di opportunità di chiedere una preventiva autorizzazione, ed è stata prontamente tacitata.

Forse non andrebbe trascurato che l’intervento militare, al di là del clamore di stampa, sembra abbia prodotto conseguenze pratiche trascurabili nella base militare siriana, tanto che le piste dell’aeroporto non sono state danneggiate e che già sabato 8 aprile, dalla stessa base si sono levati caccia siriani per attaccare postazioni ribelli[1].

Paul Krugman, sul New York Times è una delle poche voci di stampa che hanno enfatizzato molti di questi aspetti[2], mentre il compiacimento complessivo per la reazione di Trump ad Assad, sembra ancora una volta aver acquietato (almeno in parte) le voci di molti suoi critici.

Tutto quello che Trump ordina non è radicato in una strategia concettualmente coerente e orientata a seguire obiettivi prioritari, ma da questa compagine sarebbe troppo chiedere ciò.

Nel frattempo i repubblicani, cambiando le regole del Senato (che avrebbero richiesto una maggioranza di 60 voti), sono riusciti a confermare il loro candidato conservatore Gorsuch alla Corte Suprema, con la contrarietà della stragrande maggioranza (45 su 48) dei senatori democratici o indipendenti.

Molti temono che questo cambiamento porterà sempre più a nomine alla Corte Suprema che saranno di parte, invece che basate su un ampio consenso. Poiché i giudici della Corte Suprema sono nominati a vita, questo getta un’ombra consistente sul futuro del settore legislativo.

Intanto, il generale McMaster (nuovo National Security Advisor, dopo il licenziamento del compromessissimo Flynn) è riuscito a prevalere e a far emarginare il Rasputin di Trump (Bannon) dal National Security Coucil. McMaster è una persona retta e competente, Bannon è a casa Trump il leader del gruppo della destra estrema. Questo è uno sviluppo positivo, ma non è detta l’ultima parola.

Intanto il genero di Trump, Kushner sembra acquistare sempre più ruoli[3]. Ora è responsabile delle seguenti cose:

·      Reinventare il modo di funzionare del governo e della pubblica amministrazione, basandosi sul settore privato.

·      Risolvere il conflitto israeliano-palestinese.

·      Gestire in modo ottimale le relazioni con Messico e con la Cina.

·      Valutare l’andamento del conflitto con ISIS/DAESH.

Chiaramente sono bruscolini. Non male per un trentaseienne privo di qualsiasi precedente esperienza politica (nazionale o internazionale) o di governo!

Almeno per noi che ci viviamo, purtroppo la politica americana di oggi assomiglia sempre più a una pessima telenovela.

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Inserito il:09/04/2017 12:19:45
Ultimo aggiornamento:09/04/2017 13:16:56
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