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Aggiornato al 17/02/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Till Dehrmann (Germany, 1955 - ) - Touareg at Fountain - 2006

 

Il futuro è già cominciato

di Peppino Perrotta

 

I temi politico/sociali sempre più dominanti lo scenario sono due: il balbettio dell’Europa di fronte all’esplosione dell’immigrazione africana e le conseguenze di esso sull’assetto politico italiano. Due temi per ciascuno dei quali è difficile non solo la previsione degli sviluppi, ma la stessa comprensione del presente. Essi per di più, condizionandosi l’un l’altro, tendono a intrecciarsi producendo una matassa ingarbugliata.

Per districarla proviamo ad affrontare questi due macro problemi uno per volta, partendo da quello italiano in un’ottica previsionale di 6/8 mesi, presupponendo a ragion di logica che in questo periodo sia del tutto improbabile che l’atteggiamento attendista europeo possa cambiare.

Lo scenario è caratterizzato da una evidente velocità di crescita dell’inquietudine pubblica nei confronti dell’aumento incontrollato dei flussi migratori. Gli slogan della destra nazionalista stanno conquistando anche i benpensanti, e si sta generalizzando l’avversione delle amministrazioni locali ai piani del Ministero degli Interni. Il governo è di fronte ad una posizione europea, balbettata quanto si vuole, che ci pone comunque di fronte a un bivio. Gli spezzoni di consigli/ordini che ci arrivano ci dicono che possiamo scegliere tra la creazione in Italia di campi di concentramento in grado di assorbire centinaia di migliaia di profughi (come avviene non solo in Turchia ma in molti paesi africani, contigui alle zone di guerra), o la sostanziale chiusura dei porti di attracco.

È difficile dire quale delle due strade sia la più impervia. Le difficoltà della prima sono, al quadrato, le stesse che si hanno nello scegliere i luoghi delle discariche, aggravate dal fatto che siamo un paese nel quale non si è stati capaci di costruire alla svelta neppure qualche casetta di legno per i terremotati.

La chiusura dei porti, molto più facile da realizzare, comporta però la corresponsabilità primaria di un inevitabile genocidio. Il governo, rappresentato da Gentiloni, attendista per carattere e formazione, sta fermo di fronte a problemi più grossi di lui. È inevitabile che non solo la sinistra, ma tutti i progressisti vadano verso il suicidio elettorale, lasciando decidere alla destra (che avrà un consenso popolare tanto più largo quanto più lunga sarà l’agonia del governo) la decisione. È difficile dire quale mix di destra conquisterà il potere e quale dittatore finirà col cavalcarlo. Forse ci proverà lo stesso Renzi, che scimmiottando Macron, potrebbe presentarsi al popolo con un partito tutto suo.

Quale strada si imboccherà? Se volessimo andare nelle previsioni oltre il consentito, potremmo immaginare che il nuovo Mussolini, sostenuto come quello di cento anni fa da un popolo bisognoso di ordine, andrà in Europa a vedere che aria tira. Probabilmente troverà lì qualcuno che, uscito dall’incertezza, gli spiegherà che pensare a un piano Marshall europeo in Africa è, per evidenti motivi, follia, e che l’unica strada percorribile è quella di convincere le centinaia di milioni di giovani dell’Africa nera a non partire.

Come si fa, gli chiederà? È semplice, gli risponderanno. Oggi partono attratti da un mondo che vedono sui teleschermi dove non c’è la fame e la violenza quotidiana che molti di loro devono subire; pur coscienti dei pericoli del viaggio, sanno che l’85% di quelli che partono non muoiono prima di arrivare in Europa. C’è quindi un’altissima probabilità che, seppur col cappello in mano davanti a una farmacia, si potrà mangiare tutti i giorni e si avrà soprattutto la speranza di un futuro che sotto il Sahara viene negato.

L’unica soluzione per convincerli a non partire è di invertire quelle percentuali; l’altissima probabilità di andare incontro alla morte li terrà inchiodati alla fame e alla violenza nella loro terra. Ci vorrà qualche mese e parecchie decine di migliaia di morti, ma alla fine i giovani africani torneranno, come si dice, nella mela.

Capita l’antifona, il nuovo padrone dell’Italia tornerà in patria e chiuderà i porti. Quel che succederà a seguire è sicuramente bruttissimo ma molto difficile da immaginare. È comunque un’altra puntata della fiction.

 

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Inserito il:23/07/2017 18:16:21
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:06:46
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