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Aggiornato al 21/06/2018

Abbiamo il piacere di pubblicare alcuni capitoli di una tesina redatta da Valeria Perosillo che riteniamo pregevole per il suo contenuto. Per motivi di impaginazione la successione dei capitoli che di volta in volta verranno presentati non corrisponde esattamente a quella originale, ma riteniamo che la validità del loro contenuto non risulti alterata. Tutte le immagini fanno parte delle scelte dell'autrice.

Redazione di Nel Futuro.

 

Keith Haring (1958 – 1990) – Tuttomondo -1989 - Murale sulla parete della canonica di Sant’Antonio abate a Pisa

 

Il tempo dell’informazione (1)

di Valeria Perosillo

Il tempo fluisce in modo uguale per tutti gli uomini.

     E ogni uomo galleggia nel tempo in maniera diversa.”

Manuel Neila

La società liquida dell'informazione

Non c’è da stupirsi se l’uso/consumo di rapporti si adegua, e rapidamente, al modello dell’uso/consumo di automobili, ripetendo il ciclo che comincia con l’acquisto e termina con lo smaltimento dei rifiuti.”

Zygmunt Bauman, Amore liquido, Roma, Laterza editore, 2006

 

Zygmunt Bauman, sociologo di origine polacca e uno dei più grandi pensatori viventi, si chiede: “ Come può un individuo esortato incessantemente ad accettare le novità infinite del mercato essere disposto a lavorare a lungo su una relazione? “

Nella società che egli definisce liquida per il suo cambiamento continuo che porta il modificarsi del modo in cui l'uomo agisce prima ancora che questo riesca a consolidarsi, “la ‘costituzione’ dei sé o delle personalità è impensabile in qualsiasi altro modo che non sia quello di una riformazione costante e perennemente incompiuta” (Bauman, Vita liquida, Laterza editore 2005).

Il permanente stato di non raggiungimento della completezza del proprio io, dovuta alla rincorsa estenuante all'aggiornarsi per non rimanere tagliati fuori dal mercato del lavoro e dalla società, provoca nell'uomo moderno un perenne sentimento di ansia di essere senza tempo come afferma Diego Fusaro, nell'omonimo libro edito da Bompiani nel 2010.

Ma se l'accelerazione del tempo storico e di quello della vita nel secolo della rivoluzione industriale avevano il chiaro obiettivo della scalata sociale e del perseguimento di ideali quali il marxismo, il nazionalsocialismo o il liberalismo, oggi  la fretta diviene nichilistica, e il motto dell'uomo contemporaneo “-mi affretto, dunque sono- sembra accompagnarsi a una assoluta mancanza di consapevolezza dei fini e delle destinazioni verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente”,  afferma il filosofo. La rincorsa non è più volta verso un fine bensì mossa da una causa: l'uomo, piuttosto che lanciarsi convintamente verso un traguardo che desidera raggiungere, si muove per non rimanere escluso in ambito lavorativo e sociale.

“Incerti, flessibili, ma soprattutto liquidi”, siamo tutti consumatori nella società dei consumi: tutti nel mercato e sul mercato, clienti e merci. Avendo posto il valore della novità al di sopra di quello della durata in una società dove informazioni nuove sono sempre fruibili e disponibili, anche le relazioni diventano “tascabili” come i beni e pronte all'uso, così da richiedere pochissimo investimento di tempo e da essere smaltite facilmente.

La società post-industriale è altrettanto chiaramente definita come società dell'informazione da Daniel Bell, ordinario di sociologia ad Harvard, nel saggio The coming of Post-Industrial society: A Venture in Social Forecasting, (New York: Basic Books, 1973). Secondo Bell, essa è il trionfo della società industriale riconvertita alla vendita di un nuovo tipo di merci che vanno ad imporsi sui beni materiali e di consumo: le informazioni.

Giorgio Sirilli nell' Enciclopedia della scienza e della Tecnica Treccani 2008 conferma infatti che il trattamento dell’informazione e l’elaborazione delle conoscenze sono diventati la principale fonte occupazionale al punto da impiegare più del 60% della forza lavoro della società, della quale esse sono le materie prime e i principali prodotti. “Il progresso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sta cambiando il modo di vivere, di lavorare, di produrre e distribuire beni e servizi, il modo in cui si formano le nuove generazioni, come si studia e si produce ricerca, come ci si diverte. La società dell’informazione non sta soltanto influenzando le modalità di interazione tra persone, ma sta forzando le tradizionali strutture organizzative a diventare più partecipative e più decentralizzate. La disponibilità di informazioni tempestive e affidabili ha determinato la revisione e la semplificazione di molti processi interni alle organizzazioni, e tra le organizzazioni, con un incremento dell’efficienza e della produttività complessiva dei sistemi”, continua lo studioso italiano nel campo della politica scientifica e tecnologica.

Tuttavia Internet, che è sicuramente in grado di catapultarci nel mondo della conoscenza e della partecipazione, ci espone anche al rischio, poiché il trattamento dei dati personali degli utenti rimane nelle mani delle multinazionali informatiche, che vendono i nostri interessi, espressi dai precedenti click, ai negozi online che riempiono di pop up pubblicitari le nostre schermate di navigazione.

Qualunque tipo di regolamentazione effettiva si perde nella liquidità del world wide web: la privacy è illusione, proprio come testimonia il documentario Citizenfour, diretto dalla giornalista Laura Poitras e vincitore dell' Oscar  2015. In base alle rivelazioni fatte da Edward Snowden, un ingegnere per una società che lo ha praticamente ceduto all' NSA (National Security Agency – organo di sicurezza degli USA), ai microfoni del Guardian, l'agenzia spia infatti da tempo tutti i cittadini americani e non solo, senza il permesso né tanto meno il consenso di alcuno, accumulando una mole di dati immane per cui sarebbe in grado di ricostruire spostamenti e abitudini di milioni di persone.

Il documentario, che intercetta un filone che nell'epoca dello streaming live il cinema non può più ignorare, mostra, oltre alle rivelazioni destabilizzanti, la consapevolezza del giovane ingegnere di essere spiato, che lo porta alla paranoia. Nella società dell'informazione, dal criptare tutti i suoi dati egli arriva a lasciare solo per un tempo limitato la scheda SD nel computer portatile, e a percepire una connessione tra l'aver staccato il telefono prima di rivelare le notizie scottanti che possiede al giornalista Glenn Greenwald e il suonare improvviso dell'allarme antincendio, scattato senza preavviso né pericolo reale.

Consapevolezza della realtà o paranoia?

Il film lascia la riflessione aperta, ma chiama in causa ciascuno di noi. Internet ha mutato profondamente le nostre vite e il nostro panorama sociale, culturale ed economico tanto che oggi risulta impossibile distaccarsene. Ma se esso fornisce straordinarie opportunità a oltre un miliardo di persone che ne fanno uso, allo stesso tempo pone in una posizione marginale coloro che non possono usufruirne. Pertanto l'accesso a Internet, che è stato possibile per la prima volta nel 1996, oggi è considerato diritto fondamentale in quanto legato ai diritti di istruzione e di libertà di espressione, come affermato dal dott. Guido d' Ippolito, Responsabile per l'Innovazione digitale di Cultura Democratica.

Se rete significa conoscenza e libertà di esprimersi per partecipare, essa significa integrazione. Il 3 novembre 2015 è stata approvata alla Camera La Carta dei Diritti di Internet, che all'articolo 3 recita: "Ogni persona ha diritto ad essere posta in condizione di acquisire e di aggiornare le capacità necessarie ad utilizzare Internet in modo consapevole per l'esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà fondamentali".

La Carta pone anche l'accento sul tema più scottante e meno controllabile della rete, quello della privacy, e tenta di regolamentarlo sulla carta ribadendo il diritto all'oblio, ossia alla cancellazione di dati e notizie personali non più attuali ai fini dell'informazione e della ricerca storica, la tutela del rapporto coi provider dei servizi Internet rispetto ai quali i netizen, ossia  le persone che partecipano attivamente alla vita sociale del web, sono sempre la controparte più debole, e la sicurezza in rete sia come tutela delle infrastrutture sia come difesa degli individui da fenomeni quali bullismo, stalking, razzismo e xenofobia; ma i risultati saranno difficili da vedere.

 

L' intelligenza digitale

Troppi Input, la confusione astratta manca della visione globale concreta.

 

Jackson Pollock (1912-1956) – Number 34 - 1949

 

Tuttavia la co-evoluzione tra le tecnologie digitali e il loro uso sociale ed individuale sta cambiando il cervello dei “nativi digitali”, ossia dei bimbi e dei pre-adolescenti nati a partire dalla fine degli anni Novanta, molto velocemente; facendoci acquisire un nuovo modo di pensare, di vedere e di costruire il mondo.

Il genere homo si sta trasformando da homo sapiens sapiens in homo sapiens digitalis.

E' stato dimostrato già nel 2012 dagli scienziati della Jao Tong Medical School di Shanghai (Fung et alii), che il cervello dei forti utenti Internet presenta una quantità anomala di materia bianca nelle zone dove hanno sede il controllo neuromotorio, l'attenzione e le funzioni esecutive.

E' stato cioè registrato l'incremento dei fasci di fibra nervosa che controllano i segnali condivisi fra i neuroni e coordinano il lavoro delle diverse regioni cerebrali rispetto alle condizioni normali dell'uomo, che vedono il prevalere netto della materia grigia, costituita dai neuroni che eseguono attività di pensiero e di calcolo. L'interpretazione di questo dato è ancora controversa: più connessioni neurali e quindi più creatività e idee oppure meno attenzione e riflessione?

Come afferma la psicologa statunitense Patricia Greenfiel su Science, attività come i videogiochi migliorano la nostra intelligenza spazio visuale e ci abituano a seguire più segnali contemporaneamente. Inoltre, come sostiene Antonio Bratto, neuroscienziato del MIT e di Harvard che ha il merito di aver sistematizzato per la prima volta il concetto di intelligenza digitale, la navigazione ha sviluppato nei giovani un pragmatismo sconosciuto alle generazioni precedenti, grazie all' enorme disponibilità di informazioni che permette al soggetto la selezione di un’alternativa semplice: sì o no”. L'intelligenza digitale è dunque una facoltà mentale di tipo pratico basata su l'unità fondamentale che Bratto definisce OPZIONE CLICK, che essenzialmente si configura come scelta veloce tra le varie possibilità. Essendo allenato a scegliere quotidianamente tra migliaia di link il cervello, che si comporta come un muscolo, ha assunto l'automatismo della scrematura fatta ad un livello di conoscenza superficiale, e si è convinto di poter emulare il multitasking per guadagnare tempo, proprio come un computer. Un'abilità enorme se si considera il nuovo scenario lavorativo globale nel quale i nativi digitali si troveranno a operare.

“C'è un unico neo” afferma il professor Levitin: “anche se pensiamo di fare diverse cose contemporaneamente, questa è un’illusione” (La mente organizzata: restare lucidi nell'era dell'eccesso di informazione, Button 2014) poiché, come sostiene Earl Miller, neuro-scienziato del MIT, in realtà passiamo solo da un compito all'altro molto rapidamente e, ogni volta che lo facciamo, c'è un costo metabolico e cognitivo. Il continuo direzionare la nostra attenzione altrove “fa sì che il cervello bruci il glucosio così rapidamente che ci sentiamo esausti e disorientati dopo breve tempo”, e questo porta a compromessi in termini di prestazioni cognitive e fisiche. Il multitasking aumenta inoltre la produzione di cortisolo, l'ormone dello stress, e di adrenalina, l'ormone del “lotta o scappa”, che possono portare ad un comportamento aggressivo e impulsivo. Inoltre, esso crea un circolo vizioso di dopamina, il neurotrasmettitore che controlla le funzioni dell'apprendimento, dell'attenzione, della memoria, dell'umore, del piacere, del sonno e del movimento, premiando il cervello a perdere la concentrazione e a cercare stimoli esterni. Ogni volta che apriamo un sms o una mail riceviamo infatti un “Proiettile” di dopamina che può pregiudicare la capacità di problem solving, di memoria di lavoro, di compiere gesti coordinati alla giusta velocità, e che può provocare sindrome da deficit d'attenzione o iperattività. Le notifiche che illuminano i nostri dispositivi generano in noi ansia di dover rispondere, tanto da ridurre il nostro QI effettivo (Quoziente Intellettivo) di 10 punti sul compito che stiamo svolgendo.

Esse provocano stress perché richiedono una risposta immediata, al dare la quale il nostro cervello prova piacere come rilasciamento della tensione. L'interconnessione provoca dipendenza, potremmo dire, come le relazioni umane delle quali essa è diventata estensione.

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Inserito il:03/09/2016 12:32:37
Ultimo aggiornamento:03/09/2016 15:39:42
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