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Aggiornato al 27/05/2018

Keith Haring (1958 – 1990) – Tuttomondo -1989 - Murale sulla parete della canonica di Sant’Antonio abate a Pisa

 

Il tempo dell’informazione (3)

di Valeria Perosillo

Il tempo fluisce in modo uguale per tutti gli uomini.

     E ogni uomo galleggia nel tempo in maniera diversa.”

Manuel Neila

Esistenza autentica o esistenza inautentica?

La solitudine di fondo dell’esistenza inautentica.

 

Marcella 1910, E. L. Kirchner, Berlino, Bruke Museum

 

Martin Heidegger, la cornice contestualizzante dell' essere-nel-mondo che caratterizza l'uomo, è l'atteggiamento intenzionale della coscienza che costituisce il mondo come un  insieme di cose utilizzabili. L'uomo ha cura di esse nella misura in cui le conosce per comprendere come avvalersene in modo pratico nell'esistenza. Il filosofo stravolge la concezione di Aristotele per cui alla base della natura umana c'è l'attività conoscitiva di tipo teoretico, per fare di essa uno dei tanti modi in cui è possibile utilizzare le cose per scopi pratici. Heidegger ci riporterebbe dunque al punto nella società dell'eccesso di informazione e del multitasking, scremando in funzione dell'utilità in relazione al contesto, e riducendo il rapporto della coscienza con il mondo alla classificazione tramite la sola categoria dell' utilizzabilità. L'uomo infatti “ex-siste” in quanto progetto, poiché è naturalmente proiettato nel futuro oltre di sé.

Egli inoltre, in Essere e tempo, dopo aver chiarito che a interrogarsi sul senso dell'essere è l' Esser-ci, ovvero l' “esistente che noi stessi sempre siamo” che “ha quella possibilità d'essere che consiste nel porre il problema” che è l'uomo, individuando il suo modo d'essere nell'esistenza, comprende che l'unico modo per giungere alla determinazione del senso dell'essere è l'analitica esistenziale. Il filosofo, che prende in considerazione quello che accade innanzitutto e per lo più, ossia nella quotidianità, arriva alla determinazione dell'esser-ci come essere-nel-tempo che significa essere presenti: tra la non vita prima della vita e la non vita dopo la vita ed essere-tra-gli-altri. Quest'ultimo, che si basa sempre sulla categoria dell'aver cura, si configura autentico se aiuta gli altri ad essere liberi di assumersi le proprie cure, oppure inautentico se vuole sottrargliele. Infatti, mentre nel primo caso la vita con gli altri si presenta nella forma autentica del “coesistere” (Essere e tempo, par.26), nel secondo essa si struttura unicamente per concause come un “essere insieme” inautentico.

A rendere l'esistenza anonima è soprattutto il vivere in terza persona, seguendo un “si dice”, che oggi potrebbe essere assimilato ai social media che ”“cambiano le nostre relazioni e la nostra vita, rendendoci più fragili” come afferma Bauman (Conferenza stampa alla Camera di Commercio di Milano, intervento a Meet the Media Guru – ciclo di incontri sulla cultura digitale realizzato dalla Camera di Commercio di Milano in collaborazione con Regione Lombardia, Fondazione Fiera Milano e Provincia di Milano), per il quale il linguaggio diventa chiacchiera e cede all'equivoco fino a portare l'uomo a sentirsi senza progetto fino alla sua deiezione, ossia la riduzione al livello delle cose del mondo.

L'esistenza autentica è invece caratterizzata dalla consapevolezza generante angoscia che “La morte sovrasta l'esserci”, che ci permette di prendere coscienza della nostra finitudine e di rendere così autentiche le nostre scelte, che non sarebbero tali in una vita eterna. L' "essere-per-la-morte", ossia il vivere per essa, ha dunque una valenza altamente positiva in quanto “decisione anticipatrice della morte” che “svela all'Esserci la dispersione nel Si-stesso e, sottraendolo fino in fondo al prendente cura aver cura, lo pone innanzi alla possibilità di essere se stessi, in una libertà appassionata, affrancata dalle illusioni del Si, effettiva, certa di se stessa e piena d'angoscia: la libertà per la morte”. (Essere e tempo, par.53)

Il rapporto con gli altri Esser-ci, caratterizzato da un essere come presenza che nella società liquida perde sempre più fisicità per divenire evanescente in un collegamento nei collegamenti digitali che comunque possono far sentire la distanza effettiva , è alla base dell'autenticità o dell'inautenticità dell'esistenza; così come l'assumersi dell'uomo come punto di partenza nella prospettiva da cui vedere il mondo, e la sua scelta di vivere in coesistenza la consapevolezza della morte oppure in isolamento la fuga da essa.

 

Tecnologia senza informazione

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Decalcomania. René Magritte 1966, olio su tela 81x100 cm

La società dell'informazione, pur aprendo l’uomo al mondo dell’interconnessione conoscitiva, lo ha diretto alla focalizzazione breve su contesti e circostanze limitati, che lo distraggono dal senso della vita nel continuo processo di trascendimento del presente per rimanere al passo con tempi non più umani, poiché non è stata in grado di provvedergli al contempo una cornice contestualizzante adeguata. Questa vita è ben distante dall'esistenza autentica heideggeriana, tuttavia è pullulante delle possibilità dello scibile umano offerte a tutti coloro che hanno accesso alla rete. Ma cosa succederebbe se la tecnologia che conosciamo venisse svuotata dell'informazione?

Se di colpo non ci fosse più la possibilità di pubblicare liberamente sul web questo, al pari degli altri media, diverrebbe mezzo di diffusione di una conoscenza unicamente selezionata e direzionata per fini propagandistici. Tutte le informazioni accumulate negli anni su ognuno di noi, diverrebbero uno strumento di ricatto e di controllo mille volte più efficace e potente dei metodi di spionaggio utilizzati dal KGB in Russia durante La Guerra Fredda, e tutti gli oppositori verrebbero eliminati ancor prima dell'insediamento ufficiale del regime.

Se la tecnologia rimanesse in fondo vuota, l’annullamento dell’informazione si verificherebbe secondo il metodo predetto da Ray Bradbury in Fahrenheit 451, che sentenziava: “Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell'Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l'anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”.

Lo scrittore statunitense analizza il caso di Montag, un “pompiere” che inizia a farsi domande in una società distopica dove lui e i suoi colleghi hanno il compito non di spegnere le fiamme, ma di incendiare tutti i libri rimasti negli Stati Uniti perché sono stati dichiarati illegali, cosa che nella nostra società potrebbe equivalere a una polizia informatica che anziché controllare gli abusi sulla privacy, sia la prima a compierli e sia stata creata per distruggere la rete. Così si potrebbe venire a creare una società molto vicina a quella di Fahrenheit 451, nella quale i computer e gli smartphone, se non la televisione, verrebbero dichiarati l’unico mezzo di comunicazione attraverso il quale è possibile ricevere notizie e ogni casa è tappezzata da schermi grandi quanto le pareti che mandano in onda lo show privi di eventi e personaggi che possano essere riconosciuti come tali. Privati di qualunque ruolo in una comunità che non è più tale, e che si affida per ogni compito alle macchine che meramente eseguono, gli uomini sono diventati pigri e apatici verso la loro stessa esistenza, e parlano unicamente del nulla. Il libro è illegale perché le idee che veicola procurano i danni irreparabili di una lettura solitaria che lascia il tempo di riflettere, mentre la televisione ipnotizza in un’abiezione di massa che esclude la possibilità di ogni senso critico, essendo addirittura partecipata dallo spettatore che viene chiamato a recitare nelle trasmissioni e nelle stesse fiction con battute prestabilite dal salotto di casa.

Quello che emerge dal libro è una verità fondamentale per ogni epoca, in particolare per la nostra società dell'informazione che procede accelerando in modo esponenziale. Gli uomini hanno bisogno di tre elementi fondamentali per poter pensare: la qualità dell’informazione e dei libri che hanno la capacità di mostrare il vero volto delle cose e della la vita stessa; avere del tempo libero, non solo per impiegarlo distraendosi, ma soprattutto per concentrarsi e assimilare le informazioni ricevute; e avere la libertà di poter compiere le azioni che derivano dall’interazione tra la qualità dell’informazione e il piacere dell’assimilazione della stessa.

“Only if the third necessary thing could be given us. Number one, as I said: quality of information. Number two: leisure to digest it. And number three: the right to carry out actions based on what we learn from the interaction of the first two.” 


 Fahrenheit 451Ray Bradbury,  Chicago,Playboy, 1953

 

Consapevolezza ed “Empowerment”

"La società dei consumi è forse l'unica società nella storia dell'umanità che promette la felicità nella vita terrena”, eppure "il sentimento dell'essere felici aumenta al crescere del reddito (e quindi anche all'intensificarsi della foga consumistica) solo fino ad una certa soglia."

Z. Bauman, “Vite di corsa – Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero", Bologna, Il Mulino editore, 2009

 

Nella società liquida il motto dell'uomo contemporaneo -mi affretto, dunque sono- definito da Fusaro in Essere senza tempo, mette in crisi anche la dimensione più costitutiva della nostra personalità e del nostro comportamento: quella di costruirci come persone capaci di pensare, di aderire a principi e obiettivi di autoregolazione e soddisfazione, e di instaurare relazioni interpersonali gratificanti e portatrici di un equilibrio emotivo non effimero. Il senso di insoddisfazione e di incertezza, delineato dal filosofo e sociologo polacco in Società dell’incertezza e voglia di comunità, che consegue ad un ritmo/scenario di vita consumistico e competitivo dove per occupare la scena bisogna cacciare via gli altri, lo ha indotto a concludere che “siamo condannati a vivere in un’incertezza permanente”, che è causa ed effetto di precarietà emozionale e instabilità relazionale e valoriale. Siamo “travolti dalla fiumana del progresso” (I Malavoglia -Il Ciclo dei Vinti-), direbbe Verga, e completamente avviluppati dalla realtà consumistica legata al potere che ci circonda, caratterizzata dalla volontà arrivistica dell'avere sempre di più, se pur con il tramite dell'informazione. Per questo è importante acquisirne consapevolezza, tentando di comprendere le enormi possibilità che ci si aprono davanti con un click, ma soprattutto le conseguenze che derivano da esse e si ripercuotono sulle nostre vite, dal punto di vista tecnico, biologico, sociale e politico, tenendo anche conto dei baratri che tale “fiumana” può prospettare. Lo slegamento dalle dimensioni del passato e del futuro è uno di questi, poiché il gettare il passato nella discarica dell'oblio perché è risultato complesso ci impedisce l'arricchimento fondamentale del dialogo con esso, e“la mancanza di obiettivi verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente” (Fusaro, Essere senza tempo) ci porta a vivere a livello delle cose, privi di progetto e incapaci di progredire uniformemente in tutti gli ambiti grazie a una visione globale. Per questo dobbiamo gettare l'asse fra passato, presente e futuro che Bauman definisce “Empowerment” per legare le scelte in una sequenza temporale che non è una trama "puntillistica" di attimi, ma una curva evolutiva che la nostra volontà può inclinare verso l'alto. Concepire il tempo come una sequenza di attimi potenzialmente rivoluzionari è seducente ma innaturale, poiché la perdita delle radici e dei progetti che costituiscono la nostra identità conduce al godimento dell'effimero, ma soprattutto genera incapacità di costruire.

Dobbiamo trovare la libertà che è partecipazione, come cantava Gaber, per contribuire, con tutti gli strumenti che abbiamo, a prendere le decisioni che ci riguardano, rifiutando il qualunquismo incapace della discussione, poiché la partecipazione è libertà dall' impotenza frustrante che non ci fa credere in noi, grazie a un maggiore impegno civile. Noi, individui e animali sociali, oggi che abbiamo più possibilità di meditare per la condizione sociale media che in gran parte abbiamo raggiunto, dobbiamo inderogabilmente trovare tempo per guardarci dentro ed acquisire la consapevolezza di ciò che siamo e la conoscenza di come potremmo essere, per cimentarlo attraverso una discussione che costruisca. Tempo per noi e per chi fa parte della nostra vita che così diventerà autentica, per aiutare chi amiamo, per darci la misura della nostra importanza. Dobbiamo trovare tempo per riempire gli occhi della bellezza delle cose piuttosto che esautorarle nello spazio di un flash pronto ad ostentare, tempo per vivere l'unica mortalità che ci è concessa e per elaborare quello che ci scuote l' anima. Dobbiamo trovare il tempo della criticità di pensiero come riflessione profonda; e concederci  quello delle nostre passioni e bizzarrie. Facciamo, corriamo, accumuliamo, ma alla fine niente verrà con noi e niente rimarrà di noi. Niente, se non il tempo che abbiamo trascorso con coloro che amiamo e quello che abbiamo donato alla ricerca, di qualunque tipo.

Dunque, come lo stiamo trascorrendo?  Stiamo seguendo davvero “la nostra leggenda personale”, come la chiama Coelho, il nostro sogno?

E in caso contrario, cosa aspettiamo a farlo?

 

Bibliografia

Zygmunt Bauman, Amore liquido, Roma, Laterza editore, 2006

Zygmunt Bauman,Vita liquida, Roma-Bari, Laterza editore, 2005

Diego Fusaro, Essere senza tempo, Milano, Bompiani editore, 2010

Daniel Bell, The Coming of Post-Industrial Society: A Venture in Social Forecasting, New York, Basic Books, 1973

Camera dei deputati, Carta dei diritti di Internet, 3 novembre 2015

Antonio Caforio e Aldo Ferilli, FISICA! Le regole del gioco, Milano, Mondadori education editore, 2012

Daniel Levitin, The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload, Londra, Penguin editore, 2014

Giorgio Cricco e Francesco P. di Teodoro, Il cricco di Teodoro – dall'età dei Lumi ai nostri giorni, Bologna, Zanichelli editore, 2010

Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale, Milano, Feltrinelli editore, 2000

Seneca, Epistolae ad Lucilium

Giuseppe Ungaretti, Allegria, Milano, Mondadori editore, 1919

Martin Heidegger, Essere e tempo, Halle, Niemeyer editore, 1927

Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero, La ricerca del pensiero- dalla fenomenologia a Gadamer, Milano, Paravia editore, 2012

Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Chicago, rivista Playboy, 1953

 Zygmunt Bauman, Vite di corsa - come salvarsi dalla tirannia dell'effimero, Bologna, Il Mulino editore, 2009

 

Sitografia

http://www.lacomunicazione.it/voce/onde-elettromagnetiche/

http://www.progettouomo.net/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=187&Itemid=220

https://illettorecomune.wordpress.com/2013/05/04/fahrenheit-451-e-la-societa-distopica/

http://www.edscuola.it/archivio/didattica/bauman.html

http://freemaninrealworld.altervista.org/category/arti-visive/pittura/

https://geograficamente.wordpress.com/2011/11/10/elettrosmog-da-antenne-per-cellulari-%E2%80%93-l%E2%80%99inquinamento-diffuso-invisibile-di-cui-non-si-parla-perche-tutti-ci-sentiamo-colpevoli-e-la-necessita-di-porre-dei-limiti-%E2%80%93-la-deregu/

http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/15_gennaio_20/multitasking-rovina-cervello-intelligenza-8aa73808-a0c5-11e4-b571-55218c79aee3.shtml

http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/commissione_internet/dichiarazione_dei_diritti_internet_pubblicata.pdf

http://www.art34bis.it/la-nostra-proposta/

 

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Inserito il:16/09/2016 08:54:21
Ultimo aggiornamento:16/09/2016 09:21:50
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