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Aggiornato al 26/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Le singolari analogie tra il caso Google e il caso Mediaset.

11/05/2014

Provate a sostituire la locuzione “Over the top” con tv libere”, il nome Google con Canale 5, il Mondo degli anni Dieci, con l’Italia degli anni Ottanta del secolo scorso.

Le parti nel conflitto e gli argomenti del dibattito sono quasi del tutto sovrapponibili.
Una innovazione di business mette a repentaglio i ricavi della stampa e alcune decisive prerogative statali (la proposizione del modello culturale, il ritorno fiscale).
Nonostante gli allarmi e le improvvisate barricate dei conservatori, gli innovatori sostenuti dalla pubblica opinione sono inarrestabili, il libero mercato vince.
Poi ci si accorge che winner takes all.
Mediaset assorbe tutte le TV libere, quindi chiede e ottiene il Governo dell’Italia.
Google speriamo si fermi prima.
Venti anni fa, visto come stava andando a parare l’esperimento liberista italiano, gli altri paesi europei arretrarono saggiamente la barricata su una trincea invalicabile: nel broadcasting dovevano esserci al minimo due privati di taglia analoga in concorrenza, accanto a una azienda pubblica forte e indipendente. Con questa linea evitarono il peggio, che all’Italia toccò invece fino all’ultima goccia.
Analoga cautela sta spingendo alcuni paesi europei a dotarsi di almeno una rete di distribuzione streaming non proprietaria, per non affidare domani tutti i prodotti audiovisivi ai protocolli, ai terms of trade e ai data retention di un solo privato.
Ironia della storia, Fedele Confalonieri (in sintonia con Carlo De Benedetti) è apparso come la voce più consapevole in Italia del rischio OTT e della necessità di iniziative industriali e di regole che ribilancino un libero mercato il cui vincitore è già scritto.
Noi progettatori buonisti saremmo tentati di accogliere con favore l’impegno patriottico di Mediaset e auspicare tavoli di discussione con il Governo, con la Rai, Sky, le telecom, gli editori. Ci piacerebbe parlare di posti di lavoro, finanziamento delle produzioni indipendenti, piattaforme e apparati di utenti aperti, innovazione tecnologica, investimento in infrastrutture e via progettando.
Poi ci viene bruscamente ricordato che Mediaset non è ancora una azienda normale; né vuole esserlo a giudicare dal fatto che si appresta a candidare al Governo dell’Italia la figlia del suo proprietario, come se non bastasse l’ esperimento grottesco che ci ha inflitto negli ultimi venti anni. Un incubo.

 

Inserito il:01/12/2014 10:14:31
Ultimo aggiornamento:04/12/2014 09:50:38
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