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Aggiornato al 15/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Rewind.

25/09/2013

 

Viviamo un momento di grande fermento dei sistemi di pagamento.
Sul fronte normativo vi è una marcata azione domestica e comunitaria per ampliare il mercato di riferimento, ne sono testimonianze l’emissione sul fronte italiano dei recenti decreti a contrastare l’evasione ed a perseguire una maggiore tracciabilità con una generale lotta all’uso del contante e lato europeo di norme per l’apertura dei sistemi di pagamento a nuovi soggetti, anche non di settore, nonché per la riduzione delle relative commissioni.
Ma se l’aspetto normativo è di diffusione specialistica ed enfatizzata principalmente sulla stampa di settore, quello che noi vediamo tutti i giorni sono le ripetute testimonianze sull’innovazione in tali ambiti ed in particolare sulle iniziative che coinvolgono il telefonino e la sua pervasività, a conquista anche di uno dei servizi più radicati storicamente nella gestione del cosiddetto ultimo miglio.
Si susseguono le descrizioni di vantaggi prospettici che l’attuazione di ciò porterà all’intera filiera e si susseguono annunci di nuovi servizi che sfruttano l’inesorabile miglioramento della tecnologia, fattore questo che rende tra l’altro industrializzabile e sostenibile “cose” che abbiamo magari sperimentato con poco successo nel passato.
Si sta assistendo ad un susseguirsi di iniziative di m-payments che integrano diverse tecnologie nel telefonino, per velocizzare la fruizione dei servizi tramite approcci contactless, bluethoot e NFC, ovvero rendendolo assimilabile ad un PointofSale, con appendici che sfruttano la sua similitudine ad un personal computer, fino alla possibilità di accessi biometrici per una maggiore sicurezza nell’identificazione della propria identità.
Anche nei pagamenti si sta quindi accelerando sulla convergenza e la loro integrazione negli smartphone, nell’obiettivo ultimo che diventi il device per eccellenza, l’unico, in cui accentrare la fruizione di tutto quanto possa occorrere nella nostra vita quotidiana, cambiando rapidamente i paradigmi del nostro modo di vivere e di fare le cose.
Sta avvenendo a carico dei sistemi di pagamento comunque quello che è già in corso da tempo negli altri ambiti consumer.
Così, a breve, dopo aver rimpiazzato macchine fotografiche, videocamere e lettori mp3 … si assisterà alla sostituzione delle carte di pagamento; tutto sarà fatto col telefonino. Non ci sarà più nemmeno il passaparola, sostituito dall’icona di un pollice del social (non importa in quale verso). Tutto ciò che ci serve è uno smartphone ed una connessione.
Si minimizzano però due pericoli in tale percorso.
Il primo è relativo alla attuale evidente penalizzazione della componente smart a vantaggio di quella phone.
Fino ad ora infatti il processo si espletava totalmente nel luogo di fruizione del servizio mentre le nuove modalità richiedono di essere connessi … occorre avere l’accesso alla “nuvola” (il cloud). Questo pone una dipendenza appunto nella necessità della connessione e nella conseguente limitazione a fruire di servizi anche per loro natura locali con possibili problemi di efficacia (non fruizione in assenza di collegamento) e di efficienza (perché pagare una connessione per aprire la porta di casa) che evidenziano una ingerenza della natura trasmissiva del mezzo rispetto quella computazionale.
Il secondo pericolo riguarda invece lo scenario che si sta delineando nelle modalità di effettuazione dei pagamenti con il telefonino, per la diminuita attenzione all’interoperabilità a vantaggio di soluzioni privative.
Infatti, mentre il mondo tradizionale dei circuiti di pagamento ed i loro membri principali, le banche, stanno cercando soluzioni su smartphone convergenti ed interoperabili, percepisco una minore motivazione a fare altrettanto da parte degli over the top (ott), che stanno privilegiando soluzioni proprie, non interoperabili e basate su giacenze di fondi specifiche dei loro servizi (wallet). E’ come se anziché avere un unico conto corrente con cui pagare tutti gli acquisti, cui siamo abituati da sempre in una replica naturale della fungibilità della moneta, fossimo obbligati ad aprire una sorta di linea di credito con ogni negoziante da cui si voglia effettuare un acquisto.
Sebbene tale approccio sia storicamente insito nell’offerta dei servizi squisitamente commerciali, necessariamente disegnati in concorrenza, se ci si sposta nel mondo dei pagamenti essa disegna percorsi di dubbia efficacia futura.
Dopo tanto tempo passato a costruire servizi di pagamento improntati all’interoperabilità, caratteristica che ha permesso la loro diffusione e la crescita del commercio, prima nei negozi fisici e poi in internet, un approccio privativo, che non traguardi l’efficacia del “sistema”, equivale a mio modo di vedere ad una sigillatura del citato ultimo miglio, che sminuisce la componente funzionale e sociale connessa e rischia di vincolare gli sviluppi futuri.
Vedo prospetticamente anche un pericolo di riemersione dei problemi di digital divide, un problema su cui vi era molta attenzione pochi anni orsono e che sembrava risolto.
D’altra parte ed in generale, a volte è difficile accettare il risultato ultimo di questo processo d’integrazione funzionale del telefonino, così pervasivo. Si pensi alla qualità delle foto che ci si scambia col cellulare o alla esasperata compressione dei suoi file musicali; non è che anche il mondo dei pagamenti stia correndo un pericolo analogo di troppa semplificazione (o banalizzazione)? E sarà la soluzione a cui tutti dovremo adattarci o potremo scegliere?
Vorrà dire che se chi apprezza la qualità del dettaglio … invece del telefonino potrà usare una macchina fotografica, una videocamera o un lp/cd. E nei pagamenti si ricorrerà quindi ancora alle nostre carte ed alla loro completezza funzionale!
La loro user-experience, la loro comodità e fruibilità è e sarà ancora la preferita per lunga pezza e chissà che non si prendano delle rivincite.
Non siamo ancora all’ultimo atto e potremmo riavvolgere il nastro a favore di passate “audizioni”. Non sarebbe la prima volta che sentiamo di cose nuove che proprio nuove non sono.
A tal proposito, mi è recentemente capitato sotto gli occhi questo articolo del 1986 (!):
“ … il ministro delle Poste e Telecomunicazioni giapponese ha presentato il prototipo di una macchina che potrebbe diventare molto diffusa. Si tratta di un ibrido tra un personal computer ed un apparecchio telefonico e può essere utilizzato per tutta una serie di diverse operazioni. Si presenta all’incirca come un televisore portatile e non è munito di tastiera. I comandi vengono impartiti toccando con il dito il teleschermo dove si trovano immagine o cifre. La tastiera è stata eliminata perché risulta essere di difficile impiego per la gente comune. L’utilizzo di questo terminale dovrebbe invece essere molto facile ed istintivo. …”

Inserito il:26/11/2014 11:18:35
Ultimo aggiornamento:04/12/2014 09:19:12
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