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Aggiornato al 24/01/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

E’ ricominciato il valzer delle Telco.

05/09/2013

 

Vodafone cede il 45% di Verizon Wireless all’americana Verizon creandosi la disponibilità di 59 miliardi di dollari in contanti (gli altri 40 Verizon li pagherà in azioni) Con gli ultimi rialzi in Borsa TelecomItalia e’ tornata ad una capitalizzazione di 10 miliardi di €. Sicuramente Colao ricorderà la pioneristica crescita della sua Omnitel proprio contro il gigante TIM e magari qualche represso appetito rinascerà; ma comunque Swisscom con FastWeb sembrano essere altre prede sotto il mirino di Londra.

Intanto Carlos Slim, il patron di América Móviles detiene il 30% circa della società olandese KPN e – a giorni alterni – manifesta l’intenzione di lanciare un’Opa. Telefonica continua a ‘giocare’ da socio di TelecomItalia e da grande concorrente di TIM in Brasile dove ,per altro, Slim e’ tutt’altro che assente. TelcomItalia deve, al di la’ del rally borsistico di questi giorni (con un 14,5% di crescita in due sedute) assolutamente evitare un ulteriore declassamento da parte di Moody’s che guarda ai fondamentali e quindi al non risolto problema del forte indebitamento societario e alla diminuzione dell’EBITDA.

Un quadro sufficientemente intricato che dà lo spunto ad almeno un paio di riflessioni.

La prima , la più ovvia, e’ che sembra che le Telco europee e sudamericane si stiano disinteressando del mercato statunitense, concentrando la loro attenzione sul sud america e sull’europa ( sul far east bisognerebbe fare un discorso a parte). Forse la causa principale e’ che avendo comunque partecipazioni di minoranza, seppur significative come nel caso di Vodafone, non potevano incidere più di tanto nella conduzione di quelle realtà e dovevano solo agire da azionisti su di un mercato in cui i margini non sono più quelli di qualche anno fa e di consequenza i dividendi.

La seconda , in parte figlia della prima, e’ che appunto la ridotta marginalità porta necessariamente alla ricerca , specialmente nei mercati in questione, del superaramento della frammentazione non più sostenibie su base gobale.
Provo a spiegarmi meglio : la politica di essere presenti su più mercati continentali senza però avere una posizione se non dominante almeno di leader non e’ più sufficiente, occorre avere grandi numeri aggregati su singoli mercati per poter reggere il mutato scenario di business.

Perche’, a mio modesto parere, il nocciolo della questione e’ proprio questo : le grandi Telco si vedono relegate a svolgere un ruolo sempre più ristretto a livello infrastrutturale avendo lasciato per strada quello che avevano cercato di svolgere come fornitori di servizi a valore aggiunto.

Per lo meno sul fronte del mercato consumer , resta loro ancora in mano la possibilità di giocare le proprie carte sui servizi a valore aggiunto per le imprese ma si devono senz’altro dare una mossa. E’ una situazione particolarmente difficile perche’ il livello infrastruturale di connettivita’ (voce, dati, multi media sia sul fisso che sul mobile) e’ quello che richiede i maggiori investimenti ma che al momento offre i minori margini, proprio a causa della politica commerciale concorrenziale dettata dalla frammentarietà di attori che ora sembra si voglia superare.

Solo i grandi numeri in termini di clienti e abbonamenti conciliano aspettative ottimistiche di guadagni su questo nuovo scenario. I veri vincitori nel nuovo scenario sono i nuovi fornitori di VAS i cui nomi sono noti a tutti, ma anche fra questi la lotta e’ aperta e già si delineano ‘stelle cadenti’. 

Credo che la sintesi sia :
la frammentazione delle Telco sui mercati continentali va superata per permettere di conciliare tariffe flat a margini in calo per colpa dei continui forti investimenti infrastrutturali ( fissi e mobili) e per il cambiamento del modello di business a favore dei fornitori di servizi a valore aggiunto che traggono ricavi o dalla vendita diretta di tali servizi o dall’ADV veicolata sotto forme sempre più svariate. Il futuro a medio termine, secondo me, si apre con la domanda : quanto potrà durare questo scenario ? ma allora si cade inevitabilmente nel campo della cosiddetta ‘net neutrality’ di cui varrà la pena parlare.

 

Inserito il:25/11/2014 10:57:31
Ultimo aggiornamento:17/01/2019 18:26:02
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