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Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ripartiamo dalle città.

02/10/2013

 

Sono andato a riguardarmi le agende degli anni appena trascorsi, in cerca della prima ricorrenza della locuzione “Smart City”. Era il novembre 2008, a Segrate. IBM Italia invitava un circolo più o meno ristretto di analisti e stakeholder per parlare della appena lanciata “Smarter Planet Initiative”.

Da allora, si scatenò il diluvio delle aziende IT (e non solo) pronte a inserire l’aggettivo “smart” in qualsiasi offerta rivolta alla pubblica amministrazione e/o al mondo delle utilities.
Tutto era diventato “smart”, e tutti gli uffici marketing lavoravano alla costruzione delle “smart cities”.
Poi venne la stagione dei finanziamenti per le smart cities: i “mitici” bandi del MIUR (retto ai tempi da Francesco Profumo) destinati a promuovere la ricerca industriale applicata a questo nuovo affascinante paradigma.

Decine di progetti presentati, con un buon 80% di “reinvenzioni dell’acqua calda”: mirabolanti progetti di infomobilità, di ICT applicata all’efficientamento energetico e alle smart grids, soluzioni per la logistica urbana “di ultimo miglio”, eccetera. Pochissime vere novità, tanto riciclaggio di progetti rimasti nel cassetto in attesa del primo bando utile e del primo ministero che ci fosse cascato.

Come sempre, vennero premiati i progetti formalmente ineccepibili, le aziende e i consorzi capaci di scrivere in burocratese comunitario (linguaggio esoterico insegnato in oscure cantine di Bruxelles).
Come ebbi modo di dire in uno dei miei soliti post irriverenti su Facebook: “fate scrivere a Steve Jobs un progetto per un bando ministeriale italiano e riuscirete a leggere una sequela di insulti” (il povero SJ era ancora vivo, quando scrissi queste parole).

Innovazione e carta bollata non vanno d’accordo, non possono andare d’accordo.
Le startup (specie quelle “vere”, non quelle costruite a tavolino per drenare fondi pubblici e poi scomparire nel nulla a bordo di fiammanti SUV acquistate coi nostri denari) sono per loro stessa natura incompatibili coi formalismi perversi dell’euroburocrazia e coi tempi biblici di istruttoria.
Com’è noto, in Campania devono ancora essere assegnati fondi strutturali destinati a progetti presentati nel 2009. Anche ammesso che qualcuno di questi progetti fosse validissimo, immaginiamoci il livello di obsolescenza nel frattempo maturato.

Nel frattempo, il mercato italiano delle Smart Cities continua a non decollare. Con un paio di eccezioni relative ai segmenti della “Smart Illumination” (i “lampioni intelligenti”) e della Sicurezza Urbana.
E tutto questo non è un caso: “funzionano” (e “vendono”) i componenti di Smart City che vengono capiti fino in fondo dal Sindaco e/o dall’Assessore di turno, non necessariamente affascinabile da proposition sofisticate e altisonanti.

“Vende” tutto ciò che viene percepito come valore “reale”, immediato. Tutto ciò che ha un ritorno in termini economici (il lampione intelligente che fa risparmiare quattrini) e/o di innalzamento della qualità della vita dei cittadini (la videosorveglianza, i servizi di alert, eccetera).

Quindi: ripartiamo dalle città. Ripartiamo dai sindaci, dagli amministratori capaci e attenti.
Ripartiamo dai piccoli e medi Comuni, dove realizzare una “Smart City” è relativamente più facile e decisamente meno impegnativo sotto il profilo economico-finanziario.

Ripartiamo da progetti capaci di autofinanziarsi grazie al saving sui costi, magari ricorrendo allo strumento normativo dell’affidamento in concessione di pubblici servizi.

I Comuni non sono più in grado di affrontare investimenti relativamente significativi: diamo loro la possibilità di “tirar su” le Smart Cities adottando modelli di remunerazione basati sulle performances.
Tutto questo fa bene anche al mercato, in quanto emerge la “buona” offerta e si penalizza il “fuffaware”.

Ripartiamo dalle città.

In fiduciosa attesa di tempi migliori per la politica nazionale, sempre che i “manovratori” non abbiano definitivamente smarrito la rotta.

 

Inserito il:25/11/2014 11:44:15
Ultimo aggiornamento:04/12/2014 09:21:32
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